6. Eppure c'è qualcosa che mi incuriosisce

1.5K 130 21
                                        

6. Eppure c'è qualcosa che mi incuriosice

Justin

Quando vidi per la prima Genesis, mi fece una buona impressione.

Non le avevo mai parlato, non conoscevo nemmeno la sua voce, però aveva l'aspetto di una ragazza dolce e solare. Con i suoi capelli rossi come il pelo di una volpe, la sua pelle chiarissima, come le dame del medioevo, i suoi occhi marroni e profondi come la corteccia di un albero. Inespressivi e visionari.

Dall'aspetto sembra essere una ragazza sorridente, amante dello sport e, perchè no, della scrittura e della musica. Una persona colta, intelligente e con i piedi per terra. Determinata, consapevole di quello che realmente vuole e di quello che realmente è. Una persona che non ha bisogno di sicurezze, una persona che è già sicura di sé stessa: lei è la sua stessa certezza.

Una ragazza amante dei bambini, del loro sorriso e delle loro lacrime. Paziente, dolce e apprensiva.
Furbra. Molto scaltra e veloce nel capire le cose.

Amante dei fiori. Amante delle orchidee e dei girasoli. Amante dell'estate, innamorata della primavera.

Amante dei viaggi, incuriosita dai luoghi lontani.
Vogliosa di viaggiare e andare lontano. Affascinata dai Paesi d'Oriente ed innamorata della sua nazione, la sua patria e la sua casa.

La vedevo già, prendere il sole, gustandosi il suo calore poco vissuto però per via del clima in Canada.
La immaginavo giocare con la neve, fredda, misteriosa, affascinante, un po' come lei.

All'apparenza non sembrava affatto avere dei problemi. Sembrava il contrario: una ragazza allegra e spensierata, dolce e comprensiva. Una che arrossisce facilmente e allo stesso tempo il desiderio di molti ragazzi.

All'apparenza sembrava proprio così, ma mia madre, una donna molto saggia, da piccolo mi insegnò a non soffermarmi mai sull'apparenza, di andare oltre a ciò che normalmente si pensa e a quello che i nostri occhi sono in grado di vedere. Mi disse che una persona non è mai come appare, che il nostro aspetto è solo una maschera, il cui scopo è proteggerci dalle cose che ci potrebbero ferire.
Una persona non è mai quella che noi vediamo, non è mai quella che dice di essere.

Dopo aver conosciuto Genesis, ebbi la certezza che l'insegnamento di mia madre era corretto. Lei aveva molto più che ragione.
Mi bastò una sua parola, un suo sguardo, un suo respiro per farmi capire tutto di lei, o quasi.

Lei non era dolce e solare. Non era amante dell'estate e dei viaggi. Non era innamorata della sua vita nè di lei stessa. Non era innamorata di niente e di nessuno, non amava stare in mezzo alla gente ed essere guardata da tutti.

Era invece fredda e distaccata.
Era strana. Una di quelle ragazze che non seguono la moda, la distruggono per poi rivoluzionarla del tutto.

Era così acida. Si vedeva a chilometri di distanza che odiasse l'intero genere umano.
Cercavo di essere simpatico, anche per non farla sentire a disagio, e alla fine ero io quello che desiderava sprofondare.

Lei sapeva come farmi tacere anche con un solo sguardo, cosa che non avevo mai sperimentato.

In genere non avrei voluto aver nulla a che fare con lei, eppure c'era qualcosa che mi incuriosiva in Genesis. Qualcosa che andava ben oltre a quello che potevo vedere.

Genesis

Sperai fino all'ultimo istante che mio padre stesse scherzando riguardo a sostituire Maria. Quando poi mi ritrovai un ragazzo davanti a me fu la fine. Il bello era che lui non si sentiva a disagio, a differenza di me, che avrei voluto sprofondare.

Il suo nome era Justin. Sapevo poco di lui, a dir la verità niente. Ed era proprio quello che mi spaventava; era così misterioso.

Quando lo vidi per la prima volta, pensai che fosse un ragazzo come tanti. Un bravo ragazzo ed era proprio quello che era.
La prima impressione è sempre quella giusta, diceva mia madre, e lei aveva sempre ragione, o quasi.

Me lo immaginavo già, d'estate in vacanza con la sua ragazza; il giorno di Natale a mangiare con la famiglia. Era l'esatto contrario di me.

Ho sempre odiato, fin da piccola, le persone troppo diverse da me. Mi hanno sempre dato sui nervi e lui era uno di quelli. Amante della vita, sempre con il sorriso stampato in faccia, anche quando le lacrime si impossessano di lui. Sempre perfetto, capelli perfetti, fisico perfetto, sguardo perfetto, carattere perfetto. Sempre con la parola giusta nel momento giusto, perfetto.
Troppa perfezione mi dà la nausea.

Tra me e quel ragazzo non ci fu una grande amicizia a prima vista. Sicuramente da parte mia non ci fu nulla.

Continuavo ad essere della mia idea: meno persone ti circondano, meno problemi ti ritrovrerai ad affrontare.

Avrei voluto evitarlo, non parlargli più, non pensarlo, eliminarlo dalla mia vita prima che fosse in grado di entrarci.

In genere avrei voluto non avere nulla a che fare con lui, eppure c'era qualcosa che mi incuriosiva in Justin. Qualcosa che andava ben oltre a quello che ero in grado di vedere con gli occhi.

Agorafobia; jdbDove le storie prendono vita. Scoprilo ora