Epilogo

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Hendrick

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Hendrick

Un fiore può sbocciare nel buio?

Da bambino lo usavo come una sorta di castigo o punizione. Da ragazzo ero convinto che il buio servisse soltanto a celare il male, che fosse qualcosa da infliggersi nei momenti di profondo dolore. Da adulto, in prigione, l'ho usato come protezione. Ed è proprio lì, in mezzo alle crepe del passato e il cemento grigio del presente, che l'ho visto. Era solitario, proprio come me. Sembrava essere nato per lasciarmi un messaggio ben preciso. E l'ho protetto, nonostante continuasse a nutrirsi di lacrime e tristezza. Più le persone intorno a lui soffrivano, più continuava a crescere. Alimentato dall'abbandono, si era adattato facilmente alla vita che gli era stata imposta. Un giorno, preso dall'irrequietezza, l'ho raccolto. Strappato da quella che era la sua zona di comfort, volevo mostrargli quanto, in realtà, ciò che ci circondava facesse male. Ma lui non sembrò cambiare, continuava ad essere bellissimo ai miei occhi. I petali bianchi impregnati di goccioline affascinavano chi, imprigionato, non ne vedeva uno da anni. Aveva imparato a vivere nel buio, ma con la forza che solo un fiore resiliente poteva avere. Da quel momento divenne uno dei miei obiettivi: gli avrei mostrato solo cose belle. Quando, per la prima volta, lo portai a vedere il sole, capii perché era sopravvissuto. Lo sfiorò, accarezzò ogni filamento, rivelando la sua vera essenza. Si aprì, conobbe lati di sé che non aveva mai visto fino a quel momento. Rivelò la sua magnificenza a me, soltanto a me, che avevo tanto atteso. Decisi che quello era il suo punto d'arrivo, l'avrei lasciato sbocciare verso la fonte che gli era sempre mancata. Il fiore, quel fiore cresciuto nell'oblio, sono sempre stato io. Mi sono adattato a quella che era la mia famiglia, mi sono nutrito delle lacrime delle persone a cui strappavamo tutto. Mi hanno calpestato, ammanettato, privato di un terreno saldo, finché il destino non mi ha posto dinanzi alla tempesta. Con un unico scopo: arrivare al sole.
E lo vedo, erge dall'altro lato della carreggiata, dopo nove lunghi anni. Indossa dei jeans skinny che fasciano le curve sinuose e una camicetta azzurra. La vedo dinanzi alla casa che ci ha visti ragazzini, incerti e spaventati. Dinanzi a quella che è stata la testimone di baci, sotterfugi e bugie. Ma che oggi ci osserva: adulti e distanti.
La mia entità splendente è sempre stata lei.
Sono poggiato contro la moto, con le braccia incrociate sul petto, in attesa che si volti e che mi mostri quanto sia cambiato il suo viso e la sua voce. Poi accade qualcosa che non avevo calcolato. Un solo suono. Una sola parola. E il timore che avevo si trasforma in realtà.
«Forza! Mamma, dai! Vieni!» urla il bambino sugli scalini. I capelli biondi, gli occhi scuri e la carnagione olivastra. Sorride, le fossette ai lati delle guance confermano la tesi. È suo figlio. Lei ha un marito. Una famiglia. Qualcuno da cui tornare. Dentro di me cala la notte, una morsa dolorosa mi costringe a tenere il petto con entrambi i palmi. Nella lettera le ho chiesto io di tornare a vivere. E l'ho persa. Il prezzo della felicità è sempre stato troppo per me.

È finita, Hendrick. Compio, di riflesso, due passi indietro. Sbatto contro il sedile, emettendo un singulto simile a un guaito. O forse è solo il suono del mio cuore ferito. La terra torna a mancarmi sotto i piedi. È finita, davvero. Poi si volta, di scatto. Velocemente. Come se avesse indugiato fino a pochi secondi fa. Aveva paura di guardare e...Dio, Raisa sapessi io quanta paura ho avuto prima di arrivare qui e quanta ne ho adesso. Una scarica elettrica mi attraversa la schiena, procurandomi brividi lungo tutto il corpo. Una di quelle che senti solo dopo aver incrociato, inaspettatamente, il tuo primo amore. I nostri occhi si incrociano: mare e sabbia, cielo e terra. Non è cambiato il suo modo di guardami. Mi osserva con la tempesta nelle iridi. I sacchetti cedono sull'asfalto e non riesco a distogliere lo sguardo. Nella mia testa era ancora quella ragazzina dimagrita, spenta e addolorata. E mi sento sollevato, rinvigorito. Riprendo fiato nel vederla così diversa da come l'avevo conservata nei ricordi. L'avevo immaginata in bilico, ancora in attesa... invece è cresciuta, cambiata. Ed è bella come, d'altronde, lo è sempre stata. Una donna, ecco cos'è diventata. Le labbra piene strette in una linea sottile, le guance colorite e gli zigomi alti. Ma non sono i tratti a cogliermi di sorpresa. No, non sono quelli a stringermi le viscere. Sono i fili dorati che le incorniciano il volto. Troppo vividi. Troppo travolgenti. Belli e terrorizzanti. Sono gli stessi che un tempo non riuscivo a smettere di toccare. Gli stessi che avevo temuto di non rivedere mai più.

𝑭𝒊𝒐𝒓𝒊 𝑵𝒆𝒍 𝑩𝒖𝒊𝒐.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora