11. L'effetto collaterale del senso di colpa
"Mamma, dovresti vederlo, ha un sorriso che fa invidia al Sole".
Lei mi accarezzò il viso, sorridendo.
"Immagino tesoro" disse poi spostando lo sguardo. "La tua felicità mi fa stare meglio"
Sorrisi mordendomi il labbro.
"Vieni qui" mi disse accogliendomi tra le sue braccia. Ci abbracciammo e il suo odore mi travolse come una valanga.
"Sei davvero cresciuta ormai" continuò, "mi sembra sia trascorso solo un giorno da quando eri piccola". La sua voce era carica di nostalgia.
Sbuffai.
"Mamma, smettila di dire così"
Lei mi guardò e mi sorrise.
"Hai ragione Gen, non ha senso rovinare questo momento con i miei pensieri perlopiù inutili"
La donna si alzò e mi porse la mano. Indossava un bellissimo vestito rosso estivo che esaltava perfettamente le sue forme.
"Vieni con me"
"Dove?"
"Voglio sedermi sull'erba del prato, ti ricordi che una volta stavamo sempre lì quando arrivava la bella stagione, fino a sera, fino a quando papà arrivava. Te lo ricordi, Gen?"
Sorrisi portando una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
"Certo che me lo ricordo, mamma"
Arrivammo in mezzo al prato; mi tolsi le scarpe che avevo, rimanendo senza. L'erba mi faceva il solletico e il suo contatto con la mia pelle mi faceva provare una strana sensazione, forse mi faceva sentire libera.
Guardai mia madre, seduta in mezzo al prato: era impegnata a raccogliere con cura alcune margherite, cresciute da poco. I raggi del Sole le illuminavano il volto.
Mi sedetti accanto a lei, ci guardammo. Mi mise una piccola margherita dietro l'orecchio e mi accarezzò il volto dolcemente, solo come una madre era in grado di fare.
"Ti voglio bene"
Per un secondo mi guardai attorno: alle mie spalle avevo la nostra casa, davanti a me una piccola stradina per nulla trafficata, difatti quella era una via piuttosto silenziosa.
Guardai di nuovo mia madre, ma non c'era. Il suo posto era occupato dal vuoto.
La cercai con lo sguardo, chiedendomi dove fosse finita e, guardandomi intorno, la vidi percorrere la strada per tornare dentro casa.
Mi alzai e le corsi incontro sorridendo.
"Mamma" la chiamai, "perché torni dentro?"
Però non mi rispose, nemmeno si voltò a guardarmi. Allora, mi avvicinai a lei.
"Mamma"
Silenzio.
La presi per il braccio.
"Cos'hai?"
Finalmente, si voltò e mi guardò, però in quel momento fui io ad indietreggiare.
Piangeva. Le lacrime le rigavano il viso, lasiando il segno del loro passaggio, le avevano anche fatto colare il trucco.
Il volto era graffiato e stanco.
"Mamma" sussurrai quasi terrorizzata, o forse lo ero. "Che ti succede?"
Lei mi guardò. I suoi occhi non brillavano più.
"Dovresti saperlo, Genesis"
E se ne andò.
***
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Agorafobia; jdb
Fanfiction«L'agorafobia è la sensazione di paura o grave disagio che un soggetto prova quando si ritrova in ambienti non familiari o comunque in ampi spazi all'aperto, temendo di non riuscire a controllare la situazione che lo porta a desiderare una via di fu...
