39) Sensi di colpa...

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Quella telefonata aveva realizzato le mie paure. Kate sembrava turbata ma lo dava a nascondere, aveva apprezzato la sua comprensione.
Fortunatamente Michael aveva capito la mia situazione e decise di chiamare mia madre per informarla che sarei tornata a Los Angeles per qualche giorno;
Preparai un borsone mettendo le cose più essenziali. Sono pronta per partire, saluto Michael che mi raccomanda di stare attenta; salgo in auto, qualcosa più forte di me mi fece fermare a pochi metri dalla partenza. Presi il cellulare e chiamai Kate, ho bisogno di salutarla, mi serve un suo incoraggiamento.

-"Tesoro, che fai?" Chiesi sedendomi comodamente sul sedile.

-"Sto preparando lo zaino per domani. Sei partita?" Chiese curiosa, ma la sua voce nascondeva altro, ma non riuscì a capire cosa.

-"Sono sotto casa tua. Scendi!?" Dissi quasi supplicando, sperando lo facesse.

Mi chiuse il cellulare in faccia dopo aver urlato di aspettarla. Posai il cellulare sul cruscotto pensando cosa avrei fatto quando sarei arrivata a Los Angeles. In un attimo sentì aprire la porta e richiederla. Kate mi si lanciò addosso senza lasciarmi dire una parola, senza salutare; le sue labbra combaciarono alle mie con desiderio e ardore. Quel bacio mi aveva fatto capire quanto avesse paura di perdermi. Le sue mani fra i miei capelli, il sapore di menta e quel bacio che sembrò eterno erano sensazioni che fissai in mente per non sentire la sua mancanza.

-"Per cos'è questo bacio?" Chiesi stupita dalla sua azione impulsiva; avevo intuito perché l'avesse fatto ma volevo sentirlo uscire dalla sua bocca.

-"Per tutta la sera ho pensato che saresti partita sensa salutarmi.
...Questo è un saluto." Disse dopo alcuni secondi.

Mi nacque un sorriso a trenta due denti sentendo quelle parole.

-"Scema. Vieni qui!" Esclamai facendo segno di avvicinarsi con un dito; e così fece. La baciai castamente e le accarezzai la guancia spostandole quel ciuffo biondo dietro l'orecchio "Certo che torno da te. Tu sei mia!"aggiunsi baciando nuovamente le sue labbra sempre castamente ma questa volta il bacio diventò più travolgente. La mia auto era invasa da schiocchi e dal respiro affannato di entrambe.

-"Questo per cos'era?" Chiese riprendendo fiato.

-"Per ricordarmi come riesci a rendermi felice con un minimo gesto." Risposi accarezzando la sua mano che solo ora mi rendo conto di averla intrecciata a lei da quando aveva messo piede nella mia macchina "Devo andare." Dissi tristemente evitando il suo sguardo per evitare di mettermi a piangere, sembrava come se la stessi abbandonando.

-"Mi chiamerai?" Chiese speranzosa continuando a guardarmi.

-"Ovvio!" Esclamai sorridendo per darle un altro bacio "...Notte cucciola." Aggiusi stringendola nelle mie braccia annusando i suoi capelli e il suo profumo per fissarlo nella mia mente.

-"Mi raccomando guida con prudenza. Buon viaggio." Rispose aprendo.

-"Tranquilla nonna!" Esclamai per stemperare la situazione prendendola in giro; lei rise dandomi della stronza mi baciò nuovamente e scese dall'auto, lasciando il suo profumo nel veicolo, salutandomi con la mano attraverso il finestrino mentre misi in moto e partì.

La osservai dagli specchietti fin quando mi fu possibile.
Sento già la sua mancanza dopo neanche un minuto che ci eravamo separate; ma questa è una cosa che dovo fare; Jess merita questo ed altro. Mi sentivo in parte colpeve perché mentre lei stava in un letto d'ospedale lottando per la propria vita, io me la stavo spassando con la ragazza con cui l'avevo tradita. Mi sentivo una merda. Ma forse è quello che sono. È merito di sentirmi in questo modo.
Il tragitto fu senza termine, i miei pensieri iniziarono a vagare sui nostri ricordi, i bei momenti passati insieme, le risate, i litigi, la passione che ci univa, tutto terminato bruscamente in una notta maledetta. Accesi la radio alzando eccessivamente il volume per evitare di sentire i miei pensieri distraendomi con le hit del momento.

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