Capitolo 25 ~Jason

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Quella stupida, prepotente, bambina volgare. Come cazzo si permetteva di parlarmi così? Non sapeva niente di me. Niente. Una notte, un bacio... e già si sentiva in diritto di giudicare, di puntarmi il dito contro come se fossi io il problema.

Eppure...

Il mio cervello continuava a tornare alla sera prima.

Ai suoi capelli castani, incasinati, con quelle ciocche azzurre che mi avevano dato fastidio tutta la notte, finché non avevo smesso di toccarle. Al suo corpo incollato al mio, perfetto in modo irritante. Al modo in cui si muoveva anche nel sonno... e a quel culo che sfiorava il mio cazzo ogni volta che si spostava. Strinsi la mascella. Ce l'avevo ancora duro, anche adesso. Ridicolo. La cosa peggiore era che vederla incazzata mi aveva eccitato ancora di più. Quegli occhi pieni di rabbia, il modo in cui mi spingeva... cazzo, avrei voluto sbatterla contro una parete, chiuderla in uno di quei bagni di lusso e farle passare tutta quella rabbia a modo mio.

Scossi la testa, infastidito da me stesso.

No. Non potevo permettermelo. Non più. Non ora che ero tornato con Beverly e che lei si era trasferita. Era andata a vivere nella casa dove c'era una casa sull'albero. Ero salito e avevo fatto appena in tempo, prima che la demolissero, per capire che la roba all'interno fosse la sua. Presi tutto e lo portai in salvo. Le cose con Bev erano tornate a posto e dovevano restare così. I Cregg si erano trasferiti qui, mio padre e sua madre lavoravano insieme per quella cazzo di società, ed era tutto già scritto. Io e Beverly funzionavamo. Punto. Prima di andarmene da Wilmington avevamo chiuso, sì. Distanza, casino, troppa merda attorno. Non avrebbe mai funzionato. Ma era sempre stato temporaneo. Si sapeva. Lei si era trasferita e io avevo già rimesso tutto in ordine.

Non avrei mai baciato Dee se fossi stato impegnato con Beverly. Mai. Ma quella sera... quella sera Dee non era la solita rompipalle. Era diversa.

L'avevo trovata nei boschi, col respiro a pezzi, sul punto di crollare. E la verità era che lei sembrava sempre sul punto di crollare. Sempre con qualcosa che la trascinava giù.

Famiglia di merda, madre fuori di testa, tradimenti, casini... sì, forse aveva le sue scuse. Ma non era un buon motivo per diventare un casino ambulante.

Eppure quella sera...

Al Luna Park si era lasciata andare. Sparava e rideva, tutta presa da quel koala del cazzo. Sugli autoscontri si gasava come una bambina, rompeva le palle alle coppiette. E sulla ruota panoramica... lì aveva smesso di fare la stronza.

Era stata... normale. Bella. Dannatamente vera.

"Puoi essere quello che vuoi, quando sei con me".

Quella frase mi aveva fatto scattare qualcosa dentro. Come se per un attimo tutto il resto sparisse. E così l'avevo baciata. Perché mi andava. Perché il momento era perfetto. Perché lei, per una volta, non mi faceva venire voglia di mandarla a fanculo. E il giorno dopo? Non riuscivo a levarmela dalla testa. Quelle labbra. Quel modo di baciare... non inesperta, ma nemmeno costruita. Vera. E quello era un problema.

La mattina dopo era arrivata Beverly, e le cose tra di noi ripresero da dove erano state interrotte, perché era così che doveva andare. I nostri genitori ci volevano insieme, io e lei eravamo cresciuti insieme. Ci ero molto affezionato.

Ed io non potevo permettermi di rischiare. Non potevo tornare a scuola e cedere con Destiny. Non potevo diventare quello che lei mi aveva chiamato, un traditore. Quella parola mi bruciava, perché lei non sapeva un cazzo. Non sapeva quanto mi facesse schifo quella roba. Non sapeva niente di quello che avevo visto, di quello che avevo passato.

Ero stato duro, ma dovevo ferirla per allontanarla da me.
L'avevo visto nei suoi occhi, cazzo se l'avevo visto, il dolore è la delusione. Ma non c'era alternativa. Dovevamo stare lontani. Fine.

Incompresi ~The Misunderstood Series La tua prossima ossessione. Scoprilo ora