<<Tu cosa vuoi?>>- Raymond

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#Spazioautore

Lo so, lo so. Sono una persona terribile. Non aggiorno da quasi un mese e mi dispiace davvero tanto, ma sono in periodo di esami e, per quanto voglia bene a "Rayllen" (dite che funziona come ship o è meglio Rellen?), prima il dovere e poi il piacere! Per questo sono molto indietro con le vostre letture e mi scuso ulteriormente. Spero che questo capitolo mi faccia perdonare da voi, anche perché, chissà cosa succederà nel prossimo... XD

P.S. Spero vi piaccia la canzone di Hozier che ho ritenuto adatta al capitolo :)

Guardai Ellen per tutta la sera.

Più che parlare, ascoltava, annuendo e sorridendo. Sapevo che si sentiva un po' a disagio e che aveva accettato l'invito di Jerry solo per me. Voleva che passassi un po' di tempo con i miei e a me piaceva per questo.

Mia madre Margaret sembrava entusiasta di Ellen quasi quanto lo ero io. Gesticolava freneticamente e cercava sempre il contatto con lei, come se potesse stabilirci una relazione tramite il tatto.

Avevamo finito la cena e ci eravamo trasferiti in salotto. Ero accanto ad Ellen, sul divano ad angolo che lambiva parte della sala; mamma e papà erano sulla poltrona di fronte a noi. Mio padre seduto comodamente e mia madre sul bracciolo accanto a lui, con un braccio intorno alle sue spalle.

<<Mi piace davvero molto il tuo look. Sei davvero una persona elegante.>>, disse mia madre indicando con le mani la mia ragazza, come una bambina. Ellen arrossì gradualmente e si scostò una ciocca di capelli dal viso. Avrei voluto farlo io, ma non volevo metterla ulteriormente in imbarazzo.

<<Grazie, ma non è niente di che.>>.

Ed era vero. Indossava dei semplici jeans con risvolto e dei sandali colorati. La scamiciata bianca e merlettata le metteva in risalto la pelle abbronzata, ricordo della nostra estate. Eppure era elegante. Nonostante fosse vestita in un modo assolutamente normale, era elegante. Aveva un dono: la semplicità.

<<Mamma con Ellen i complimenti sono sprecati: non è in grado di accettarli.>>, dissi guardando con aria di sfida la mia ragazza.

<<Ma che dici?! Non è affatto vero. Forse sei tu che non sei in grado di farli.>> rispose allungando il collo e puntando i suoi occhi scuri su di me.

<<Ben detto Ellen! Finalmente qualcuna che ti tiene testa, Oliver.>> e ridendo, si strinse a mio padre che le lanciò un amorevole sguardo. Erano svenevoli quei due.

Lasciammo che le risate si spegnessero lentamente, come un'eco in una chiesa. Quando calò il silenzio, notai che mamma e papà guardavano Ellen.

Sapevo quello che si stavano chiedendo.

"Quando le spezzerà il cuore? È una ragazza così cara, mi dispiace sapere che soffrirà così tanto". E ancora: "Perché Olly deve essere così egoista? Perché non può accontentarsi di quello che ha?" e bla bla bla.

Non ero arrabbiato per quello che pensavano: ero arrabbiato perché sapevo che era vero.

Le avrei spezzato il cuore, l'avrei vista piangere e mi sarei maledetto ancora una volta per il mio egoismo. Ma, mentre le altre volte che era successo non avevo sentito nulla di più che un lieve senso di colpa, sta volta sapevo che sarebbe stato diverso. Straziante non solo per Ellen, ma anche per me.

Soprattutto per me, pensai guardando la ragazza al mio fianco.

Mio padre spezzò quel momentaneo silenzio che ci aveva annebbiato la vista.

<<Sarà meglio che vada a letto. Domani mi aspetta una lunga giornata e anche a te Olly.>>, disse agitando l'indice e indicandomi.

Aveva ragione. Sarebbe stata una lunga giornata, lontano da casa e vicino a Bridget; a passeggiare per le caotiche strade di Londra fingendomi felice mentre tutto ciò che desideravo era starmene a casa con Ellen e mostrarle la mia biblioteca. Gliel'avrei mostrata al momento giusto, questo le avevo promesso.

<<Jerry ha ragione, tesoro.>>. Mia madre si alzò e si risistemò il vestito verde che indossava. <<E poi sarete stanchi anche voi, no?>>.

Giurerei di averla vista farmi un occhiolino prima di tornare in cucina.

Nah, mia madre non ammiccherebbe mai così.

<<E va bene.>> risposi infine, <<Sarà meglio andarcene, Ellen. Mi pare chiaro che ci stiano cacciando di casa.>>.

Ellen ridacchiò e si alzò con me, mettendomi una mano intorno al braccio.

Jerry mi ricordò di farmi trovare pronto l'indomani per le dieci, perché a quell'ora sarebbe arrivata Bridget. Sì, sarebbe arrivata a casa mia, cazzo. E sì, ci sarebbe stata anche Ellen, doppio cazzo.

<<I tuoi sono forti.>>, mi disse Ellen una volta tornati a casa. <<Sono così...>>.

<<Strizzapalle? Infantili? Rumoro...>>. La mano di Ellen mi tappò la bocca prima che potessi finire di prendere in giro mamma e papà.

<<No, scemo. Frizzanti, esuberanti. Questo volevo dire.>>.

Restò con la mano sulla mia bocca e mi spinse così in casa.

Aveva una strano bagliore negli occhi. Era accesa come una piccola fiamma in una notte buia. Anche io iniziavo ad infiammarmi, rapito dalla scintilla baluginante nelle sue iridi.

Mi spinsi contro di lei. Le nostre fronti si toccavano e mentre il palmo della sua mano era contro le mie labbra, il dorso toccava le sue. Era davvero bizzarro. Volevo baciarla ma la sua mano sembrava incollata alla mia faccia.

Così gliela leccai e assaporai la sua reazione.

<<Bleah, Ray, sei disgustoso!>>, disse asciugandosi la mano sulla mia maglietta. Approfittai di quel nuovo contatto per tirarla a me e baciarla.

Ellen finse di respingermi, ma poi si sciolse e la sentii sorridere mentre ricambiava il bacio.

Iniziò ad accarezzarmi il collo e le spalle. Poi passò ai pettorali, che massaggiò delicatamente.

Mi tirò su la maglietta e mi invitò a spogliarmi. Non era mai stata così feroce, affamata come lo era ora.

Cazzo, come la voglio., pensai mentre mi staccavo da lei e toglievo la maglietta.

<<Ellen, che intenzioni hai?>> dissi annaspando.

<<Non lo so. Tu?>> rispose sottovoce. Un brivido la scosse mentre la mia mano le accarezzava una guancia.

Io sapevo esattamente quello che desideravo, ma il fatto che lei non ne fosse certa mi impediva di rivelarglielo. Temevo che pesasse che la volessi solo per del sesso, che la considerassi un mero passatempo, che...

<<Voglio te.>> dissi con mia grande sorpresa.

La guardai un istante prima di baciarla ancora e in quel momento seppi che quello che volevo io era precisamente quello che voleva lei.

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