29. Fammi una promessa
Mi diede un leggero bacio sulla fronte, poi uno sulla guancia e infiene uno sulle labbra, mordendomele leggermente.
Misi la mano dietro il suo collo e chiusi gli occhi, assaporando al massimo quel momento.
Justin appoggiò le mani sui miei fianchi stringendomeli involontariamente.
Lui respirava molto rumorosamente e io mi impegavo, non so per quale motivo, a quasi trattenere il respiro.
Riuscii a sentire il suo colpo fremere dal desiderio, intrecciai le nostre mani e per un momento lo guardai negli occhi.
"Accidenti" borbottò Justin, lasciai scappare una risatina.
Appoggiò le labbra sul mio collo, per poi lasciare il segno di quel passaggio.
Mi rimise le mani sui fianchi, poi salì lentamente.
"Aspetta" esclamai separandomi da lui. Sul suo volto apparve un'espressione di stupore e alla fine si illuminò tutto d'un colpo.
"Scusami" disse passando la lingua sulle labbra "non avevo intenzione di fare qualcosa conto la tua volontà o qualsiasi cosa che potesse in qualche modo"
Lo fermai con un semplice gesto della mano subito dopo aver capito a cosa si riferisse.
"Ma no" risi "non è per quello, assolutamente"
Rimase in ascolto, incuriosito.
"Prima di fare qualsiasi cosa, tu devi farmi una promessa"
"Che genere di promessa?"
Continuai.
"Devi promettermi che non mi farai male, né adesso né in futuro"
"Non vedo il motivo per cui dovrei farti del male" rispose.
Scrollai le spalle.
"Quando qualcosa ci stufa, tendiamo a far del male"
Justin sorrise e mi accarezzò il braccio.
"Va bene, te lo prometto"
Si avvicinò di nuovo a me ma questa volta fui io a baciarlo.
Gli toccai dolcemente le braccia, distendendomi sul divano. Justin si mise sopra di me, appoggiandosi sui gomiti.
Con un movimento veloce mi sfilai la maglietta, ma quando questa toccò il pavimento, il campanello suonò.
Ci guardammo per un istante, mentre i nostri respiri inizivano a regolarizzarsi di nuovo.
Justin imprecò a voce alta e ci rimettemmo a sedere.
Alzai la mia maglietta dal pavimento, me la misi e andai ad aprire.
La figura sorridente di Amber fece la sua prima comparsa in casa dopo qualche giorno. I nostri incontri furono annullati per una settimana intera a causa dei suoi problemi con il marito.
"Buongiorno ragazzi" disse lei appena entrò in casa, rivolta a me e Justin.
"Mi ero completamente scordata del nostro appuntamento di oggi" dissi cercando di non farle notare il fastidio che provavo nell'averla in casa in quel momento.
Amber rise, poi disse che delle dimenticanze, a volte, capitano a tutti.
La rivolsi un sorriso, decisa a far finta di niente.
"Justin mi ha detto che hai provato ad usicre di casa" mi disse Amber.
Al solo pensiero di quella scena mi sentii sprofondare dall'imbarazzo, di nuovo.
"Ma non ci sono riuscita" le dissi anticipandola.
Amber mi sorrise dolcemente. Aveva il sorriso di una persona paziente e pronta ad ascoltarti. Aveva il sorriso che solo una madre può avere, il sorriso di una persona che io avevo perso per sempre.
"Non devi preoccuparti, Genesis" mi tranquillizzò, "è la prima volta che prendi sul serio la possibilità di uscire da qui e il rifiuto da parte della tua mente appena arrivata alla porta è assolutamente normale. Ci vuole tempo. Non puoi pretendere di sistemare tutto in un solo pomeriggio, è psicologicamente impossibile farlo. Per riuscire nel tuo intento, adesso che ne sei sicura, non ci vorrà poco tempo. Potrebbe volerci anche più tempo di quanto pensi, ma se ne sei convinta ce la farai"
Annuii. Quelle parole mi tranquillizzarono.
"Non devi sentirti assolutamente incapace se all'inizio non riesci ad uscire al primo colpo" proseguì la donna, come se fosse a conoscenza della mia razione al fatto di non riuscire ad uscire.
La feci sedere e le offrii un bicchiere di succo d'arancia.
"Quando credi di provare ad uscire di nuovo?" mi chiese, questa volta, Justin.
Scrollai le spalle.
"Non ne ho idea" sospirai "potrei provare anche domani, ma se alla fine accade come la scorsa volta, c'è poco da fare"
Si intromise Amber.
"Esci domani, allora. Provaci"
Le sue parole mi presero alla sprovvista e ne rimasi turbata.
Dopo lo scorso episodio, gran parte delle mie aspettative erano scomparse.
"Domani?" le chiesi per avere una conferma nonostante non ne avessi bisogno.
Lei annuì. Vidi il suo sguardo soffermarsi per qualche istante sul segno violaceo che avevo sul collo, ma appena lo notò, guardò altrove, probabilmente imbarazzata.
Mi voltai verso Justin e lui mi disse di fare quello che mi sentivo di fare.
"Non lo so" risposi "dovrei pensarci"
Amber si alzò e prese la sua borsa.
"Va bene. Fammi sapere cosa succederà"
Feci cenno di sì con il capo e lei se ne andò.
Justin si mise dietro di me e mi abbracciò per poi lasciami un tenero bacio sul collo.
"Quindi cosa farai domani?" mi domandò.
"Non lo so" gli dissi staccandomi da lui "ho paura di fallire di nuovo"
"Non potrai mai fallire se non ci provi"
In quel momento provai davvero l'impulso di piangere. Se fossi stata sola probabilmente lo avrei fatto, ma data la presenza di Justin mi trattenni.
Dopo l'ultima volta che piansi davanti a lui mi sentii così infantile e vulnerabile. Promisi a me stessa che non avrei più provato quella sensazione.
"Ho paura di deluderti" ammisi con tutta sincerità, senza pensarci.
Justin mi rivolse un sorriso ingenuo.
"Guardami" ordinò.
Alzai gli occhi e lui mi avvolse tra le sue braccia.
"Anche se non ce la fai, non vedo perché dovresti deludermi. Ci hai provato, è questo che conta. Preferisco che tu fallisca mille volte piuttosto che continuare a dire belle parole, senza mai provarci"
Quelle sue parole mi fecero riflettere.
"Dal fallimento nasce un nuovo inizio"
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Agorafobia; jdb
Fanfiction«L'agorafobia è la sensazione di paura o grave disagio che un soggetto prova quando si ritrova in ambienti non familiari o comunque in ampi spazi all'aperto, temendo di non riuscire a controllare la situazione che lo porta a desiderare una via di fu...
