Sapeva perfettamente di averle chiesto troppo e non pretendeva che si prendesse certe responsabilità incontrollabili. Ora l'unica cosa che voleva era che il destino si compisse come doveva fare. Lo avrebbe dimenticato. Non era poi così difficile per lei. Lo aveva dimenticato già dopo 5 anni. Non doveva essere un problema. Si sarebbe sposata, avrebbe avuto dei figli... dei bellissimi figli ed era certo che lei si sarebbe dimostrata una madre stupenda. Altro paio di maniche sarebbe stato invece il padre. Afferrò le sbarre della sua cella.
Non aveva dubbi. Non ne aveva proprio. All'inizio sì, forse perché si era lasciato prendere dal nervosismo, ma ora che riusciva a ragionare con una certa lucidità, aveva ben ricostruito i fatti. Ed era altamente ovvio chi lo avesse incastrato.
Fino a quando stava estirpando le erbacce, possedeva ancora il coltellino. Dopo pranzo era andato da sua zia. Quando era tornato e stava rastrellando le foglie, si era imbattuto in una radice che voleva tagliare, ma il coltellino era sparito.
Dove poteva mai essere? Gli sarà caduto e qualcuno malignamente lo avrà preso, scoprendo di chi fosse, per poi commettere un omicidio, lasciare il coltellino sulla scena del crimine e rovinargli la vita per sempre.
Chi poteva odiarlo fino a quel punto? Beh, non c'era bisogno di presentazioni di quanto già tutto parlasse da sé.
Era stato così tentato di dirlo a Carley... gridarlo ai quattro venti... ma sapeva come avrebbe reagito lei.
"Come ti permetti di fare queste accuse al mio ragazzo perfetto?!", lo avrebbe rimproverato, sparendo dalla circolazione per sempre. Avrebbe anche potuto pensare che lui avesse compiuto tutto questo delitto, presumibilmente perfetto, per incastrare in realtà Fabian. Per fortuna, non le aveva detto niente. Forse era meglio così. Forse era proprio meglio non coinvolgerla. Così non si sarebbe messa nei guai per lui... Non se lo sarebbe mai perdonato, se qualcuno le avesse fatto del male, mentre lei era in giro a cercare prove per scagionarlo.
A volte si fermava a pensare a come il destino fosse così perfetto e giusto. Nessuno sapeva quale fosse, ma lo percorreva inconsciamente. Comportava delle perdite, dei sacrifici, ma alla fine si scopriva che non poteva andare meglio di così. Era un filo conduttore di ogni azione che si dipanava in varie scelte, scelte che a loro volta ne comportavano delle altre... ma questa era solo la concezione che ogni umano possedeva... In realtà è tutta una via dritta e unitaria, già scelta, già studiata, già percorsa e percorribile.
- Hey, pivello! Hai visite!-, gli annunciò il grasso poliziotto di colore di guardia alla sua cella. È sicuramente inutile dire che Jeffrey avrebbe potuto rompergli l'osso del collo da dietro le sbarre e uscire da quella sporca prigionia in circa 30 secondi, senza essere visto né riconosciuto, ma preferiva non farlo.
"Visite?! Ancora?", pensò Jeffrey, voltando di 30º la testa verso il corridoio anonimo. Riconoscendo l'amico non poté che preoccuparsi. Già aveva fatto così tanto scalpore la notizia del suo arresto, che era arrivata fino alla caserma?
- Jeffrey. Tua nonna mi ha fatto sapere...-, parlava come chi arrivava in ritardo al funerale e sentiva l'esigenza di inventarsi delle scuse.
- Tranquillo.-
- Come posso stare tranquillo?! Jeffrey, ma hai intenzione di uscire?!-, distolse lo sguardo. Non credeva di poter riconoscere il vero e sincero interesse in questa umanità priva di valori e ricca di acerbo egoismo.
- Perché? Se non volessi?! Ti interesserebbe?-, Jonathan sembrò offendersi alla domanda.
- Ma ti drogano il cibo qua dentro?! Spero che tu stia scherzando! Ci conosciamo dall'asilo. Penso di interessarmi a te. Soprattutto se ho dovuto prendere permesso per venire qua.-, Jeffrey riconobbe di aver esagerato.
- Scusa.-
- Che cosa vuol dire che non vorresti uscire?! E Carley? La lasci così? Vuoi che si sposi con quella merda?!-, lo provocò Jonathan. Jeffrey non ci vide più dagli occhi. Sbatté le mani sulle sbarre con tutta la forza, facendo tremare i cardini arrugginiti dal tempo. In tutto il corridoio regnò il silenzio.
- Sarà il destino... che vuole questo. Le ho proposto di farmi da avvocato, ma non ha accettato. Meglio così.-, riprese quel suo caratteristico tono monocromatico da soldato imperturbabile.
- Ah, allora è per questo che ti vuoi distruggere, vero?!-
- Lei non mi crede, per la miseria. Che cavolo di senso ha vivere se lei non mi crede?! Poi. Lei ama e amerà per sempre Fabian. Chi sono io per farle cambiare idea? Come ho potuto crederci? Nessuno ci riuscirà mai.-
- Smettila di autocommiserarti, Jeffrey. L'ho vista io. L'ho vista poco fa quella ragazza e credimi. Se c'è una persona al mondo che può dissuaderla sei proprio tu. Io credo fermamente che tu possa riuscirci. Credo ancora che il tuo destino con lei debba compiersi.-, alle parole, Jeffrey si illuminò di luce propria. Jonathan aveva questa particolare predisposizione a capire che tipo di persona avesse davanti a primo sguardo o come avrebbe reagito a certe situazioni. Soprattutto per questo Jeffrey teneva molto in considerazione la sua opinione.
- Basta chiacchiere adesso. Sono venuto qui per pagarti la cauzione. Accetti?-, domandò come se fosse un affare tra mercenari. I loro occhi abituati al peggio della vita si incontrarono.
- Sento che domani devo andare al processo. Non voglio alcuna libertà vigilata. Almeno per il momento.-, sospirò Jeffrey, congiungendo le mani davanti a sé.
- Domani ci sarò. Ti verrò costantemente a trovare per sapere se hai bisogno di me.-, concluse Jonathan, voltandosi per andarsene, ma piantò i piedi in terra quando sentì l'amico chiamarlo.
- Grazie. Sei il fratello che non avrò mai.-, ammise Jeffrey.
- Lo so, fratellino. A domani.-, si congedò Jonathan, percorrendo il corridoio verso l'uscita.
Jeffrey a quel punto rimase solo con i suoi pensieri. Sapeva che se anche solo avesse mosso un dito, almeno la maggior parte delle forze militari con cui aveva collaborato avrebbe fatto di tutto per liberarlo. A tal punto di rapirlo. In generale, avrebbe potuto anche lui stesso uscire di lì in qualsiasi momento egli volesse, ma si ostinava a non farlo. Perché? Era pazzo, giustificò la scelta superficialmente... o forse era proprio il suo destino a volerlo?
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Il corso della fenice...
ChickLitIl soldato Jeffrey di ritorno da delle missioni militari viene scosso nella notte dalla richiesta d'aiuto gridata da sua zia Noelle, risiedente nella casa accanto alla propria con il marito Mark e il figlio Fabian, al momento in Irlanda per conclude...
