Per la prima volta, aveva dormito senza sognare niente... il che era un gran bel sollievo, dato che solitamente trascorreva la notte tra un incubo e l'altro.
Aprì lentamente gli occhi. Setacciò con la mano accanto a sé per accarezzare Carley, ma non c'era. Si guardò attorno allarmato. Dov'era finita? Cercò i pantaloni con lo sguardo. Erano arrivati sotto la sedia di fronte la scrivania. Scostò la coperta e si prolungò per prenderli. Li indossò velocemente, questa volta provando a trovare la sua camicia. Non c'era. Ispezionò in modo da non tralasciare nulla di intentato, controllò che non vi fosse nulla di sospetto. Nessun segno di colluttazione. Nessun oggetto fuori posto a parte i vestiti di Carley e i suoi peluche, già in disordine ancora prima che li avesse visti la sera precedente. La porta era chiusa. Accostò un orecchio ad essa. Non sapeva cosa pensare, ma era certo che se qualcuno fosse stato così bravo da rapirla, l'avrebbe pagata a carissimo prezzo. Aprì la porta all'improvviso, senza neanche far scattare la serratura. Scese le scale a passo felpato, arrivando immediatamente al piano terra. Sentì un rumore strano e insolito, come una sfrigolatura, provenire dalla cucina. Si precipitò lì senza far avvertire di un minimo la sua presenza. Forse ciò che vide era veramente da spararsi, di quanto fosse irrimediabilmente illegale.
Carley era di spalle, davanti ad una padella bollente, intenta a non bruciare delle uova strapazzate. Era coperta solo dalla sua camicia (ecco dov'era!), che stranamente adesso appariva striminzita. Le arrivava poco sopra le mutande nere di pizzo, le quali contribuivano largamente a definirle un sedere poco a dirsi perfetto. Le gambe affusolate, come poche potevano essere, erano sorprendentemente lucide alla luce del mattino.
Cominciò a canticchiare ed ancheggiare, mentre con una paletta salvaguardava le uova. Era l'essenza della provocazione fatta a persona. Portava i lunghi capelli ricci in una coda alta, a chignon, e di tanto in tanto buttava all'indietro la testa come se pensasse alla notte appena trascorsa. Si piegò in avanti per prendere due piatti nello scomparto inferiore del lavandino. Jeffrey si domandò se Carley non lo stesse facendo apposta.
Andò lentamente dietro di lei, senza annunciarsi. L'abbracciò, facendola sobbalzare di un minimo dalla sorpresa. Cominciò a baciarle piano il collo senza prestare attenzione al suo "Buongiorno!".
- Hai dormito bene?-, le domandò, respirandole sulla pelle.
- Sì, lo ammetto... Le tue braccia sono molto comode...-, commentò lievemente sardonica. Si allungò verso le sue labbra e gli stampò un bacio.
- Tu? Attento a come rispondi...-, lo guardò maliziosa, addentando un labbro e assottigliando gli occhietti vivaci.
- È stata la notte più bella della mia vita. Non pensavo che potesse essere così piacevole dormire. Mi sento meglio. Non riuscivo più a sentirmi così rilassato da quando sono tornato dalle missioni. O forse anche da prima, non ricordo.-, commentò, stringendole i fianchi.
- Hey! Adesso non confondiamo le due cose, soldatino!-, esclamò lei, voltandosi e mettendogli le braccia al collo.
- A cosa ti riferisci?-, domandò innocentemente. Lei arricciò il naso e gli rivolse uno sguardo provocante da sterminare almeno ogni elefante presente sulla faccia della terra.
- Mmm... Secondo me fai il santarellino apposta! Mi riferisco a...-, fece una pausa apparentemente interminabile.
- ... stanotte... Volevo un po'... parlarne, ecco... Io, lo dico veramente... non mi sono mai sentita così bene scopando con qualcuno... O meglio... facendo l'amore... Non l'ho mai fatto e ripensandoci... avrei voluto perdere la mia verginità così... E poi tu, wow... Sei stato fantastico, non pensavo che potessi essere così... diciamo così controllato e amorevole con me...-, sul viso di Jeffrey si delineò un sorriso sincero e rassicurante. La strinse a sé.
