Guardavo David andare avanti e indietro per la cucina, mentre io continuavo a fissare il mio gatto che cercava di afferrare le ombre che le persiane gettavano sul pavimento. Stupido gatto, si sarebbe mai accorto che ciò che cercava di afferrare era un qualcosa che non esisteva?
<<Dico solo che avresti potuto dirmi da subito le cose come stavano>> borbottò mio fratello, sedendosi di nuovo di fronte a me.
<<Lo so, Dav. Ma non sembrava avessi granché voglia di ascoltarmi>> risposi, senza guardarlo negli occhi. <<Siete tutti così... Prevenuti, nei miei confronti>>.
<<No Dee, non scaricare la tua totale incapacità nel comunicare, sugli altri>> mi ammonì severo. Gli lanciai un'occhiataccia, che ricambiò. Dopodiché, buffò sonoramente. <<Stando così le cose, revoco la punizone>> disse, prendendosi qualche secondo di silenzio.
Lo guardai sorpresa, senza dire niente.
<<Si, davvero. Se ti va, stasera puoi uscire>>.
Volevo gettargli le braccia al collo, perché voleva dire che mi aveva perdonata, che non ce l'aveva più con me. Che non sarei andata da nostro padre! Rimasi comunque ferma, immobile al mio posto.
<<Se avessi saputo che dire la verità avrebbe sortito quest'effetto, inizierò a praticarla più spesso>> gli dissi, allegra.
Lui mi lanciò un'altra occhiataccia. <<È quello che sto cercando di insegnarti da una vita. È vero, quando il preside mi ha chiamato non ho pensato a sentire la tua versione. Ho sbagliato. Perciò ti chiedo scusa. Ti sei difesa da quella ragazza, era giusto così>> esclamò, guardandomi negli occhi. <<Ma per favore Dee, niente più bugie o segreti tra di noi>>.
Non ero sicura di riuscire a mantenere la promessa, ed ero sicura che il tono della mia voce mi avrebbe tradita, perciò annuii e basta. Lui uscì il mio telefono dalla tasca e me lo consegnò.
<<Parlerò con il preside, dopo il lavoro>> mormorò, alzandosi. Si sistemò la cravatta, salutandomi dolcemente. Poi andò al lavoro.
Io ero ancora sospesa da scuola, perciò ciondolai per casa, rassettando un po' qua e la. Accesi il telefono, timorosa di ciò che ci avrei trovato una volta aperto.
Guardai tutte le notifiche, leggendo i messaggi di Ivy ed Eileen, i messaggi di Tyler, qualche notifica stupida di Facebook e gli aggiornamenti dei giochi.
Come una stupida, per un attimo avevo sperato che Jason mi avesse scritto qualcosa. Per l'ennesima volta, rimasi delusa. Non mi aveva seguito ieri sera, quando me n'ero andata con Tyler, perché sperare che si facesse vivo adesso?
Ero stata quasi tutti la notte con la speranza ed il timore che si sarebbe fatto vivo, arrampicandosi ancora una volta sulla grondaia della mia camera.
Non lo fece.
Ed io, reduce di tutto lo stress della giornata appena passata, rimasi sdraiata a letto, cercando di combattere un attacco di panico che sentivo montare dentro di me. Alla pallida luce dell'alba, piano piano, l'ansia lasciò il mio corpo, lasciandomi nervosa e infreddolita.
Risposi ai messaggi di Eileen e di Ivy. La prima, mi diceva che era scossa per quello che era successo la mattina precedente, ma che voleva perdonare Scott per come l'aveva chiamata; era inoltre preoccupata di sapere dove fossi finita. Sospettava che mio fratello mi avesse messa in punizione, perciò evitava di venire a casa mia e peggiorare la situazione.
La seconda mi informava del litigio con Scott, mi diceva che non sapeva come stavano le cose tra di loro e che non sarebbe rientrata a casa finché non fosse tornato Sean, per paura di incontrare suo padre. Sarebbe stata da un suo cugino, che abitava da quelle parti. Le chiesi di venire da me, ma non rispose. Probabilmente, aveva fatto le ore piccole e si era addormentata.
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Incompresi ~The Misunderstood Series
DragosteDee è una comune adolescente di diciassette anni, ma non è mai stata "solo" una ragazza della sua età. Da quando suo fratello David l'ha portata via da casa, a dieci anni, la sua vita ha smesso di fare rumore fuori... per iniziare a farlo dentro. U...
