<<Ragazzi siete sicuri che non vi serve aiuto?>>. Peter e Diane erano completamente ubriachi. Cantarono tutto il viaggio di ritorno Ticket to ride, dei The Beatles, con Ray che faceva la base musicale. Mettevano allegria, con tutto quell'alcol nel sangue. Anche Ray, che di solito indossava il suo tipico sguardo vuoto e malinconico, era diverso. Mi sembrava di vederlo vivo per la prima volta.
<<No, Ellen. Mettiti a nanna con il belloccio, ehm...scusami, volevo dire metti a nanna il belloccio.>>, e con un occhiolino Diane chiuse la portiera e prese a braccetto Peter, dirigendosi verso casa.
La città era addormentata, un po' come Raymond accanto a me. Di tanto intanto mi guardava dicendo cose senza senso, del tipo:<<È colpa tua, lo sai?>>, e sorrideva. Era così diverso senza quegli occhi impenetrabili. Sembrava vulnerabile, umano come noi, non un dio sceso in Terra per farsi ammirare dal mondo. Era come se la sua corazza di dolore e sarcasmo che lo proteggeva si fosse spezzata in quella sera d'estate.
Forse è l'occasione buona per entrare, pensai.
Ma non lo feci. Non sarebbe stato onesto da parte mia approfittare di un ubriaco, anche se sapevo che forse quello era il modo più facile per sapere chi era lui per davvero. Sì, il modo più facile, pensai, ma non il più giusto.
Ray si svegliò a due passi da casa sua.
<<Ellen, ti dispiace accompagnarmi dentro?>>, mi disse massaggiandosi le tempie. <<Oh, guarda, vedo due te.>>, continuò alzando lo sguardo e cercando di afferrare la me frutto della sua sbronza.
<<Sarà meglio.>>, risposi scendendo dall'auto e aprendo il suo sportello.
Lo aiutai ad alzarsi e ad uscire dall'auto. Quando mi avvicinai a lui avevo immaginato di sentire l'odore dell'alcol emanare dai suoi vestiti, invece di nuovo quel profumo dolce e fresco, di miele e menta al tempo stesso, caldo e freddo contemporaneamente inondò i miei sensi.
<<Sai che hai proprio un buon profumo, Ellen?>>. Anche tu, volevo rispondergli, ma non era il caso.
<<Sì, beh, non è niente di che.>>, dissi invece. Intanto eravamo arrivati davanti alla porta di casa.
<<Ellen, devi imparare ad accettare i complimenti. Se uno ti dice che hai un buon sapore, devi dirgli grazie.>>. Sapore? È proprio ubriaco, pensai.
<<Ray, tira fuori le chiavi di casa, per favore.>>, risposi ignorandolo.
Intanto uno strano brivido sentii lungo il collo. La mano del braccio che Ray aveva messo intorno al mio collo per sorreggersi aveva iniziato ad accarezzarmi dolcemente, con il tocco di una piuma.
<<Cosa stai facendo?>>, gli dissi agitandomi. Quel tocco era la cosa più bella che avessi sentito. Ma era pericoloso per me, eccome se lo era.
<<Ti accarezzo il collo mentre cerco le chiavi.>>. Sorrideva beatamente come un angelo. Potrei innamorarmi di un sorriso così, pensai.
<<Beh, vedi di smetterla e cerca quelle chiavi.>>. Come al solito la mia mente pensava una cosa ma dalle mie labbra ne usciva un'altra.
<<Okay, baby.>>, ed enfatizzando quell'ultima parola, spostò il braccio e si concentrò meglio sulla ricerca delle chiavi.
Finalmente entrammo in casa. Raymond appoggiò le chiavi sul mobile dell'ingresso e si sedette sulle scale che portavano di sopra.
<<Non riesco a salire, Ellen.>>, rideva mentre lo diceva. Era davvero ubriaco, anche se per un momento, quando eravamo al karaoke, ero convinta che fosse tornato lucido.
STAI LEGGENDO
Quell'estate
RomanceCon mia sorpresa, il ragazzo che venne ad aprirmi la porta non era affatto come me l'ero aspettato. Al posto del barbuto ragazzo dall'aria sorniona, comparve una folta chioma bruna e disordinata che adornava un volto dallo sguardo sveglio e vivace...
