-X Biglietto-

184 5 3
                                        

"Vivamus, Moriendum est."

TW: Tentato suicidio.

...

Marzo 2000,

La prima volta che Draco aveva assimilato le tracce della morte era stato a 8 anni, al funerale di suo nonno Abraxas.

Ricordava che quel giorno, come ad ogni funerale che si rispetti, il cielo era piovigginoso, pieno di nuvole grigiastre che lentamente si avvicinavo, e poi si univano per abbracciarsi.

Tutta la parte più in vista della popolazione magica era raggruppata lì, nel cimitero dei Malfoy. I signori sfoggiavano i loro bei mantelli di Manticora scuri, tutti imbellettati e ben stirati, le signore i loro abiti neri di velluto, con tanto di guanti e fazzoletti di pece che si passavano su guance asciutte. Si aggiravano per il cimitero dei Malfoy come presenze rigorose senza apparenti sentimenti che li avessero spinti a piangersi quell'uomo.

E, infatti, nessuno piangeva. Draco li vide ridimensionarsi in scie vaghe che passavano davanti a lui solo per fermarsi sulla madre, e incoraggiarle il supporto che doveva dare al marito, poi sul padre, per stringergli la mano prima in un'effimera condoglianza, e poi in una più trasportata congratulazione come successore di quella casata.

Cozzava in quel contesto, ma nessuno appariva allibito, nessuno appariva disgustato, nessuno alzava neanche un sopracciglio. Era normale.

Era così che funzionava per quelli come loro, e per un momento, il vero protagonista di quella giornata, non era più l'uomo morto nella bara, ma il figlio in piedi accanto che avrebbe fatto le sue veci.

Se il primo moriva, il prossimo non aveva tempo per il cordoglio, non aveva tempo per fermarsi, bisognava continuare, bisognava gioirsi. Era una fabbrica perfettamente organizzata, dopotutto, e quando la macchina vecchia si arrugginiva, e poi si rompeva, consumata dal peso che far parte di quella società portava, doveva immediatamente essere sostituita da quella nuova, o avrebbe mandato in pappa l'intera catena di montaggio.

E avanti così, di padre in figlio, di vecchio in nuovo, da carne consumata a carne fresca che bisognava consumare, fino alla fine dei tempi.

Così era, e così sarebbe sempre stata, quella lunga, noiosa, ripetitiva e un po' invidiata vita di quei ricchi maghi dal sangue puro, che si illudevano di possedere il mondo, ma che in realtà ne erano solo l'ulteriore prodotto studiato e voluto, rendendosi, alla fine, cavalli che si contendevano il pedigree più pregiato.

Ma lo sapevano, tutti loro. Venivano addestrati dalla nascita a girare quel teatrino, e alla fine, per forza di cose, ti trovavi a recitarlo senza sapere neanche come.

E allora sua madre se ne stava lì, annuendo compostamente da sotto il velo di pizzo scuro che le copriva il capo, ringraziando, e accettando con rassegnazione quella vita inscatolata di moglie che la voleva nel ruolo di una co-protagonista che doveva mettersi dietro le quinte per far brillare il marito.

E così il padre ricambiava la stretta, mettendosi la sua bella maschera gelida per assecondare quegli omaggi, salire sul piedistallo, e seguire quella catena di montaggio diligentemente.

Così era, e così doveva continuare ad essere, e prima o poi, lo sapeva, come unico rampollo di due casate tanto mastodontiche, sarebbe toccato anche a lui, e avrebbe dovuto dare la sua parte.

Ma adesso non aveva bisogno di pensarci, era piccolo, e i piccoli, in quello spettacolo, avevano un altro ruolo ancora.

Lui se ne stava lì, intersecato tra i due, nel suo completino da lutto, a fissare svogliatamente ora l'uno, e ora l'altro.

Hai finito le parti pubblicate.

⏰ Ultimo aggiornamento: Jan 27 ⏰

Aggiungi questa storia alla tua Biblioteca per ricevere una notifica quando verrà pubblicata la prossima parte!

Revelio | DramioneLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora