Capitolo Extra
Evelyn
Quando uscii dal reparto, Aiden era davvero lì ad aspettarmi. Mi fermai sulla soglia e mi appoggiai al muro accanto, osservandolo per qualche istante: se ne stava seduto su una sedia di metallo, la schiena curva, i gomiti sulle ginocchia, lo sguardo rapito dall'anello al medio destro con cui stava giocherellando. Un cappellino nero, con la visiera portata all'indietro, gli nascondeva i capelli scuri, mentre al collo della t-shirt pendeva un paio di occhiali dello stesso colore della notte.
All'apparenza era un'ombra scura, incorniciata dai corridoi asettici.
Ai miei occhi, invece, il primo raggio di sole che sentivo accarezzarmi la pelle.
La stanchezza che mi aveva affiancata dal risveglio sembrò allentare la presa. Feci un bel respiro e, con un sorriso sornione sul volto, mi staccai dalla parete alle mie spalle.
Completamente perso nei suoi pensieri, non si accorse della mia presenza finché non fui abbastanza vicina da costringerlo a notare il rumore dei miei passi.
Sollevò il capo di scatto, intrecciando il suo sguardo al mio. Il buonumore che mi aveva accompagnata fino a quel momento vacillò non appena colsi la tensione dipinta sul volto di Aiden.
La serenità con cui mi aveva salutata appena dodici ore prima era stata travolta da quei tormenti che, nel corso dei mesi, avevo imparato a riconoscere fin troppo bene.
Le sue labbra si incurvarono in un sorriso tirato, un tentativo maldestro di celare le tracce di una notte insonne che le occhiaie profonde tradivano senza pietà.
«Ehi.» Il saluto scivolò fuori dalle mie labbra in un soffio, poco più di un sussurro.
Aiden si alzò dalla sedia e allungò una mano per sfilarmi il borsone dalla spalla.
«Come ti senti?»
Anche la sua voce era velata da un'inquietudine sottile, che mi fece sentire improvvisamente a disagio.
Non avevo fatto in tempo a cercare un varco nei suoi pensieri... aveva già eretto un muro tra noi.
«Sto bene.»
Sollevò le sopracciglia, a sottolineare il fatto che non credesse alla risposta che gli avevo dato, e indicandomi la strada con un cenno della testa, ci incamminammo lungo il corridoio dell'Acute Medical Unit.
Ringraziai che ci fossero altre persone nell'ascensore e, mentre attendevo di arrivare al piano terra, mi diedi una rapida occhiata alla mia immagine riflessa in una delle pareti a specchio e compresi all'istante la reazione di Aiden: la pelle del viso era grigiastra, così come il viola sotto i miei occhi stanchi. Le labbra leggermente screpolate non facevano che peggiorare il quadro. La ciliegina sulla torta, però, erano i capelli, raccolti in una coda imprecisa, e il mio abbigliamento: un paio di pantaloni della tuta beige e una maglietta bianca a maniche corte.
Quando le porte si aprirono, seguii Aiden mantenendo lo sguardo sul pavimento.
Presi un respiro, poi un altro ancora, ma a pochi passi dall'uscita il panico iniziò a chiudermi la gola.
«Lei era uno dei pazienti della clinica psichiatrica dei Cotswolds, vero?»
Presa da ciò che stava accadendo nella mia mente, non mi resi conto dell'uomo che si era avvicinato con un piccolo microfono e il telefono puntato verso di noi.
«È vero che facevano esperimenti sui bambini? Vi drogavano? Vi picchiavano? Puoi dirci cosa ti hanno fatto?»
«Levati, o giuro che la prossima stanza in cui metterai piede sarà quella della terapia intensiva.»
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Feelings Hunt
RomanceA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
