Chi cade e si rialza da solo impara prima degli altri a stare in piedi. Io ho imparato così.
Non è una di quelle frasi da mettere sui muri o sotto le foto con il tramonto. È solo la verità più semplice che conosco: ogni volta che sono crollata, non c'era nessuno a tirarmi su. E allora l'ho fatto da sola.
Sempre.
Puoi essere circondata da persone e sentirti comunque completamente sola. Io lo ero. Non perché non ci fosse nessuno, ma perché non c'era nessuno che restasse davvero.
Perché ero strana.
Lo sapevo io. Lo sapevano loro. Si vedeva negli sguardi, nelle pause troppo lunghe, nei silenzi pieni di cose non dette.
La parte peggiore? A me andava bene.
Mi piaceva quella solitudine. Mi piaceva il silenzio, il modo in cui potevo stare dentro la mia testa senza dovermi spiegare, senza dovermi adattare a nessuno. Non dovevo tradurre i miei pensieri, non dovevo ridimensionare le mie emozioni.
Non dovevo niente.
Avevo imparato a cavarmela da sola, a non aspettarmi niente da nessuno. Non perché fossi particolarmente forte, o particolarmente cinica.
O forse sì: forse un po' cinica lo ero diventata.
Ma non era quello il punto.
Stare da sola era semplice. Stare da sola era sicuro.
Nessuno ti ferisce, se non gli dai la possibilità di farlo. Nessuno può deluderti, se non ti aspetti niente.
Era una matematica elementare.
Le persone, invece, erano complicate. Troppo. Pensavano in modo diverso, sentivano in modo diverso, reagivano in modo diverso. E io non riuscivo a stare al passo.
Non li capivo. E loro non capivano me.
Così ho smesso semplicemente di provarci.
Perché continuare a lottare una battaglia persa in partenza?
Non sono mai stata brava nelle relazioni umane. Non ho mai saputo cosa dire al momento giusto, come comportarmi, quando fermarmi. E, a dirla tutta, non credevo che lo avrei mai imparato.
Avevo già dato abbastanza.
Avevo già sofferto per un rapporto che avrebbe dovuto esserci in modo naturale... ma che, in realtà, non è mai esistito davvero.
E questo basta. Basta per imparare. Basta per decidere di non rischiare più.
Perché affezionarsi è pericoloso. Significa consegnare a qualcun altro una parte di te, e sperare che non la rompa. E io non avevo più pezzi da regalare. O almeno, così credevo.
Se avessi dovuto descrivermi con un colore, avrei detto il nero.
Non per quelle solite stronzate sulla tristezza o sulla depressione. Non sono così tragica.
Il nero è semplicemente assenza.
Assenza di luce. Assenza di rumore. Assenza di tutto ciò che potrebbe confondere.
Io volevo essere così.
Vuota quanto bastava per non sentire. Lucida quanto bastava per non crollare.
E per un po' ha funzionato. Davvero. Mi era andata bene.
Ma c'è una cosa che nessuno ti dice, quando impari a non sentire: non sei tu a decidere quanto durerà.
Le emozioni non si controllano. Non si spengono a comando, non si tengono a distanza con la forza di volontà.
Arrivano. Sempre.
E quando arrivano, non chiedono il permesso.
Entrano, cambiano le regole, e si prendono tutto lo spazio che vogliono. E tu puoi solo stare a guardare mentre ti smontano pezzo per pezzo.
Io questa cosa l'ho imparata, ovviamente nel modo peggiore possibile.
Insomma, ero così. Convinta di bastarmi. Convinta di avere tutto sotto controllo.
Finché non è arrivato lui.
Sì, lo so cosa state pensando.
Il solito cliché.
Il "principe azzurro" che arriva, sistema tutto, salva la situazione, la ragazza, il mondo intero magari. Si innamorano, affrontano le difficoltà insieme, e fine della storia.
Peccato che per me non abbia funzionato così.
Io e il mio "principe azzurro" non ci siamo salvati. Non ci siamo resi migliori. Non ci siamo completati. Abbiamo solo incasinato tutto.
Abbiamo affrontato alcune cose insieme, è vero. Qualcuna l'abbiamo superata. Altre... no.
Altre hanno superato noi.
E il resto?
Il resto è quello che non si racconta nelle favole.
O meglio...quello che si racconta, ma non nel modo in cui vi aspettate.
Quindi sì, forse questa è una storia come tante. O forse no.
Se siete arrivati fin qui, ormai è tardi per tirarvi indietro.
E tranquilli, capisco se non vi interessa. Davvero. Nemmeno io leggerei la vita di qualcun altro, con tutto quello che ho già nella mia.
Ma un motivo per continuare c'è. E lo capirete.
Pagina dopo pagina.
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Incompresi ~The Misunderstood Series
RomanceDee è una comune adolescente di diciassette anni, ma non è mai stata "solo" una ragazza della sua età. Da quando suo fratello David l'ha portata via da casa, a dieci anni, la sua vita ha smesso di fare rumore fuori... per iniziare a farlo dentro. U...
