45. The Day I Forgot

2K 107 78
                                        

AIDEN

«Sono sicuro che la seduta di stanotte ti piacerà.» Harris mi osservò per qualche secondo, poi, con nonchalance, aprì il taccuino e accavallò le gambe.

Non risposi. Nella mia testa continuava a ripetersi solo una frase: "Bentornato a casa, paziente zero."

Decisi di riporre le armi, almeno per il momento, ma non perché fossi intenzionato ad arrendermi. Avevo bisogno di capire.

«Hai avuto più incubi negli ultimi giorni, Aiden?»

Non risposi.

«I serpenti sono sempre due? E il ragazzo, quello che dici di non riuscire mai a raggiungere, l'hai visto?»

Abbassò lo sguardo sul quadernino aperto e sfogliò le pagine alla ricerca di qualcosa. Si fermò di getto, puntando il dito su alcune parole che aveva scritto.

«Senti ancora quella voce che ti incolpa di tutto?»

Deglutii a fatica e rimasi in silenzio. In realtà avevo fatto di nuovo quell'incubo, ma con una variante: ero riuscito a raggiungere quel ragazzo e a uscire dalla grotta; tuttavia l'esplosione che avevo sognato la volta precedente ci aveva investiti entrambi.

Harris scosse la testa un paio di volte, poi chiuse tutto e piantò entrambi i piedi al pavimento.

«Se non hai intenzione di parlare, ti lascio a riflettere.» Abbassò lo sguardo sull'orologio. «Sono quasi le due, e come ti ho detto la prima volta che ci siamo visti nel mio studio, non ho tempo da perdere.» Fece per alzarsi, ma lo bloccai.

«Aspetta», ringhiai. «Sì», aggiunsi in fretta.

«Sì, cosa?» Tornò ad accomodarsi, soddisfatto della mia reazione.

Speravo soltanto che assecondarlo servisse a dare a Glenda il tempo necessario per agire. Sapeva che mi trovavo alla Bucolic e che Oliver era con me. E, se davvero l'infermiere non era chi diceva di essere, forse si era già mossa per chiedere aiuto.

Erano solo speranze, ma in quel momento non avevo altro a cui aggrapparmi.

«Ho incontrato il ragazzo e siamo usciti dalla grotta, ma alla fine l'esplosione ci ha colpiti e lui è morto», raccontai, con voce quasi robotica.

«E tu?» ribatté subito dopo.

«Credo di essere sopravvissuto.»

La mia risposta gli fece inarcare gli angoli delle labbra verso l'alto. Sembrò trattenersi per non esultare. Si lisciò il camice nel vano tentativo di ricomporsi.

«Sei così vicino...» Le dita gli tremarono sul bordo del taccuino. Io restai sospeso, come se qualcuno mi avesse sollevato da terra e stesse aspettando il momento giusto per farmi cadere.

«Vicino a cosa? Smettila con questo teatrino, dannazione!» sbottai.

«A ricordarti della tua infanzia.» Gli occhi gli brillavano di un compiacimento sinistro, mentre continuava a dondolare sulla sedia, come se non riuscisse a stare fermo.

«So già cos'è successo. I miei genitori biologici sono morti in un incidente stradale.»

«I tuoi genitori non sono morti in un incidente d'auto, Aiden, ma a causa di un'esplosione.»

Ebbi un sussulto e lo stomaco sembrò contorcersi. Un'ondata di nausea mi portò a serrare ancora di più i denti. Inspirai dal naso ed espirai dalla bocca, cercando di non rimettere l'angoscia che sentivo scorrere dentro di me.

«C-che...» Le parole mi morirono in gola. La testa iniziò a farmi male e gli occhi si chiusero per un attimo, in seguito a una fitta troppo intensa alla testa.

Feelings HuntLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora