24. Cosa vuoi dirmi?
Justin
Non riuscivo a capire il motivo che spinse Genesis a voler cambiare, anche se per poco tempo, in qualcosa che non le piaceva. Era come desiderare di comprare un vestito molto costoso, rinunciare a tanto per averlo però, quando lo indossi, ti sta malissimo.
Quando i giorni passarono e i capelli di Genesis ritornarono al loro colore naturale, anche il suo comportamento nei miei confronti tornò quello di sempre.
Alcune volte non riuscivo davvero a capirla. Un giorno si comportava con me in un modo, il giorno seguente in un altro.
Lei giustificava il suo comportamento sempre, però ero certo che ci fosse dell'altro, qualcosa che lei non mi diceva.
***
Quando lei e Amber finirono la loro chiacchierata alla quale partecipavo sempre per il semplice fatto che Genesis non voleva fare nulla di quelle cose senza di me, decisi che era arrivato il momento di parlare da solo con Amber.
"Dovrebbe prendere delle medicine, secondo te?" domandai alla donna quando fummo usciti da quella casa.
Amber continuò a camminare con le mani nelle tasche, mentre la neve continuava a cadere senza sosta dal cielo sulle buie strade di Toronto.
Amber si fermò proprio dove c'era la sua macchina, avvicinandosi ad essa.
"No, non ne vedo il bisogno" mi rispose con un gesto veloce.
"E quindi" proseguii, "come potrebbe migliorare la sua situazione?"
Lei mi guardò soltanto.
"Sicuramente non imbottendola di farmaci"
Annuii.
Amber continuò.
"Genesis non ha dei problemi psicologici irrisolvibili. Tutto questo è solo la reazione dopo tutto quello che ha subito. La morte di sua mamma è stato un trauma per lei, Justin"
E chi ne sarebbe rimasto indifferente? Pensai.
"Genesis ha solo subito un trauma e i veri problemi si sono manifestati a distanza di anni e non al momento. Succede a volte"
Più sentivo dire queste cose, più la voglia di abbracciare Genesis aumentava. Non si sarebbe meritata tutto questo dalla vita. Sua madre non avrebbe dovuto compiere quel gesto abbandonando in questo modo la sua bambina, senza pensare alle conseguenze. Sua madre in quel momento si dimostrò un'egoista, anche se in realtà un suicida lo è sempre.
"Nonostante questo" andò avanti Amber, "Genesis sa benissimo qual è la sua situazione. È una normalissima ragazza, ma ha solo qualche difficoltà a superare un trauma. Non ha problemi di nessun genere fisico, né tantomento problemi mentali. Ha solo bisogno d'aiuto"
Ascoltai attentamente le sue parole, anche se ne ero già a conoscenza.
"Allora cosa si potrebbe fare per aiutarla a vincere la sua paura?" le chiesi, pronto a qualsiasi cosa per darle una mano.
Amber si strinse nel suo cappotto e mi sorrise.
"Prima di tutto, il cambiamento deve partire da lei. Nessuno e in nessun modo deve obbligarla a fare qualcosa che non si sente di fare.
Se vuoi aiutarla, Justin, devi essere assolutamente sicuro che lei si fidi di te, anche se glielo si legge negli occhi. Poi, con le parole, devi spronarla ad avere fiducia in sé stessa e offrirle occasioni di uscire. Portala in un luogo tranquillo e poco frequentato, tanto per iniziare. Però devi farlo solo se lei accetta. Forse ti dirà di sì, ma può darsi anche che, una volta arrivata sulla soglia della porta, si opponga"
"E in tal caso? Cosa dovrei fare?"
"In tal caso, rispetta la sua decisione: non farla uscire, soprattutto con la forza. Quella è la peggior cosa che tu possa fare"
Mi ricordai quando Gen mi disse che suo padre, una volta, fece proprio quello, usando la forza.
"Quando riuscirai a portarla fuori, lontano dalla città trafficata, agisci con cautela. Non essere impulsivo, lasciale i suoi spazi, a meno che non li infraga lei stessa. Poi prova gradualmente a convincerla a uscire in città e così via. Hai capito?"
Annuii con convinzione.
"Può farcela, ne sono sicuro"
Amber annuì.
"Può farlo eccome. Magari lo avrebbe già fatto in passato, ma senza nessuno disposto ad aiutarla la vedo dura. Genesis è stata molto fortunata a conoscerti, prima non aveva nessuno su cui contare, ma ora ci sei tu per fortuna"
"Ci tengo a lei" risposi "e non merita tutto questo. Dovrebbe essere felice, vivere gli anni migliori della sua vita, con un ragazzo che la ama e fuori da quella dannata casa"
Amber annuì.
"Lo so, hai ragione"
La donna si mosse per entrare in macchina, ma la fermai.
"Amber" la chiamai "Genesis ti ha detto qualcosa riguardo me?"
Lei aggrottò le sopracciglia.
"No, non mi ha detto nulla su di te"
Sospirai.
"Però me lo ha fatto capire" proseguì.
La guardai, aspettando che continuasse.
"Mi sorprende che tu non l'abbia capito, davvero" ridacchiò.
Le rivolsi uno sguardo confuso e lei salì in macchina.
"Che cosa dovrei capire?"
Ma la macchina blu di Amber sgommò via, facendo uno strano rumore a contatto con la neve sulla strada.
Mi voltai a guardare il palazzo dietro di me. Notai una luce accesa al quarto piano, a casa di Genesis.
La neve cadeva sempre più velocemente.
Per un momento fui tentato di salire da lei e farmi dire tutto, ma quando notai arrivare suo padre lasciai perdere.
Che cosa stai cercando di dirmi, Genesis? Ma soprattutto perché io non riesco a capirlo come Amber ma non per il fatto che lei sia una psicologa?
Mi misi in auto, sospirando con piacere per via del calore.
In quel momento il mio cellulare squillò e sullo schermo comparse il nome di Via. Non risposi, lasciando squillare il telefono finché non smise di emettere quell'irritante musica.
Cosa vuoi dirmi, Genesis?
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Agorafobia; jdb
Fanfic«L'agorafobia è la sensazione di paura o grave disagio che un soggetto prova quando si ritrova in ambienti non familiari o comunque in ampi spazi all'aperto, temendo di non riuscire a controllare la situazione che lo porta a desiderare una via di fu...
