Evelyn
All'improvviso il terreno sotto ai tuoi piedi diventa una voragine e tu precipiti, senza avere la possibilità di aggrapparti a qualcuno.
Quella era la sensazione che stavo provando da quando avevo scoperto dell'arresto di mio padre. Una sensazione leggermente anestetizzata dagli antidepressivi, ma che era riuscita comunque a scalfire il muro creato dalla paroxetina e arrivare dritta al mio cuore, frantumandolo in mille pezzi.
Non può essere vero.
Continuai a ripetere quelle quattro parole, sperando di sentir dire dall'uomo seduto di fronte a me, che si trattava solo di un brutto scherzo, che in realtà mio padre si trovava ancora nel suo appartamento a Londra, in attesa di potermi vedere di nuovo.
Harris aveva utilizzato il suo solito tono caldo per informarmi della notizia, ma ogni parola, ogni sguardo bruciava come sale su una ferita aperta. Non riuscivo a parlare, a piangere, a respirare. Mi sentivo incastrata in un mondo parallelo e così lontana dalla realtà, che riuscii ad accettare il fatto solo quando mi mostrò una pagina di giornale con una sua foto sopra.
Terrorismo e violenza sessuale.
Il tentativo di stupro raccontato dalla donna che lo aveva accusato risaliva a cinque anni prima, a quando mia madre era ancora viva.
«Evelyn, sono solo sospetti. Sono sicuro che Aroon sia innocente.»
Volevo credere in quelle parole, in quella bambina che ogni sera aspettava il suo papà per aggrapparsi alle sue gambe come un piccolo koala; eppure, una parte di me, non poteva smettere di pensare all'ipotesi che fosse colpevole e che avrebbe passato il resto della sua vita chiuso in un carcere di massima sicurezza.
Mi rigirai nel letto e osservai il materasso sulla mia sinistra. Le coperte sistemate alla perfezione e il comodino spoglio, mi ricordarono della decisione di Grace di cambiare stanza.
Aveva fatto richiesta subito dopo il nostro litigio. Diceva di non sentirsi a suo agio, che era delusa, arrabbiata e spaventata all'idea di rivivere quanto successo a Sophie.
Il mio corpo sembrò reagire in maniera opposta alle temperature estive. Afferrai il lenzuolo, portandolo fin sopra le spalle e volsi lo sguardo al di fuori della finestra. Mi imbattei in una realtà troppo diversa da quella che stavo vivendo dentro. Se fuori, il sole spiccava indisturbato nel cielo, dentro mi sentivo nel bel mezzo di una tempesta di neve.
«Evelyn, buongiorno» rimasi con lo sguardo fisso alle vetrate. «Ti va di scendere un po'?» Continuò Oliver, sedendosi sul letto di Grace.
Non risposi. Non avevo voglia di scendere e di incontrare nessuno dei dipendenti della Bucolic Clinic. Lo staff aveva scoperto dell'arresto di mio padre e in un attimo la voce si era diffusa anche tra i pazienti.
Non potevo passarci di nuovo, non potevo stare in mezzo alle persone sapendo che mi avrebbero guardata con pietà. La stessa compassione che avevo intravisto negli occhi dei miei parenti il giorno del funerale di mia madre.
Erano passate le tre del pomeriggio e tutti erano tornati alle loro attività ricreative. Rose aveva insistito per restare insieme a me, ma la seduta con Harris l'aveva obbligata a lasciarmi lì, da sola, con i miei pensieri.
Amavo la sua compagnia, eppure in quel momento, neanche la sua estrema vicinanza era riuscita a consolarmi.
Nella mia testa continuavano a presentarsi scenari opposti. Il passato sembrava mischiarsi al futuro, bypassando l'incertezza del presente.
Avanti e indietro, avanti e indietro.
«Non hai mangiato niente...» il castano riprovò ad attirare la mia attenzione.
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Feelings Hunt
RomanceA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. Ha solo diciassette anni, ma dentro di sé custodisce un buio troppo profondo per la sua età. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il gesto...
