Il soldato Jeffrey di ritorno da delle missioni militari viene scosso nella notte dalla richiesta d'aiuto gridata da sua zia Noelle, risiedente nella casa accanto alla propria con il marito Mark e il figlio Fabian, al momento in Irlanda per conclude...
Il difficoltoso campo di battaglia e il suono degli spari in lontananza non riuscì a destare Jeffrey dai suoi profondi pensieri. - Fra, che hai? Sei pensieroso da quando sei arrivato.-, osservò Jonathan, il suo collega del secondo reggimento a cui Jeffrey aveva fatto parte circa due anni prima. - Ho rivisto Carley...-, il collega rimase sorpreso. - Allora, si spiega tutto! Dove l'hai vista? Avete parlato?-, domandò entusiasta, nonostante sapesse che Jeffrey non era un tipo molto loquace. - Mio zio è morto, il padre di Fabian.- - Ah, il suo fidanzato, giusto? Ancora stanno insieme?- - A quanto pare, sì.-, Jonathan si oscurò in volto. - Questo è un problema...-, si limitò a dire, mentre il caporale si avvicinava a loro. Lo salutarono militarmente. - Di che confabulate voi due?-, chiese scherzoso il nuovo arrivato. - Parlavamo della ragazza nella foto.-, spiegò Jonathan. - Oh! L'hai trovata! Vi siete incontrati? Carley, giusto?- - Sì, proprio lei. Ci siamo visti ai funerali di mio zio.-, Jeffrey abbassò leggermente lo sguardo. - Mi dispiace, soldato... Come si chiamava?- - Mark Evans.- - Era il padre di un certo Fabian?- - Sì, proprio lui. È mio cugino ed anche il fidanzato di Carley.-, ammise Jeffrey con l'amaro in bocca. - Ah! Allora ho capito chi sono! Ma mia zia, che è amica della tua, mi ha riferito che hanno intenzione di sposarsi nel 2018...-, Jeffrey si sentì mancare il respiro istantaneamente. - Che cosa?!-, sbottò Jonathan non credendo alle sue orecchie, mentre il caporale veniva richiamato all'ordine da uno dei marescialli. Jeffrey rimase ermeticamente chiuso in sé stesso. Cercò di accettare la notizia, ma no, non poteva essere! Non poteva permettere che accadesse! Cominciò ad agitarsi, a sgranare gli occhi di tanto in tanto, immaginando le eventuali conseguenze, ma di come la girava e rigirava, sarebbero state comunque catastrofiche per la sua salute mentale e fisica. - Ti va di parlarne?-, chiese il collega rimasto ad osservare ogni reazione. - Ti rendi conto?! Per la miseria!-, esclamò solamente. - Sì, Jeffrey...- - Due anni... Due anni per farle cambiare idea su di me?! Veramente?!-, lo diceva come per convincere sé stesso. - Jeffrey. Non è così impossibile! Non con te! Te la saprai conquistare, ne sono sicuro! Ora finisce questa settimana e appena torni a casa, vai da lei!-.
