Era la prima volta che Carley si addormentasse di botto, dopo un rapporto. Ancora non riusciva a crederci... Lo avevano fatto veramente? Lei e Jeffrey? Il bel soldato della porta accanto?
Erano le 3:11 quando si svegliò rilassata tra le forti braccia del suo bel Marine. Si voltò piano verso di lui e gli accarezzò il viso. Quanto era bello... Perché non lo aveva mai notato prima? Forse perché era qualcosa che andava ben oltre la semplice bellezza esteriore, ovvero ciò che solitamente stava al primo posto per lei. Ora lo trovava indispensabile. D'altronde come si era sentita con lui, non si era mai sentita con nessuno e non faceva che ripeterselo. Perché lo aveva allontanato? Se lo ricordava bene il motivo e ora, che lo aveva davanti e che tutto ciò che potesse temere era già accaduto, le sembrava granché stupido... Avrebbe dovuto rischiare e non lasciarselo scappare per paura di essere troppo attratta.
Jeffrey si svegliò gradualmente, strabuzzando a poco a poco gli occhi come un cucciolo smarrito.
- Hey, scusami, ti ho svegliato?-, gli sussurrò amorevolmente, scompigliandogli leggermente i capelli.
- No, tranquilla... È che dormo spesso a spezzoni. Da quando sono stato in guerra, il mio sonno non è più lo stesso. Spesso ad una piccola variazione di respiro, mi sveglio. Come poco fa il tuo.-, spiegò, prendendosi la libertà di darle un bacio e cingerla a sé delicatamente.
- È una cosa abbastanza dolce...-, commentò lei, poggiando la testa su una sua spalla. Forse era l'unica volta in cui era riuscita a beneficiare della sua tranquillità d'animo. D'altronde, ogni volta che stavano insieme, lui rimaneva teso. Invece ora, l'uno accanto all'altro era come se le avesse mostrato il vero sé stesso e a lei piaceva. Eccome se le piaceva!
Cominciò però a temere che anche altre avessero avuto il privilegio di questa "visione".
- Sei stato con altre? Dico... Prima di me...?-, domandò incerta, dato che non avrebbe saputo come reagire ad una risposta. Jeffrey accennò un sorriso.
- In realtà, ammetto di sì. Beh, ma tu stai con Fabian e io conosco perfettamente i suoi gusti, soprattutto in fatto di ragazze.-, cercava di essere sarcasticamente sincero, ma non era abbastanza per ammansire Carley.
- Come sarebbe a dire?!-
- Beh, Fabian ha sempre bramato intensamente il contatto fisico. Quindi penso che...-, la frase restò in sospeso, perché Carley non poté che ridere. "Si dice sesso, soldatino di piombo mio!", pensò accovacciandosi pensierosa a lui.
Lo sguardo le cadde su un suo tatuaggio.
- A tal proposito... Ho visto che hai dei tatuaggi... Come te li sei procurati? E cosa significano?-
Jeffrey la guardò indecifrabile. Lo sentì irrigidirsi. Gli accarezzò un pettorale per rassicurarlo.
- Questo è un simbolo di libertà. In ricordo di mio nonno che ora spero sia finalmente libero da ogni dolore.-, chiarì, indicando la doppia piuma sul bicipite.
- Questo è un simbolo dei Marine. Segno di appartenenza alla mia fazione militare.-, indicò il tatuaggio sulla schiena, ritraente la freccia poggiata all'ancora.
- E questo?-, gli domandò, poggiando l'indice sulla sua scapola, dove la piccola scritta in russo primeggiava, speranzosa di essere decifrata. Jeffrey le sembrò imbarazzato o forse lievemente fragile.
- Beh, questo.-, vide le sue labbra diventare più rosee.
- Questo si pronuncia Ya vyzhit' dlya vas.-, si ricordò senza neanche provare a leggerlo. Il tatuaggio si presentava pressoché così: Я выжить для вас.
- E che vuol dire?-, chiese ingenuamente.
- Vuol dire: Sopravvivrò per te.-, rispose, abbassando lo sguardo, per non incontrare quello di Carley.
- A chi è rivolto? Una delle tue fiamme?-, Jeffrey sorrise all'ingenuità che poco dopo si tramutò in ritardata consapevolezza di chi riesce a connettere i fili mentali solo dopo aver prima fatto girare un po' le rotelle.
- La mia fiamma.-, la guardò intensamente e lei non deluse le sue aspettative. Lo baciò piano. Già le mancavano le sue labbra, il suo corpo che le gravava addosso. Gli accarezzò gli addominali per accompagnare le loro labbra. Con le punte delle dita cominciò a delineare il disegno del suo ventre. Lo tastava come se volesse godersi nuovamente la simbiosi tra loro due. Sentiva la sua pelle liscia, lieve... Non aveva mai neanche cercato di provare a sentire certe cose così invisibili o meglio, invivibili...
Ma chi era veramente Jeffrey? Cosa aveva passato? Qual era realmente la sua visione d'essere all'interno di un mondo così variegato? Come riusciva a vivere dopo tutte le cose brutte e violente che aveva visto? Come riusciva ancora a sperare in un futuro dopo ciò che aveva passato? Come si era procurato quelle cicatrici e soprattutto chi gliele aveva procurate in una maniera così brutale e insensibile? Era questo ciò che Carley continuava a chiedersi...
I polpastrelli sfiorarono l'ennesima cicatrice.
- Chi ti ha fatto questo...-, sussurrò, staccandosi dal bacio e focalizzando l'attenzione su di sé.
- ... è morto? È in mano alle autorità?-
- Perché mi chiedi questo?-, rispose Jeffrey. Non poteva dirle niente, eppure era così allettante superare il confine e dire la verità una volta per tutte, ma a che costo? Perderla? La paura lo frenava. Voleva così tanto gridarle che avrebbe voluto ucciderlo anche in quell'istante, anche se era sangue del suo sangue. Avrebbe voluto ucciderlo per tutto il male che gli aveva fatto, che aveva fatto alla sua famiglia e anche a lei, nonostante lei non volesse ammetterlo.
- Perché dovrebbe esserlo, non trovi?-, si strinse a lui e baciandolo si addormentò nuovamente.
Jeffrey vegliò su di lei, sul suo respiro, sul suo battito cardiaco. Era strano e forse accessibile solo a pochi percepire i suoni più "naturali" della persona per cui daresti in cambio la tua vita.
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Il corso della fenice...
Literatura FemininaIl soldato Jeffrey di ritorno da delle missioni militari viene scosso nella notte dalla richiesta d'aiuto gridata da sua zia Noelle, risiedente nella casa accanto alla propria con il marito Mark e il figlio Fabian, al momento in Irlanda per conclude...
