"Quam diu etiam furor iste tuus nos
eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? Nihilne te nocturnum praesidium Palati, nihil urbis vigiliae, nihil timor populi, nihil concursus bonorum omnium, nihil hic munitissimus
habendi senatus locus, nihil horum ora voltusque moverunt?"
Cicerone, Catilinaria, I, 1
12 aprile 65 d.C.
Il secondo prefetto del Pretorio, che affiancava il più noto Tigellino, Fenio Rufo si avvicinò all'imperatore, con aria sommessa - Il vostro discorso funebre dedicato alle spoglie della vostra adorata moglie, mi ha profondamente commosso, altezza imperiale, raramente ho udito parole così belle!
L'imperatore lo guardò ma il suo pensiero era rivolto altrove, perciò dopo essersi accorto dell'oggetto del discorso di Rufo rispose solamente - Grazie - poi chiese guardandosi intorno - Dov'è Tigellino? Era con voi poco fa...
- Tigellino ha rallentato per scortarvi meglio, altezza imperiale - spiegò Rufo sorridendo forzatamente. Non sopportava che quel misero plebeo fosse sempre al fianco dell'imperatore, lui che era un nobile avrebbe dovuto ricevere dei riguardi ancora maggiori, invece a Nerone sembrava non importare proprio la classe sociale dei suoi uomini.
- Andatelo a chiamare - ordinò l'imperatore affranto - Ho bisogno di confidarmi con qualcuno
- Ma altezza, potreste parlare con me, a differenza di Tigellino, non ho mai avuto il piacere di seguire a lungo le vostre conversazioni...
- Ah eccoti, brutto figlio di.... - tuonò l'altro prefetto avanzando minacciosamente verso il collega - Volevate farmela non è così? - ringhiò puntandogli il dito contro.
- Non so di che parli... - ignorò Rufo.
- Guarda che non sono nato ieri! - lo afferrò per il collo e lo sollevò di parecchi centimetri. Rufo perse la spavalderia di prima e pregò in cuor suo di essere salvato dall'imperatore.
- Che cosa succede ora? - sbuffò il Princeps - Non state mica litigato di nuovo per stupidi motivi? - li osservò sconvolto, sbatté le braccia contro la gambe e iniziò a lamentarsi - Insomma, possibile che non riusciate ad andare d'accordo per una volta! Non posso pensare a tutto io... non ho più neanche il diritto di dolermi per la morte della mia Poppea! - quando pronunciò quel nome dovette sforzarsi per non scoppiare a piangere di nuovo.
A quel punto Tigellino lasciò la presa sull'aristocratico collega, il quale cadde rovinosamente al suolo e si fece male alla schiena. Barcollò un po' prima di rialzarsi del tutto "Accidenti a quel maledetto energumeno senza cervello".
- Il Fato ti ha salvato anche stavolta - sogghignò malignamente, mentre raggiungeva Nerone per consolarlo - Ma la prossima ti romperò ogni ossa che hai in corpo, siamo intesi? - detto ciò si allontanarono dal prefetto
Non appena li vide allontanarsi dal suo orizzonte cominciò a meditare la sua vendetta - Non ci sarà una prossima volta, Tigellino - ringhiò stringendo i pugni rabbiosamente, restando lì immobile a covare il suo odio.
- Perdonatemi, altezza imperiale - si scusò con sincerità il Prefetto, non lo aveva mai visto così abbattuto e scoraggiato; la luce di vitalità che brillava nei momenti di cedimento era scomparsa. Si rese conto che l'amore provato da quell'uomo per Poppea fu tutt'altro che falso o dettato dal capriccio. La corte non era solo un luogo pieno di corruzione e delitti, c'era anche spazio per i veri sentimenti, quando questi erano coltivati con rispetto e saggezza.
- No, perdonate me, ultimamente sembro un bambino - si asciugò le lacrime - Un imperatore non dovrebbe mostrarsi così debole, lo so, me lo dite sempre...
- La chiamerei devozione più che debolezza, altezza - si vergognò di ciò che aveva appena detto.
- Dite sul serio oppure è un modo per compiacermi?
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Locusta
Narrativa StoricaRoma, 37 d.C. Una giovanissima schiava proveniente dalla Gallia, abile conoscitrice di ogni tipo di erba, approda nella Città Eterna. Divenuta libera, la sua vita sembra essere destinata a svolgersi nell'ombra della Capitale del Mondo....fino a quan...
