(Warnings! I contenuti di questo capitolo potrebbero non essere adatti ai più piccoli. Detto ciò, buona lettura e buon ascolto. Vi consiglio di ascoltare la canzone mentre leggete :) )
Ma che cazzo sta facendo?, pensai.
L'avevo seguita prima con la mente, quando non potevo vederla, e poi con gli occhi, quando era a pochi passi da casa, accanto ad Adam. Ora era sotto la mia finestra, di fronte al mare e sotto la pioggia battente e ventosa.
Restava lì, come ipnotizzata da qualcosa di invisibile ed oscuro che la legava al mare e alla terra, distraendola dalla realtà circostante.
Il vestito che qualche ora prima le avevo allacciato le si attaccava alla pelle, aderendo perfettamente come un calco. Chiusi gli occhi e ripensai ai miei baci sulla sua pelle, a come la sua pelle si scaldava al mio tocco, ai miei sguardi.
È tua Ray, pensai.
Persi momentaneamente la vista della ragazza che restava sotto la pioggia ed osservai le goccioline che accarezzavano la mia finestra. Il mio sguardo iniziò a viaggiare nel vuoto, guidato dall'agitazione che sentivo nascere in me.
La musica nelle mie orecchie mi aiutò a riconcentrarmi su cosa c'era oltre a me.
"Happiness was just outside my window, I thought it'd crash blowing 80-miles an hour...". I The Fray avevano ragione: la felicità era lì, fuori dalla mia finestra ed aspettava di essere presa, essere abbracciata. Non l'avevo mai cercata e alla fine lei era venuta a cercare me. Era così vicina che faceva quasi male. Mi bastava allungare la mano ed afferrarla.
Non mi importava più sapere che il tempo non era dalla nostra parte, sapere che l'estate era destinata a finire. Tutte le cose belle finiscono.
La testa di Ellen si allontanò dal mare e si voltò verso di me. Mi guardò e la sentii dentro di me, attraverso la finestra, attraverso la pioggia.
Seppi cosa fare. Il corpo si alzò dalla sedia come un razzo acceso. Uscii correndo dalla stanza. Correvo. Temevo che la felicità che era lì fuori potesse dissolversi da un momento all'altro, come un fantasma venuto per farmi un dispetto.
Aprii la porta di casa e mi precipitai dalla mia felicità.
<<Sei pazza? Sta piovendo a dirotto.>>, dissi.
Ellen, lo stupore negli occhi, si voltò verso di me.
<<Che ci fai qui?>>, rispose. L'acqua le era entrata ovunque; la pelle bagnata rifletteva la luce della notte. <<No, non avvicinarti.>>, continuò quando mi piazzai di fronte a lei. L'acqua iniziò a bagnare anche i miei vestiti e i miei capelli.
<<Perché no?>>. I miei occhi erano dentro ai suoi, neri come la notte che ci circondava.
<<Non puoi fare così, Ray.>>. Delle lacrime si confusero armoniosamente con le gocce di rugiada che le cadevano dalle lunghe ciglia. <<Non puoi avvicinarmi e poi allontanarmi. Non sono un elastico ed anche se lo fossi prima o poi mi spezzerei. È...>>.
<<Ellen, sta' zitta un attimo.>>, la pregai. Ma lei continuava, la voce più spezzata ad ogni parola.
<<Non credevo che facesse così male. Ray, perché fa così male? Mi sembra di...>>.
La baciai.
Lei non stava zitta, quindi la baciai come se non ci fosse un domani, come se fosse stata l'antidoto per una malattia mortale.
Premetti le mie labbra contro le sue e quando sentii la sua bocca aprirsi, permisi alla mia lingua di farsi avanti e di lottare con la sua.
Le mie mani la accarezzavano ovunque. Sentivo la sua pelle bagnata aderire alla mia. Sembravamo due parti di un puzzle che si incastravano perfettamente.
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Quell'estate
RomanceCon mia sorpresa, il ragazzo che venne ad aprirmi la porta non era affatto come me l'ero aspettato. Al posto del barbuto ragazzo dall'aria sorniona, comparve una folta chioma bruna e disordinata che adornava un volto dallo sguardo sveglio e vivace...