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Fu la settimana più lunga della vita di Jeffrey, ma quando tornò non poté essere più sollevato. Decise di dedicarsi ad aggiustare la sua vecchia moto e dopo ore di lavoro, la riportò al suo antico splendore. Pensò di farsi qualche giro di prova nella strada deserta di fronte casa sua, alla cui fine di essa si svoltava per dirigersi verso la città. Mise in moto e accelerò leggermente. Passò di fronte casa di Fabian e in quel preciso istante, una vocina familiare lo destò dai suoi pensieri. - Hey, Jef!-, la voce altamente bambinesca lo fece sorridere. - Edward!-, lo salutò, frenando di fronte a lui. - Wo! Che figatona!-, esclamò Edward, ammirando la moto con le mani nei capelli. - Eh, sì. L'ho aggiustata. Vuoi fare un giro con me?-, accennò un sorriso. Edward non aspettò neanche la proposta che già aveva montato davanti Jeffrey. Cominciarono dei giri spericolati avanti e indietro per tutta la strada. All'improvviso, si sentirono chiamare. Era Hector, il figlio di Danielle, poco più piccolo di Edward. Jeffrey fermò la moto di fronte il cancello di sua zia Noelle. - Volete entrare? Sto giocando con Moonly!-, propose loro Hector. Jeffrey si pose la domanda poco dopo. - Moonly?! Chi è Moonly?- - La nuova cagnetta di zia Noelle! Non l'hai vista? Io sì!-, esclamò Edward leggermente elettrizzato. - No, sono stato in missione.- - Lo ha regalato la fidanzata di Fabian alla zia, anche perché dice che il nero porta fortuna e dopo gli ultimi avvenimenti, ne abbiamo proprio bisogno...!- - Dici Carley?-, chiese Jeffrey piuttosto sorpreso di un tale atto di cortesia così apparentemente gratuito. Non era da lei... o sì? - Sì, proprio lei! Guarda che carina!-, disse entusiasta Hector, prendendo tra le braccia la cucciola di Labrador nera come la pece. - Forza, entrate!-, i due accettarono di buon grado l'invito. Jeffrey spostò la moto davanti il secondo cancello oltre la traversa della strada fino a quel momento percorsa. Poi, posò il casco nello scomparto, dopo aver chiesto a Danielle (la quale era appena scesa dalle scale) il permesso di poter parcheggiare lì.
Giocarono per circa un'ora a rincorrere la sfuggente Moonly, che spesso andava ad imbucarsi in posti di cui neanche si conosceva l'esistenza. Verso le 17:26, Edward dovette fare merenda, perciò si assentò per qualche istante. Jeffrey invece continuava a cercare di afferrare Moonly piegato a quattro piedi dentro le siepi e vedendolo così accovacciato nelle pose più assurde Hector non riusciva proprio a smettere di ridere. - Ma Misericordia! Prova a non ridere!-, sbottò Jeffrey, guardandolo seriamente e ripetendoglielo più volte, ma più lo diceva, più Hector rideva a crepapelle. A un certo punto, si accostò alla casa una Clio argentata. Jeffrey fece finta di non essersene accorto. Vide con la coda dell'occhio Fabian che usciva dall'auto e chiedeva alla sorella dove fosse Moonly. - È con Jeffrey!- - È qui!-, esclamò Jeffrey, agitando una mano in aria, mentre con l'altra tentava di non farsi sfuggire la cagnetta. Fabian gli arrivò davanti a lui. - Jeffrey. Ti avverto che Moonly è attratta dall'odore della compostiera dietro l'orto, quindi se all'improvviso non la vedi più, è al 90% lì...-, Jeffrey lo guardò sbigottito. "Perché cavolo mette le mani avanti?", si chiese, giacché gli stava elencando varie istruzioni ben dettagliate (ma magari...) sui Labrador, come se Jeffrey avesse poco prima proposto di fare da dog-sitter, quando non era accaduto nulla di tutto questo. Dopo aver esposto ogni possibile pericolo, Fabian prese dalle zampe anteriori Moonly e la portò alla macchina di Carley, come un sacco di patate, quando la prima delle sue devote istruzioni comportava il non far sentire il Labrador un essere qualunque. Poi tornò indietro come se si fosse dimenticato qualcosa. Jeffrey colse l'occasione al volo ed uscì dal cancello, andando verso la macchina di Carley, seguito da Hector. La salutò in lontananza con un cenno della mano e lei sembrò ricambiare con un sorriso. Si accostò al finestrino abbassato corrispondente al posto del guidatore. Carley era stravaccata in modo svogliato. Indossava una piacevole maglia larga rosa, che le ricadeva sul petto come un velo di piume, e dei jeans. Gli sorrise con occhi accesi di gradita sorpresa. - Ciao Jef!- - Ciao Carley...-.