Capitolo 40

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Chiusi la porta senza voltarmi e senza ripensamenti, sperando vivamente per l'incolumità di Jason che non mi richiamasse e che non provasse a fermarmi.

Non sapevo cos'era che mi feriva di più; lui che continuava a stare con Beverly o lui che stava per rubarmi una cosa così preziosa.

Ah, certo. Ora è preziosa, fino a qualche giorno fa nemmeno ti importava di perderla né con chi! Che poi, andiamo...non ti stava rubando niente, tu gliela stavi proprio donando su un piatto d'argento. Che ipocrita che sei.

Scesi silenziosamente di sotto, anche se non sapevo cosa fare. Non mi sarei sicuramente riaddormentata dopo quello che era appena successo di sopra, soprattutto sapendolo a pochi passi da me. Potevo pur sempre rientrare a casa, ma non sapevo se fossi riuscita a gestire l'ansia. Scott, Ivy, Eileen, Tyler... erano tutti profondamente addormentati. Provai l'impulso egoistico di svegliare Ivy ed andarmene con lei, ma non era giusto.

Che fare? In ogni caso, in quella casa non potevo continuare a rimanere. Velocemente, e prima che Jason scendesse di sotto, raccolsi le mie cose e uscii silenziosamente dal portone.

Erano le tre del mattino ed era abbastanza pericoloso camminare per strada a quell'ora, ma la mia meta non era molto distante. In quel momento, mi avrebbe davvero fatto comodo la mia vecchia casa sull'albero, con tutti i miei cuscini e le mie coperte... ma la famiglia di Beverly aveva smantellato tutto e occupato la proprietà; l'avevo vista con i mie occhi proprio lì, qualche  giorno dopo che Jason mi aveva riportato le mie cose. La casa sull'albero non c'era più. Provai un nuovo impeto di rabbia nei confronti di quella ragazza, che ancora una volta mi aveva messo i bastoni tra le ruote.

Sorpassai casa di Ivy, immersa nel silenzio e nell'oscurità. Sean era di nuovo fuori per lavoro, quindi mi stupii quando intravidi un uomo grande e grosso, piazzato sulla staccionata malandata di quella casa. Un primo pensiero mi fece pensare a dei ladri, finché non riconobbi l'andatura sbilenca e tronfia dell'uomo. Accelerai il passo, sperando non mi notasse.

<<Tu sei l'amica di Ivy. Mi ricordo di te>>.

Il padre di Ivy uscì dalla penombra, rivelando il suo volto giallognolo, i suoi occhi iniettati sangue e le labbra screpolate. L'odore di alcool e tabacco arrivò bruscamente al mio olfatto, nonostante la distanza. Mi immobilizzai lì davanti, disgustata dal genere di uomo che era diventato.

<<Sì. Cosa vuole? Altri soldi?>> gli chiesi sprezzante. Me ne pentii subito dopo, ma la mia bocca si azionò prima del mio cervello. Stavo sbagliando a sfidarlo da sola, in mezzo al buio della notte. Una ventata mi fece tremare.

<<Esattamente! Ma la mia adorata figlia non è in casa e la chiavi di riserva non sono è nascoste sotto il vaso di gerani. La maledetta l'ha spostata. Appena la rivedrò dovrò darle una bella lezione>> spiegò, sputando a terra.

<<Perché non va a rompere il cazzo da un'altra parte? Non le permetterò di fare ancora una volta del male ad Ivy>> sbottai, lanciando all'aria ogni cautela.

Quello era proprio il genere di situazione da cui David mi intimava di stare lontana, ma io ero stupida e non riuscivo a contenere più la rabbia o la frustrazione. Mi guardai intorno: la strada era deserta. Se avessi urlato, ero quasi sicura che le luci delle case vicine si sarebbero accese e qualcuno sarebbe sceso di sotto, se lui mi avesse fatto del male.

<<E chi me lo impedirà? Una ragazzina come te?>> chiese lui, sprezzante.

<<Sei solo un poveretto. Un uomo penoso che ruba i soldi ai figli per l'alcool e le puttane, un uomo squallido senza morale né valore. Dovrebbe farsi pena da solo! Non si vergogna?Come si guarda allo specchio la mattina? Sempre se ce l'ha, uno specchio in cui guardare la sgradevole faccia che si ritrova>> sputai fuori, con il corpo che tremava per il freddo e per la rabbia. Troppe volte avevo visto il volto di Ivy pestato dalle sue luride mani. Come poteva un padre essere così violento con la stessa figlia?

Incompresi ~The Misunderstood Series La tua prossima ossessione. Scoprilo ora