34. Sicurezza e incertezza...

80 5 0
                                        

Lo aspettava impaziente. Era arrivata in meno di 5 minuti, la signora Mary le aveva aperto chiedendole gentilmente di attendere in cima alle scale. Non sapeva di preciso dove fosse andato Jeffrey, ma le garantì che sarebbe tornato presto. Dopodiché era sparita tra le siepi.
Piegò una gamba e si sostenne al muro, vedendola volatilizzarsi... Si passò una mano tra i capelli leggermente frenetica. Dov'era finito? E se gli fosse successo qualcosa? Se qualche altro russo avesse tentato di ucciderlo? Controllò il suo ultimo accesso su Whatsapp, ma niente... Non si collegava dalla sera precedente... Da un lato aveva la consapevolezza che Jeffrey sapesse benissimo difendersi da solo, ma d'altro non riusciva a non temere per la sua vita. Non faceva altro che guardarsi intorno e a volte restare pietrificata a guardare l'entrata, pregando che lui arrivasse.

 Non faceva altro che guardarsi intorno e a volte restare pietrificata a guardare l'entrata, pregando che lui arrivasse

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Fu esaudita. Jeffrey entrò dal cancello, controllando che dietro sé non vi fosse nessuno. Le sue spalle apparivano ancora più tese del normale e i suoi occhi accesi da un'ira, tenuta comunque sotto un ferreo controllo. La vide e a grandi passi cercò di raggiungerla, ma fu bloccato dalla signora Mary.
- Nipotino! È venuta quella ragazza che ti piace tanto!-, l'imbarazzo di Jeffrey si era incrementato in maniera esponenziale. Accennò un sorriso e le sussurrò che già lo sapesse, dato che l'aveva appena scorta.
- Ah, ecco! Gioia, scendi! È arrivato! Te lo avevo detto che sarebbe arrivato presto! È un ragazzo d'oro il mio Jeffrey!-, patteggiò per lui, dandogli una pacca sul braccio.
Carley scese saltellando come Heidi dalla contentezza. Appena fiancheggiò Jeffrey, subì un suo sguardo a dir poco distaccato, come se si sentisse controllato costantemente da qualcun altro. Lo giustificò, dando per scontato che fosse a causa di sua nonna.

- Sai è abitudinato sin da bambino ad essere così premuroso e gentile!-, Jeffrey scosse la testa, sentendo l'ennesimo turpiloquio

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

- Sai è abitudinato sin da bambino ad essere così premuroso e gentile!-, Jeffrey scosse la testa, sentendo l'ennesimo turpiloquio. Gli volle accarezzare impulsivamente la schiena, così, senza farci troppo caso. Sembrava spossato e chiuso in sé stesso... ermeticamente. Voleva che sapesse che c'era per lui.
- Mi fa piacere che vi siate avvicinati di nuovo! Struzzolalo quanto ti pare, gioia!-, la incitò la signora Mary, captando il colpo di mano. Pensò che solo lei avrebbe anche potuto scrivere un intero dizionario a modo suo. D'altronde era curiosa di imparare la sua stramba lingua.
- Sì, nonna. Mi ha chiesto aiuto per il suo computer. Ora andiamo.-, le parole erano asciutte, fredde, apparentemente sconnesse. Lo guardò innamorata e all'istante si focalizzò sulle sue dolci labbra. Non desiderava altro.
- Va bene, cari! Quanto siete belli! Tranquilli che non verrò a controllare se state davvero usando quel conputero!-, l'eco della parola "utero" echeggiò anche troppo forte. Jeffrey accennò un sorriso dannatamente forzato, poi cinse Carley con un braccio a sé e la portò in cima alle scale velocemente. La spinse ad entrare in casa, attento a non farsi vedere da nessuno. Chiuse a chiave la porta.
- Che ci fai qui? Non dovresti essere a lavoro?-, sbottò lui, con la fronte corrucciata.
Carley si sentì come accusata. Rimase per qualche secondo impietrita.
- Sì, è vero, ma preferivo passare un altro po' di tempo con te... Se ti dà dispiacere, vado... Non c'è problema! Mi risparmio un giorno di malattia...-, gli diede le spalle per poi sentirsi spingere contro il suo corpo.

Il corso della fenice...Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora