<<Perfetto, sono contento che siamo riusciti a trovare un accordo nell'immediato>> disse mio padre, seduto a capotavola. Ci trovavamo nella sala delle riunioni; dalle finestre si affacciava il panorama della città. Una decina di uomini in giacca e cravatta sospirarono, soddisfatti.
"Nell' immediato" era un eufemismo, dato che eravamo in quella stramaledetta stanza da cinque ore. Il mio stomaco brontolava e avevo proprio voglia di fumare
La cravatta che avevo indosso iniziava a starmi stretta, dandomi quasi la sensazione di soffocare.
<<Allora ci incontreremo qui, domani allo stesso orario, per discutere dei dettagli>> replicò un collega, alzandosi dal tavolo nero lucido.
Ci alzammo tutti, e dopo vari convenevoli, finalmente riuscì a liberarmi da quella gente. Ora dovevo trovare un modo per liberarmi di mio padre, in modo che non destasse ulteriori noie.
Mio padre sorrideva soddisfatto, contento che tutti i suoi affari stavano andando in porto.
<<Ho proprio fame>> esclamò, prendendo un bel respiro. <<Caspita, è l'una del pomeriggio, è anche normale. Che ne dici di una bella fetta di carne? >> mi chiese, girandosi a guardarmi con un pigro sorriso.
Annuii, seguendolo alla fermata dei taxi. Come rifiutare?
Parlò per tutto il tempo della riunione, dei buoni progressi che stavo facendo nell'apprendere le dinamiche del lavoro, di come e quando avrei iniziato l'apprendistato con lui, alternando lo stage agli studi del college, di quanti soldi stavamo guadagnando con i nuovi progetti.
<<E di quanti bambini stiamo aiutando>> sottolineai, con lo sguardo perso oltre la finestra del lussuoso ristorante.
<<Certo, certo. Soprattutto>> assentii lui, prendendo una grande sorsata di vino. <<Posso farti una domanda?>> mi chiese, all'improvviso.
<<Certo>>.
<<Dove hai la testa, ultimamente? Credevo che cambiare città ti avrebbe beneficiato. Sembra non sia così>> mi confidò, tra un boccone e l'altro.
<<Ti sbagli. È tutto ok>> mi limitai a rispondere.
<<Insomma, in fondo non è cambiato niente. Conduciamo la stessa vita di allora, persino Beverly è venuta nella nostra stessa città... >>.
<<È proprio questo il punto, cazzo!>> sbottai, sbattendo un pugno sul tavolo.
Mio padre non si scomposte, anzi, rimase impassibile a quello scatto. <<Beverly... è il problema? >>.
<<No papà>> risposi. <<Il problema è che anche se abbiamo cambiato città, non è cambiato niente. È tutto uguale a prima>>.
<<Ti sbagli. Tua madre, figliolo—>>.
<<Non sto parlando di lei>> sussurrai, mettendomi due dita sulle tempie.
<<L'altra sera, mi sembravi più tranquillo>> puntualizzò. Sapevo a quale sera si riferisse, e istantaneamente mi irrigidì, pensando a Dee. <<E c'entra la signorina Cooper. Sai, suo fratello è un gran lavoratore. Credo proprio che lo nominerò responsabile, se continua con questo ritmo>> proseguì mio padre nel suo monologo.
Lavoro, lavoro, lavoro.
<<Se sua sorella prendesse un po' più da lui, sono certo che sarebbe potuta essere un buon partito>>.
Sollevai il mio sguardo di scatto su di lui. <<Di cosa stai parlando?>>.
Lui si potrò lentamente il tovagliolo alla bocca prima di rispondere, lentamente. <<È una bella ragazza, Jason. Ma non fa per te>>.
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Incompresi ~The Misunderstood Series
RomanceDee è una comune adolescente di diciassette anni, ma non è mai stata "solo" una ragazza della sua età. Da quando suo fratello David l'ha portata via da casa, a dieci anni, la sua vita ha smesso di fare rumore fuori... per iniziare a farlo dentro. U...