- Te lo meriti. Meriti tutto l'amore che il mondo possa offrire. Neanch'io mi sono mai sentito così bene e così a mio agio. Inoltre tu, beh. Sei più rischiosa di una bomba a mano.-, l'analogia le piacque.
- E perché lo sarei?!-, sfoderò il suo sguardo da pantera irresistibile con cui era solita ottenere qualsiasi cosa volesse, anche una rivelazione. Jeffrey conosceva bene quello sguardo. Riusciva a mandarlo fuori di testa più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ecco perché era pericolosa! Solo con quello sguardo potevano anche abolire le bombe atomiche.
- Perché sei... so che non è un modo molto carino per definire una ragazza, ma sei sexy. Ecco. Poi con quegli occhi potresti uccidere l'umanità intera. Non c'è arma più efficace di loro.-, sorrise soddisfatta alle sue parole, tanto che ne sembrò molto lusingata. Premette le mani sulle possenti spalle del suo bel Marine.
- Sai che è una cosa dolce...? In effetti, sei sempre stato così dolce... ma non l'ho mai notato davvero...-
- Prima lo ero di meno. Sono maturato fortunatamente e... mi sei mancata davvero. Non c'è stato attimo in cui non abbia pensato a te.-, strinse le labbra. Carley non riuscì più a trattenersi. Gli prese il viso tra le mani e lo baciò decisa.
Dopodiché ammiccandogli, si rivoltò verso i fornelli.
- Come mai ti sei rimesso i pantaloni, soldatino?-, gli nascose un sorriso beffardo.
- Mi sembrava giusto farlo. D'altronde, non sono a casa mia e c'è una fanciulla stupenda qui.-
- Tranquillo... Questa fanciulla non è così rigorosa verso la decenza...-, sussurrò lei, indietreggiando col sedere fino a sbatterlo contro il bacino del suo soldato.
- Spero ti piacciano le uova a colazione... Mi è venuta voglia di fartele...-, Jeffrey le sorrise dolcemente, nonostante non fosse abituato né a fare colazione, né a fare colazione con le uova.
- Oh, sì! Le adoro. Anche se pensavo si bevesse solo tè in questa casa.-, scherzò, continuando a coccolarla.
- Hey, non ti sei mai lamentato del mio tè! Poi guarda che lo faccio bene!-
- Sì, soprattutto quando l'ho bevuto amaro, perché tu mi avevi detto che ci avresti messo lo zucchero.-, scoppiarono a ridere.
- È stato solo un caso, dai! Oddio, sta bruciando! Dove sono le presine?!-, esclamò lei, mettendosi a frugare disperatamente in altri cassetti. Il tempo che riuscisse a trovarle, già le uova sarebbero risultate perdute.
Jeffrey prese il manico a mani nude e trasferì abilmente le uova in entrambi i piatti.
- Dove te lo metto?-, Carley si voltò. Rimase sorpresa e al tempo stesso spaventata.
- Ma Jeffrey! Cazzo, quella padella è bollente, mettila lì!-
Jeffrey poggiò la padella ancora fumante sui fornelli.
- Ma cosa ti è saltato in mente?-, domandò con voce premurosa, prendendogli la mano. Era già ustionata.
- Guarda che ti sei fatto!-
Jeffrey analizzò la bruciatura.
- Ustione di secondo grado. Passerà. Sembra superficiale, quindi sì, passerà tra 14/15 giorni.-, Carley rimase sbigottita non solo perché tutto era successo così velocemente che non era riuscita a realizzarne niente, ma anche perché aveva un calcolatore umano davanti incredibile. Era così naturale, come se gli succedesse sempre.
- Perché cazzo ti devi fare sempre male?!-, si percepì una nota disperata nella voce tremante. La guardò benevolo e accennò un sorriso sbilenco, come quei bambini rimproverati per qualcosa in cui erano innocenti.
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Il corso della fenice...
Literatura FemininaIl soldato Jeffrey di ritorno da delle missioni militari viene scosso nella notte dalla richiesta d'aiuto gridata da sua zia Noelle, risiedente nella casa accanto alla propria con il marito Mark e il figlio Fabian, al momento in Irlanda per conclude...
