Quella consapevolezza, quel terrore, mi fece tremare dalla testa ai piedi.
Non era il caso di perdere la concentrazione mentre guidavo per le vie della città. Deviai, senza sapere per bene che strada stessi percorrendo. Svoltai sulla destra, verso una strada più deserta e delimitata ai lati dalla fitta vegetazione. Decelerai di un paio di chilometri orari, per evitare qualche sbandamento.
Non sapevo nemmeno perché mi fossi concessa di tornare lì, a quell'episodio, all'inizio di tutto.
Di solito quei ricordi li tenevo chiusi in un angolo remoto della mia mente, ben sigillati. Non li toccavo, non li guardavo. Era più facile far finta che non esistessero, perché ogni volta che provavano a riaffiorare portavano solo dolore.
A volte ci riuscivano comunque. Si infilavano nei sogni, negli incubi. E bastava quello per rovinarmi l'intera giornata, come se il passato avesse ancora il diritto di decidere come mi sentivo nel presente.
Però lo sapevo. Anche quando li ignoravo, anche quando facevo finta di niente... erano lì. Sempre presenti, silenziosi, in attesta. Ricordi violenti, scomodi, solitari. Non se ne andavano mai davvero. Restavano nascosti sotto la superficie, come qualcosa di vivo, che respirava piano, aspettando il momento giusto per riemergere.
E quando lo facevano, non era mai delicato. Arrivavano addosso con forza, a scombussolarmi ancora. Ancora. Ancora.
Non potevo né volevo permetterlo, ma non sempre dipendeva da me. Come si cancella il passato? Come si spengono i ricordi che sembrano incisi nella carne prima ancora che nella mente? A bloccarli, a zittirli, a impedire che ogni volta riportino con sé le stesse sensazioni, le stesse crepe?
Non lo sapevo. E, in fondo, una parte di me sapeva anche un'altra cosa, più scomoda: forse non esisteva davvero un modo per dimenticare. Non completamente. Non davvero.
Forse si poteva solo imparare a conviverci. A spingerli indietro abbastanza da riuscire a respirare. A riempire il vuoto con qualcos'altro, qualsiasi cosa, pur di non sentire quell'eco costante.
Senza nemmeno accorgermene parcheggiai nel fitto bosco, in prossimità della strada sterrata dove iniziava il sentiero. Sentivo il petto schiacciato dal peso di quel primo attacco di panico, e rivedevo con l' occhio della mente tutto ciò che esso aveva comportato, tutti gli attacchi di panico che erano arrivati dopo. Durante la notte, durante il giorno, a scuola, a casa, al parco, alle giostre, al mare, al compleanno di un compagno di classe alle elementari, al supermercato vicino al reparto frutta, in pasticceria mentre compravo qualche dolcetto, al parco mentre cercavo di divertirmi.
Quando andai a vivere con David ero così felice, così entusiasta di avere la possibilità di riscrivere la mia vita, di essere finalmente parte integrante di una famiglia, anche se composta da mio fratello, la sua ragazza ed i suoi amici e non dai miei genitori e i miei fratelli. Era comunque una famiglia, una grande ed allargata. Ma così non era stato. La qualità della mia vita era migliorata tantissimo, ma perché l'ansia e gli attacchi di panico erano sempre lì?
Cercavo di camminare, mentre sentivo il mio respiro spezzarsi con più frequenza. I battiti del mio cuore galoppavano così velocemente che avevo la sensazione di star per vomitare il cuore, lo stomaco, tutti gli organi. Non di nuovo.
Lasciami in pace, ansia.
Non posso più vivere così.
Non posso più sopravviverti.
Caddi a terra, sbattendo con le ginocchia sul terreno umido e marrone, ricoperto da qualche fogliolina caduta inerme. Il petto mi bruciava, la testa mi bruciava. Mi slacciai i bottoni della mia camicetta color cipria, cercando dell'aria che non riuscivo ad inspirare nel modo esatto.
Sapevo che in quei momenti dovevo fare dei respiri profondi e lenti, ma proprio non ci riuscivo; la sensazione di bruciore era più forte di tutto il resto.
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Incompresi ~The Misunderstood Series
RomanceDee è una comune adolescente di diciassette anni, ma non è mai stata "solo" una ragazza della sua età. Da quando suo fratello David l'ha portata via da casa, a dieci anni, la sua vita ha smesso di fare rumore fuori... per iniziare a farlo dentro. U...
