22. La mia certezza in un modo senza speranze
"Avresti dovuto salvarmi, invece non l'hai fatto. Non mi hai salvata mentre io ti urlavo aiuto: eri troppo presa a non ascoltare. Allora ti ho chiesto aiuto con lo sguardo. Dicono che le donne parlino meglio con gli occhi, ma da quello che ho potuto notare, non è il tuo caso. Tu ti voltavi dall'altra parte.
Come potevo chiedeti aiuto allora?
Pensavo tu fossi in grado di capirmi. Pensavo ti saresti presa cura di me, un giorno. Pensavo mi saresti stata accanto. Invece non lo hai fatto.
Io ti misi al mondo e tu mi ci togliesti. Non mi sembra uno scambio equo, mia cara".
Quella voce che mi raccontava le storie tempo fa, scomparve così come apparve nella mia mente turbolenta, lasciandomi sola nel buio della mia stanza, una sera come le altre, come avrebbe fatto tante altre volte, impedendomi di dormire.
Non riuscivo proprio a capire se quella voce fosse soltanto frutto della mia immaginazione e del mio senso di colpa, oppure fosse davvero la voce della persona a cui apparteneva in passato.
***
"Questa notte ho sognato di nuovo mia madre" dissi a Justin senza preoccuparmene poi così tanto. Accadeva spesso e ormai mi ci ero abituata, cosa che non aveva fatto Justin, perché mi guardò alquanto turbato.
"In pratica diceva che io ero colpevole della sua morte" continuai, evitando giri di parole.
Lui si avvicinò in modo che non ci fosse alcuna distanza tra di noi.
"Dovresti dirglielo ad Amber"
Scossi la testa.
"Non credo sia importante"
Justin rimase in silenzio, toccandomi dolcemente i capelli. In genere mi innervosivo sempre quando qualcuno mi toccava i capelli, ma con lui era diverso.
Il suo tocco era così dolce che avrebbe potuto calmare chiunque. Avrei tanto voluto che quel suo tocco mi calmasse anche la notte, quando la mia mente vagava facendosi quelle domande da impedirti di dormire, togliendomi il respiro.
Fu proprio una di quelle notti però, che qualcosa cambiò. Fu proprio quando, non riuscendo a dormire, capii che era arrivato il momento che anche io coglissi l'attimo, il mio attimo. Era arrivato il momento di parlare.
Nessuna pressione, nessuna paura per qualcosa che crediamo nostro ma che in realtà non ci appartiene.
Nessuna vergogna e nessuna debolezza quando non si ha nulla da perdere.
Cosa avevo davvero di prezioso da perdere rivelando a Justin i miei veri sentimenti? Nulla. Non avevo nulla di prezioso da custodire gelosamente nella paura di perderlo per sempre.
Una persona non può perdere qualcosa se in passato ha già perso tutto. Perdendo tutto allora anche la paura scompare.
Allora cosa mi bloccava?
La voglia di liberarmi di quel peso dal cuore era tanta e magari rivelando cosa davvero provavo la mia vita sarebbe cambiata, anche se in realtà non ci avevo mai creduto seriamente. Pensandoci però, mi rallegrai senza volerlo e forse dentro il mio freddo e triste cuore si riaccese una speranza, illumiando la mia anima, come una lanterna nel cielo notturno.
Quando, il giorno seguente arrivò Justin, la mia voglia di dirgli che lo amavo crebbe sempre di più; adesso le speranze nel mio cuore erano numerose come tante luci nel buio.
Lo salutai sorridendo, non riuscendo a non pensare a quanto lo amassi.
Era davvero l'unica persona che mi era rimasta. Lui era la mia certezza in un mondo senza speranze.
"Ciao Gen" rispose con un caldo sorriso che mi scaldò il cuore.
"Non hai idea di cosa sia successo. Devo raccontarti assolutamente una cosa" continuò per poco esplodendo dalla felicità.
Risi pensando a quanto fosse dolce.
"Qualsiasi cosa sia, ti rende molto felice, perciò non può essere sbagliata"
Lui annuì.
Mi avvicinai a lui, pronta a parlare.
"Comunque anche io devo dirti una cosa"
Justin rimase in silenzio, aspettando che parlassi.
Per un attimo fui colta da un filo di paura, rimasi senza parole, senza sapere da dove iniziare.
"Inizia tu" gli dissi in modo da avere tempo per riflettere.
"Va bene" iniziò Justin con un sorriso stampato sul volto. "Ti ricordi di Via?"
Annuii non capendo dove volesse andare a parare.
"Beh" continuò, "ieri sera mi ha chiamato, dicendole che le mancavo. Abbiamo parlato e mi ha dato una seconda possibilità"
Finsi un sorriso mentre dentro di me tutte le speranze scomparvero.
"E quindi adesso?" domandai timidamente, temendo la risposta.
Lui sorrise di nuovo.
"Questa volta la amerò come si deve e le dimostrerò che non ha sbagliato a darmi una seconda opportunità"
Sorrisi di nuovo, nonostante avessi voluto piangere.
"Sono felice per te" ammisi, ed era vero.
Sono felice per te, ma non per me, pensai.
"E tu cosa dovevi dirmi?"
Ci ripensai un attimo.
"Mulla di importante, lascia perdere"
Per tutto il tempo Justin non smise di parlarmi di lei, quella che non ero io. Il suo sguardo, il suo sorriso e i suoi occhi dicevano più delle sue parole: Justin la amava follemente.
Quando se ne andò tutte le lacrime che trattenni per il tempo passato in sua compagnia arrivarono. Calde e salate, sul mio volto dipinto e finto.
Non riuscivo a capire come il mio malessere potesse esistere per qualcosa che non era mai stato mio, per qualcosa che mai mi sarebbe appartenuto.
Ero convinta di non avere più niente da perdere, però mi sbagliavo. Avevo perso la speranza, questa volta per davvero.
Tutte le speranze abbandonarono il mio cuore, smettendo di illuminare la mia anima.
Ormai nel cielo notturno non brillava neanche la più piccola delle lanterne.
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Agorafobia; jdb
Fanfiction«L'agorafobia è la sensazione di paura o grave disagio che un soggetto prova quando si ritrova in ambienti non familiari o comunque in ampi spazi all'aperto, temendo di non riuscire a controllare la situazione che lo porta a desiderare una via di fu...
