"Iuppiter est genitor; per me, quod eritque fuitque
estque, patet; per me concordant carmina nervis.
certa quidem nostra est, nostra tamen una sagitta
certior, in vacuo quae vulnera pectore fecit!
inventum medicina meum est, opiferque per orbem
dicor, et herbarum subiecta potentia nobis.
ei mihi, quod nullis amor est sanabilis herbis
nec prosunt domino, quae prosunt omnibus, artes!"
Ovidio, Metamorfosi, I, vv 517-524
5 giugno
Gaudenzio era seduto sulla scalinata appena fuori il palazzo imperiale, osservava l'orizzonte lontano, il cielo era tagliato dalle imponenti abitazioni collocate anch'esse sul Palatino.
- A cosa pensi Gaudenzio? - le chiese Locusta avendo notato l'espressione pensierosa del futuro marito.
In un primo momento girò la testa per intercettare il suo sguardo, per poi girarsi nuovamente e dopo qualche attimo di silenzio le rispose
- Non riesco a credere che stiamo per unirci per sempre, specie dopo aver preso strade separate...- soffuse, lanciò un sassolino davanti a lui e lo vide rotolare giù, fino alla strada. Ma il tono della sua risposta non la convinse più di tanto.
- Non sei capace di mentire, lo sai benissimo - rise Locusta, poi si fece seria - Cos'hai?
- Ho paura che possa cambiare idea, se dovesse scoprire la mia fede...lui non è come Aulus, Canius o Tiberia...c'è di mezzo qualcosa che potrebbe esser più grande di noi... - confessò a testa bassa.
- Allora? Se pensi che Nerone possa perdere fiducia in te solo per via della religione vuol dire che non lo conosci...ha accettato persino una come me!
- Nella mia vita ho imparato a non fidarmi di nessuno...specialmente delle persone potenti...sono pronte a tutto pur di mantenere intatti i loro interessi e la loro reputazione...te lo raccontai - fece una pausa - Non voglio rivivere mai più una cosa del genere e tanto meno farci andare di mezzo te...
- Anch'io ne ero convinta, soprattutto quando mi trovai davanti Agrippina, al suo confronto una vipera era innocua, e quando Nerone mi fece liberare, per un momento credetti di vedere la sua copia al maschile, ma mi sbagliai, lui non è un carnefice, solo una vittima triste e sola, perciò dobbiamo fare in modo che soffra il meno possibile, che i demoni lo lascino in pace...
Locusta si ricordò di quando l'imperatore riferì la decisione di organizzare il nostro matrimonio, lui era così contento di compiere questa buona azione, per giorni e giorni si era messo a strimpellare una poesia per loro, saltellando per tutto il palazzo, colmo di felicità.
La madre, invece di approvare l'iniziativa, l'aveva bocciata categoricamente - Non possiamo perdere tempo per due servetti, Nerone, e soprattutto soldi
- Come osate chiamare i miei amici servetti? - sbottò alla madre; se c'era una persona in tutto l'impero, in grado di farlo innervosire, quella era proprio Agrippina.
- Perché voi li considerate nobili?
- Io sono l'imperatore, madre - ribadì il ragazzo, mostrando una calma incredibile - Se ho deciso di organizzare il loro matrimonio, si farà, a prescindere dalla vostra opinione...
Da quando era entrata nelle grazie dell'imperatore, l'Augusta aveva cominciato ad odiarla, nel suo sguardo intravedeva dei lampi di fuoco non appena la incrociava; sicuramente stava escogitando qualcosa per liberarsi di Locusta. La sentiva come una minaccia, un ostacolo.
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Locusta
Ficción históricaRoma, 37 d.C. Una giovanissima schiava proveniente dalla Gallia, abile conoscitrice di ogni tipo di erba, approda nella Città Eterna. Divenuta libera, la sua vita sembra essere destinata a svolgersi nell'ombra della Capitale del Mondo....fino a quan...
