Aveva smesso di piovere così come aveva cominciato, all'improvviso. Si era alzato un leggero venticello, che spazzava delicatamente qua e là alcune foglie silenziose. Gigì indossava un paio di jeans ed un maglioncino nero; la tenuta meno vistosa che le avessi mai visto addosso.
<<Cosa vuoi?>> le chiesi, più scioccata che sprezzante. Per un attimo temetti che fosse venuta per vendicarsi della squalifica da capitano cheerleader ma poi, riflettendo, capii che se avesse voluto farmi pagare qualcosa, non l'avrebbe di certo fatto sulla soglia di casa mia.
<<Devo parlare con te>> ripeté, con tono basso e sbrigativo. Qualsiasi cosa volesse, io non volevo sentirla. Non volevo più perdere tempo con lei e con quella maledetta squadra, perché erano tutte fuori di testa. E davano a noi delle matte! Scossi la testa, e mi apprestai ad entrare.
<<Per favore! Già mi costa essere qui! Ma devo parlarti—>>.
<<Gigì, io non mi fido di niente di quello che esce dalla tua bocca, quindi, se permetti—>>. Venni interrotta da qualcuno che spalancò la porta, da dentro. David comparve nella mia visuale, scuro in volto e incazzato nero.
<<Ehilà>> buttai giù lì, scuotendo una mano. <<Che ci fai sveglio?>> gli chiesi con un sorriso tirato, provando ad inventarmi qualche scusa da dire, lì su due piedi.
<<Io non so cosa devo fare con te>> disse a denti stretti, aprendo di più la porta. <<Le punizioni non sortiscono alcun effetto. Dopo quello che hai fatto stamattina, ti sei presa pure il lusso di disubbedire. Da domani torni da papà>> sentenziò, con voce incolore.
Mi si gelò il sangue ed indietreggiai di parecchi passi. <<Dav, smettila di fare così. Posso spiegare, io...>>.
<<No Dee. Non c'è più niente da spiegare. Sei dura di testa, lo sei sempre stata, ma adesso hai oltrepassato il limite. Tutto quello che faccio lo faccio per te, ma tu non vuoi capire!>> esclamò, aprendo ancor di più la porta e facendomi segno di entrare.
Io rimasi ferma lì. No, non poteva mandarmi da papà, a Long Beach. Non avevo nessuno, lì. Sapeva quanto odiavo quel posto. Non avevo nemmeno lui, come avrei fatto ad andare avanti? Sentii l'ansia montarmi dentro e le mani iniziare a tremare di nuovo.
Un lampo di comprensione passò negli occhi di David, ma fu breve e non abbastanza intenso da fargli abbassare i toni e rimangiarsi le parole dette.
Cosa potevo fare per fargli cambiare idea? Avevo combinato un casino, su un casino, su un casino.
<<Ehm... Signor Cooper, signore?>>. Gigì si schiarì la voce, avvicinandosi a noi. Comparì nel campo visivo di David, che non l'aveva ancora vista. Mio fratello la guardò educatamente distaccato, salutandola con un cenno del capo.
<<Buonasera>> disse, secco. <<È tardi, meglio che rientri a casa, signorina...?>>.
<<Il mio nome è Gigì>> si presentò lei, facendosi ancora più avanti.
Perfetto. Potevo andare a fare le valigie da subito allora! La guardai male, ma lei finse di non accorgersene. David la guardò sorpreso, poi indurì la sua espressione.
<<Ah. La ragazza con cui si sono aggredite mia sorella e la sua amica, stamattina>> commentò gelido, incrociando le braccia.
Lei annuì, senza scomporsi. <<Sì, sono io. Volevo dirle che mi dispiace che di mezzo ci sia andata Destiny. Insomma, io e lei non siamo amiche, ma nonostante ciò ha cercato di dividere me e Ivy. Purtroppo, il preside non l'ha voluta nemmeno ascoltare, la sua versione. So che comunque lei non approva che abbia fatto a botte con Candice, che è una mia amica, ma non posso omettere che è stata lei a tirare sua sorella in mezzo. Lo so, l'ho visto. E le chiedo scusa da parte sua. Suppongo che Destiny sia in punizione, ma ho bisogno di parlare e chiarire con lei la questione di stamattina, sempre con il suo permesso, signor Cooper. Siamo qui fuori apposta>> spiegò Gigì tutto d'un fiato.
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Incompresi ~The Misunderstood Series
RomanceDee è una comune adolescente di diciassette anni, ma non è mai stata "solo" una ragazza della sua età. Da quando suo fratello David l'ha portata via da casa, a dieci anni, la sua vita ha smesso di fare rumore fuori... per iniziare a farlo dentro. U...
