Ivy era seduta sul solito muretto nel giardino della scuola, con una sigaretta tra le labbra, intenta a giocherellare con i suoi orecchini a cerchio. L'affluenza di ragazzi che perdevano tempo nel cortile era abbastanza elevata, tutti fermi in gruppi di quattro o più persone, che parlavano felici e gioviali tra di loro. L'avevo già detto che c'erano dei gruppi, delle gerarchie sociali in ogni liceo. E che io ed Ivy non facevamo parte di nessuna di esse. Eravamo il nulla. Non eravamo ragazze cheerleader, non eravamo ragazze del club di scacchi, non eravamo ragazze nerd, non eravamo ragazze del libro, non eravamo niente, non partecipavamo a nessuna attività extra curriculare che potesse darci un'etichetta. Eravamo solo Ivy e Dee.
Anche se negli ultimi tre mesi avevamo frequentato alcuni dei giocatori, non ci definiva in alcun modo. Anche perché noi stesse non avevamo una definizione ben chiara di chi eravamo. Solo due ragazze unite da un grande affetto e da tanti disagi, soprattutto familiari.
E forse era proprio quello, il punto. Non essere niente.
Rimasi a osservare quei gruppetti sparsi nel cortile. Ridevano, si toccavano, si capivano al volo. O almeno... così sembrava. Ognuno aveva un posto preciso, un ruolo, una maschera cucita addosso così bene da sembrare pelle. Mi chiesi cosa fosse peggio.
Essere fuori da tutto, invisibile, senza etichetta... oppure entrarci, ma al prezzo di diventare qualcosa che non eri davvero. Perché era quello facevano tutti, no?
Si adattavano. Smussavano gli angoli. Nascondevano i pezzi scomodi. Si incastravano.
E funzionava.
Avevano amici, attenzioni, qualcuno che li cercava nei corridoi. Qualcuno con cui sedersi a pranzo senza doverci pensare troppo.
Noi invece no. Noi eravamo sempre un po' fuori posto. Anche quando eravamo nel mezzo.
Inspirai lentamente, sentendo quel solito fastidio sottile sotto la pelle.
Valeva la pena, però? Valeva davvero la pena rinunciare a una parte di sé per essere accettati da persone che, probabilmente, stavano facendo esattamente la stessa cosa?
O era meglio restare così... incomplete, incomprese, fuori dagli schemi, ma almeno vere?
Forse esisteva una via di mezzo.
Distolsi lo sguardo da quei gruppi perfetti e tornai su Ivy, sul fumo che le usciva lento dalle labbra, sull'aria menefreghista che usava come scudo.
No. Forse non eravamo nessuno.
Ma almeno... eravamo nostre.
Ivy si accese un'altra sigaretta.
<<Ed ecco a voi, la ciminiera Ivy>> mormorai, tenendo il mio sguardo fisso sulla marmaglia di studenti.
<<Fanculo>> esclamò, buttando fuori una boccata di fumo.
<<Ti voglio bene anche io>> le, dissi alzando lo sguardo e guardandola dal basso verso l'alto, visto che lei era seduta sul muretto ed io ero in piedi, semplicemente poggiata su di esso. I suoi capelli erano sciolti sulle spalle, arrivando a coprirle il seno, ed il suo sguardo saettava vigile da uno studente all'altro.
Sbuffai, seguendo il suo sguardo. <<Temi la reazione di Scott?>> le chiesi. Sentii che si irrigidiva.
<<No>> disse. <<Ho le prove che sia stata Gigì. Hanno toccato anche Eileen. Non temo nessuna reazione, semplicemente a lui non piacerà sapere che una persona così intima a lui abbia fatto ciò che ha fatto>>.
<<Sono amici da tanti anni, certo>> assentii.
<<E se la porta a letto da altrettanti. Prima Gigì per Scott era una migliore amica, niente di più. Poi hanno iniziato a scopare e qualcosa tra di loro si è leggermente incrinato. Scott dice che la popolarità, a Gigì, ha dato alla testa, e che affermava ogni giorno che da fidanzati sarebbero stati una coppia formidabile. Così lui ha preso i benefici di questa storia, andando a letto con lei, ma non concedendole l'esclusività>> raccontò, immersa nei pensieri.
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Incompresi ~The Misunderstood Series
RomanceDee è una comune adolescente di diciassette anni, ma non è mai stata "solo" una ragazza della sua età. Da quando suo fratello David l'ha portata via da casa, a dieci anni, la sua vita ha smesso di fare rumore fuori... per iniziare a farlo dentro. U...
