Lo costrinse ad alzarsi e lo buttò sul divano. Aveva da sempre intuito che Carley in certe cose era più simile ad una belva famelica che una normale persona, ma non immaginava che potesse esserlo a tal punto. Era insormontabile il suo concetto di essere sexy. Si sedette sulle sue cosce con le gambe aperte. Gli leccò l'orecchio incitandolo ad essere cattivo. Non era esperto di simili giochetti, ma doveva ammettere che non gli dispiacevano affatto. Le strinse i fianchi, ma a lei non bastava. Gli morse le scapole per punirlo, gli graffiò un pettorale per rafforzare il concetto. Si sciolse i capelli, scuotendoli in aria.
- Lasciati andare...-, gli mise le braccia al collo, sistemando il bacino in corrispondenza. Si accostò al suo orecchio.
- Un problema che ti ho sempre fatto notare è che pensi troppo...-, gli sussurrò, per poi mordergli il lobo.
Si tolse la camicia di colpo, rivelando il tanto apprezzato reggiseno di pizzo nero, che Jeffrey non seppe definire il perché, forse la luce, la carnagione, la pelle sudata o il movimento sinuoso del corpo, la rendeva ancora più provocante.
- Ora... voglio che agisci, seguendo i tuoi istinti animali...-, concluse, dando una leccata verticale agli addominali.
Jeffrey fremette, per poi stringerla forte a sé e morderle il collo, preso dall'attimo di follia. Sembrò compiaciuta.
- Oh, sì! Così ti voglio!-, gemette, stringendogli i capelli dalla foga incontrollata.
La prese dalle cosce e la sbatté sul divano, sormontandola con il fiato corto. Rimaneva ancora leggermente titubante.
- Non resistermi, Jeffrey... Abbiamo aspettato troppo tempo... Ora non voglio più aspettare...-, mormorò lei con una voce tra il rauco dell' "appena svegliata" e il sexy improrogabile. Lo invitò con lo sguardo a fare tutto ciò che gli venisse in mente sul suo corpo. Stava letteralmente impazzendo dalla voglia di replicare la serata del giorno precedente, ma non voleva assolutamente farle male. Ancora non riusciva bene a modulare la propria forza. Non doveva perdere il dominio di sé, doveva rimanere concentrato.
- Io. Io. Non so che mi è preso. Scusa.-, tentò di scostarsi, ma Carley, lo tenne stretto.
- Non scappare... Ti voglio, cazzo... Ora, in questo momento, non me ne fotte di niente...-, sentì il proprio cuore pulsargli come un tamburo elettrico. Amava la determinazione di Carley, quel suo pretendere che si facesse ciò che lei e solo lei volesse. Affondò la lingua senza paura, la esplorò voracemente. Non sapeva circoscrivere cosa fosse quella attrazione fatale. Sapeva solo che nella sua testa c'era lei e basta. Tutto il mondo fuori, non era stato invitato. Aveva ragione Carley, rimuginava sempre troppo su tutti quei problemi, anche quelli che non lo riguardavano personalmente. Sentì sotto i polpastrelli la cucitura del reggiseno e per quei pochi istanti gli sembrò un'emozione unica.
La mano di Carley finì senza preavviso sul bordo dei suoi pantaloni. Ciò lo riempì nuovamente di grinta. La baciò affondando di più la lingua. La sentì premere proprio lì. Era come se fosse posseduto di quanto si sfogava sulle sue labbra stranamente più lente rispetto le sue.
Lo spinse sull'altro capo del divano riprendendo il controllo, anche se non lo aveva mai perso. Gli graffiò innocentemente il petto, godendosi la visione del suo corpo e del suo sguardo assatanato. Gli mise un indice sulle labbra, arrestando brevemente il suo respiro affannoso. Sapeva di essere irresistibile e le piaceva affermare ripetutamente il proprio titolo. Ora che aveva fatto perdere il dominio di sé anche al suo rigido e incorruttibile soldatino di piombo, si sentiva oltremodo soddisfatta e con una laurea creata solo per sé sull'irriverente seduzione. Gli baciò e mordicchiò il petto, poi gli addominali, che sensibili si contraevano al tatto. Gli sbottonò i pantaloni con i denti e gli abbassò la cerniera allo stesso modo.
Jeffrey cominciò a respirare ancor più affannosamente e a buttare la testa all'indietro di tanto in tanto per quanto l'eccitazione stesse diventando incontenibile. La voleva e basta. Voleva sentirla come la sera precedente. Gli levò cautamente i boxer e lui a sua volta le sfilò le irresistibili mutandine di pizzo. Lo vedeva dal suo sguardo che era intenzionata a fare la preziosa, a farlo soffrire mortalmente prima di concedersi, perché ciò era parte del giochetto erotico a cui Jeffrey si sentiva troppo inesperto.
Gli strinse i capelli, mentre sfregava delicatamente la sua intimità e gli estorceva soffocati gemiti. Voleva che la supplicasse, voleva che arrivasse al limite o anche oltre... Passò tra le dita il suo membro con onnipotenza. Lo percepiva che stava gradualmente dando di matto e le piaceva da morire.
Le mano di Carley era candida e competente, ma non gli bastava. Desiderava vivamente entrare in lei. Diventare un'unica cosa. Amava vederla con il labbro tra i denti, gli occhi accesi dalla passione, il corpo lucido e sudato che aspettava solo un suo cenno per scatenarsi davvero.
- Ti. Ti prego.-, sospirò improvvisamente senza riuscire a mantenere il proprio autocontrollo.
- Cosa...?-, girò il coltello nella piaga, perché voleva sentirsi dire quanto fosse indispensabile. Era quasi narcisista.
- Voglio scopare con te.- le ringhiò vinto. Gli sorrise malefica e lo accontentò, lasciando che la penetrasse violentemente.
Lo cavalcò come mai aveva fatto in vita sua, godendo come una forsennata. Sentiva un calore dentro che si irradiava in tutto il suo corpo. Poi lo guardava e amava sentirlo così sottomesso. Si sbatteva su di lui con determinazione, sudava, godeva e ciò che era ancora più strano è che le piaceva davvero troppo, era come se nuovamente non lo avesse mai fatto con nessuno, quando era consapevole che non fosse proprio così. Forse qualsiasi cosa provasse con Jeffrey racchiudeva comunque in sé almeno un pizzico di vero amore e ciò rimaneva inestimabile.
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Il corso della fenice...
Chick-LitIl soldato Jeffrey di ritorno da delle missioni militari viene scosso nella notte dalla richiesta d'aiuto gridata da sua zia Noelle, risiedente nella casa accanto alla propria con il marito Mark e il figlio Fabian, al momento in Irlanda per conclude...
