Il soldato Jeffrey di ritorno da delle missioni militari viene scosso nella notte dalla richiesta d'aiuto gridata da sua zia Noelle, risiedente nella casa accanto alla propria con il marito Mark e il figlio Fabian, al momento in Irlanda per conclude...
Il suo volto totalmente sconvolto. Gli ricordava perché si fosse trattenuto tanto a lungo. Era scioccata, impaurita, incredula. Eppure Jeffrey sapeva ciò che stava accadendo nella sua testa. Stava riponendo con tutte le sue forze quelle informazioni nel dimenticatoio. Stava fingendo di accettare tutto, solo perché non farlo le sarebbe costata eccessiva fatica. Avrebbe dovuto rimettere in gioco la sua vita. Ciò non rientrava nelle sue priorità. Scuoteva la testa, guardando in basso. Si ravvivava i capelli e chiudeva gli occhi, stringendo le palpebre. E pensare che Fabian non la guardava neanche, che si perdeva quello spettacolo fantastico. Cosa avrebbe dato per godere di quel sorriso ogni singolo ed apparentemente insignificante secondo della sua meschina vita. Lo rendeva pazzo. Lo sballottava da un sentimento all'altro. Sgretolava ogni suo principio pezzo dopo pezzo. Da soldato più volte decorato lo faceva apparire come un idiota. Si ricordava perfettamente con che tono di sorpresa l'aveva salutata rivedendola. Quel "Ciao!" del tipo: Meno male che sei tornata, non riuscivo a vivere. Ho trattenuto il respiro attendendoti. E che dire poi di quando avevano fatto l'amore? La parola felicità non aveva mai avuto senso fino a quel momento. Per quanto ci avesse provato, non era riuscito a togliersi quel sorriso da ebete neanche quando era già tornato a casa. Era questo l'effetto che gli faceva. Sì, proprio addosso. Proprio dentro. Proprio sotto pelle a macchia d'olio. Sapeva solo che era nato moralista, quando invece poco prima sarebbe anche stato capace di arrivare ad uccidere un uomo. Questo perché? Per lei. Sì, lei. La fonte di tutte le sue angosce. Il tarlo interiore che lo teneva sveglio la notte. La trottola che gli faceva ballare il cuore tutte le benedette volte che la vedeva. Parlarle poi?! Gli risultava un'impresa. La gola si seccava istantaneamente. La lingua gli si appiccicava al palato peggio dell'ostia in Chiesa. Emetteva parole prima acute, poi basse in una melodia sgradevolmente stonata. Il suo corpo lo tradiva, ma in modo tale da non poter provare rancore, perché lei era talmente eterea e divina per lui che gli offuscava i sensi, la coscienza, la sua presa di posizione e soprattutto l'istinto naturale di arrabbiarsi. Lei era come poche. Lei era di cuore. Lei si sacrificava per ogni suo sbaglio. Lo rendeva migliore e allo stesso tempo demoliva ciò che era, o perlomeno i muri che si era disperatamente creato intorno per non essere attaccato dal resto del mondo. Era il motivo di ogni singola cosa. Per esempio, la guerra. Sì, era andato per lei. Non solo per lasciare che lei scegliesse Fabian in santa pace, ma anche perché voleva dimostrare che il bene in cui gli aveva fatto credere esistesse davvero, anche in lui. - Jeffrey... non dobbiamo rivederci mai più...-, concluse Carley, senza neanche guardarlo negli occhi. Rimase apparentemente impassibile, mentre moriva dentro. Poteva riuscire a contare i pezzi del suo cuore spezzarsi e cadere. Ne distingueva il suono da quando l'aveva conosciuta. Trattenne il respiro. - È stato tutto un errore...- - Ma hai sentito cosa ti ho appena detto?!-, sbottò incredulo, serrando la mascella. - Sì... Ma lui è il mio fidanzato...-, si sorprendeva sempre di più di quella sua ricerca di comprensione per Fabian. Quel suo giustificarlo anche se aveva ucciso milioni di persone. - Il tuo fidanzato è solo un mostro. E tu non sei da meno se continui a perdonargli tutto.-, le parole di Jeffrey divampavano lancinanti. Serrò la mascella nuovamente. Ciò che lo faceva ardere di più dentro era il fatto che lei non avesse neanche il coraggio di guardarlo negli occhi o di replicare. Era come se gli stesse dando ragione, ma in silenzio per farlo rosicare. - Lui... mi ama... Io ne sono certa... Lui ha fatto tanto per me...-, lasciò che calasse il silenzio tra loro, come un sipario. Sapeva che era inutile continuare a cercare di convincerla. - Tu non sai cosa vuol dire amare. Tu non sai che vuol dire fare tanto per qualcuno. Amare è dare la vita per chi ami. È sacrificare tutto, tutto ciò che possiedi per quella persona che ti fa battere il cuore. È non avere mai abbastanza di quella persona. È non lasciarla mai sola, sconsolata. È esserci sempre anche se gli impegni sono tanti.- - Lui... lo fa...-, incontrò il suo sguardo perso nel vuoto. Mentiva a se stessa. - Carley. Io penso che tu meriti molto più di quello di cui ti stai accontentando. Tu vali. Vali davvero tantissimo. Sei una persona fantastica, gentile, premurosa.-, attrasse a sé la sua attenzione. Tentò di sorriderle. - Mi ricordo che una volta mi chiedesti durante un nostro incontro perché non ti guardassi negli occhi. Beh, gli occhi sono lo specchio dell'anima, eppure io non ho mai avuto bisogno di vederli per capire che persona sei.-, si frenò. Deglutì nervosamente. Si passò una mano tra i capelli. - Volevo solo dirti che sei incredibile. E di non credere a chi ti dice che sei come le altre, perché non è assolutamente così e non lo sarai mai. Concludo dicendo, e ti prego di ricordare le mie parole...-, si soffermò a guardare la profondità dei suoi occhi, del suo animo così forte e unico. Si sentì un cappio alla gola stringere sempre di più. Tenne il respiro teso come le corde di un violino scordato dal tempo. - ... chi non riconosce il tuo valore non merita di stare con te, perché tu riempi di gioia la vita e fai credere nel bene anche chi non ci ha mai creduto. Ti amerò per sempre. Addio, Carley.-, la lasciò andare. L'aveva accompagnata per un breve tratto della sua vita, come un vento primaverile, e purtroppo per sé, non riusciva a pentirsene, anche se il dolore di avere la consapevolezza che Fabian vinceva sempre sul suo cuore, era lo schiaffo più forte che potesse mai ricevere. Scavalcò una ringhiera di ferro tra quelle accanto il cancello e non si voltò neanche dopo esser entrato in casa. Non aveva proprio la forza di voltarsi. D'altronde, come mai era riuscito a mostrare i propri sentimenti agli altri, così aveva preferito affliggersi da solo, nell'agghiacciante silenzio delle proprie lacrime dove nessuno lo avrebbe mai visto fragile. Carley, invece, nonostante volesse davvero corrergli dietro e raggiungerlo, non riuscì a staccare i piedi dall'asfalto, perché non era solita tornare da chi scappava da lei.
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