Capitolo 41

8.4K 299 87
                                        

Anche nella penombra di quella stanza, appena sfiorata dalla luce tremolante dei lampioni che filtrava attraverso le tende, riuscivo a cogliere il luccichio nei suoi occhi. Non era il solito — non era divertimento, né quella scintilla provocatoria che usava come arma. Era qualcosa di più duro, più tagliente. Quasi... astio. E non riuscivo a capire perché.

Cosa diamine avevo fatto, questa volta, per meritarmi quello sguardo? Inspirai lentamente, trattenendo l'istinto di attaccare subito.

Perché, tecnicamente, quella arrabbiata avrei dovuto essere io.

Io!

E invece lui era lì, piantato nel mezzo del mio soggiorno come se gli appartenesse, come se avesse il diritto di guardarmi in quel modo. Aggrottai le sopracciglia, stringendo le braccia al petto.

<<Che ci fai qui?>> chiesi, la voce più fredda di quanto mi sentissi davvero.

Non si mosse subito. Non rispose nemmeno. Rimase a guardarmi, come se stesse valutando qualcosa. Come se stesse decidendo se valesse la pena parlare... o distruggere tutto. Il cuore mi diede un colpo secco contro le costole.

<<Ti sei perso?>> aggiunsi, più acida. <<O hai deciso che fare irruzione in casa mia è il tuo nuovo hobby?>>.

Un angolo della sua bocca si sollevò appena, ma non arrivò mai agli occhi.

<<Se al posto mio fossero tornati David e Jennifer e ti avessero visto?>> incalzai.

<<Li avrei educatamente salutati>> rispose finalmente lui con strafottenza, alzando le spalle.

<<Jason>> sussurrai, premendo due dita all'estremità del mio naso. <<Esci da casa mia>>.

<<Tranquilla, non ho intenzione di passare un altro secondo in più con te>> esclamò lui, guardandomi dall'alto in basso.

Diamine, quanto era alto?

<<Se così fossi non saresti nel mio soggiorno>> sbottai, lasciando cadere lo zaino a terra e portandomi le mani sui fianchi.

<<Rettifico: non ho più intenzione di passare un altro secondo con te>> disse.

<<Bene, pensavo che andandomene, ieri sera, non ti fosse arrivato chiaro il messaggio che sono dello stesso avviso!>> esclamai velenosa. Un brivido di terrore mi attraversò il corpo a pensare alla notte prima, ma lo ignorai. Ormai la paura era passata, dovevo solo avvertire Ivy di passare la notte da me.

Lui sbuffò sonoramente, guardandomi male. <<Ti avevo raccomandato di stare lontano da Adam>> disse, seccamente. <<Vengo qui, e cosa vedo?!>> domandò con retorica, alzando il tono della voce <<Avete passato la notte insieme?>> mi chiese, avvicinandosi a me.

<<Aarghh>> gridai, dando un calcio allo zaino. <<Ma cosa ti importa di quello che faccio, Jason?>>. Lui rimase impassibile

<<Non puoi fidarti di lui>> replicò semplicemente.

<<E di chi è che posso fidarmi, eh? Di te?!>> urlai, a dispetto della sua voce controllata e bassa, sbeffeggiandolo. <<Di te, che mi stavi per usare, senza troppe cerimonie? Di te, che non mi dici mai che intenzioni hai, che un giorno sei il sole ed un altro sei la luna?>> continuai, con una risata sprezzante. <<Di te, che a volte sembra che senza di me non puoi stare, altre volte mi tratti come se io non contassi nulla?!>>. Urlare mi faceva male all'addome, ma pazienza.

Finalmente riuscii un minimo a smuovere la sua facciata calma; il suo viso si incrinò leggermente in una maschera di confusione, ma non mi rispose.

Feci un respiro profondo. <<Non voglio essere il solito chichè, Jason. Soprattutto non il tuo. Non voglio che la...>> dissi, interrompendomi e abbassando il tono di voce, cercando di rimane calma e forzare la mia bocca a dire ciò che la mia mente -ed il mio cuore- volevano che dicessi. <<Che la nostra storia, premettendo che tra noi ci sia realmente qualcosa, sia un cliché. Non puoi dirmi di chi fidarmi o meno, se io non posso nemmeno fidarmi di te>> terminai la frase, tremando leggermente alla fine. Spostai lo sguardo dai suoi occhi, che mi guardavano così intensamente da sembrare che volesse leggermi nel pensiero, e forse era davvero ciò che voleva.

Incompresi ~The Misunderstood Series La tua prossima ossessione. Scoprilo ora