"Non est quod nos tumulis
metiaris et his monumentis quae viam disparia praetexunt: aequat omnes cinis."
Seneca, Epistulae ad Lucilium, XCI, 16
- È morto! - gridò disperata Agrippina con il volto coperto dalle mani tremolanti - L'imperatore è morto - specificò la donna fingendosi dispiaciuta per la dipartita dell'imperatore.
- Ma non era una semplice indigestione? - domandò Britannico confuso; come era potuto accadere?
- Ha avuto delle complicazioni che si sono rivelate fatali - confessò sconfortato Senofonte uscendo dalla stanza di Claudio - Ho adoperato ogni mezzo e cura ma purtroppo non sono valsi a nulla, mi spiace profondamente
Ottavia scoppiò a piangere senza freno, confortato da Britannico, la strinse a sé, anch'egli alla fine si liberò del groppo in gola.
Approfittando della distrazione dei due ragazzi l'Augusta e il medico di corte si lanciarono degli sguardi d'intesa - Ora lasciamo fare a Seneca e Nerone - le sussurrò Agrippina, tornando a mostrare il suo dispiacere quando chiamò i due ragazzini per consolarli.
Il ragazzo, nel frattempo, accompagnato dal filosofo, era sceso tra la folla per annunciare la triste notizia, seguita poi da un'arringa avvincente. Tale discorso fu elaborato dal maestro, ma furono soprattutto il suo tono e gli atteggiamenti fortemente teatrali a stupire il popolo.
Se Claudio era stato un bravissimo oratore, Nerone stava dimostrando di essere un vero e proprio regista, capace di tenere ipnotizzato chiunque, nonostante la sua giovanissima età. Persino Seneca non riusciva a rimanere impassibile di fronte a tanta bravura.
- Evviva il princeps iuventutis! Evviva l'imperatore Nerone! - gridava la folla, mutando l'iniziale piagnisteo in una proclamazione pubblica.
Un vero trionfo per il ragazzo che non poté mascherare la sua soddisfazione, si sentiva esplodere dalla felicità, non credeva di riuscire a provare di nuovo quell'emozione dopo quei tragici eventi; il popolo lo adorava perché lo conosceva, era stato uno dei pochi ad essere e continuava ad entrarci in contatto diretto, senza esitazione e pregiudizi.
"E dopo aver conquistato la plebe, toccherà a quei vecchi pidocchiosi che compongono il Senato, per quelli basterà aggiungere qualche promessa sulle loro proprietà e il gioco è fatto" si disse sorridente Nerone.
Stava iniziando a comprendere i giochi di potere e ammise a sé stesso che era piuttosto divertente, soprattutto nel vedere quegli sguardi balenanti rivolti a lui: gli provocavano una forte eccitazione, iniziava a sentirsi considerato e amato.
21 gennaio 55 d.C.
Locusta stava impartendo ordini a Canius su quello che avrebbe dovuto prendere al mercato, quando improvvisamente ebbe un sussulto nell'udire la violenza con la quale due pretoriani aprirono la porta.
- Chi cercate? - chiese Locusta intimorita.
- Una donna di nome Locusta, la proprietaria di questa taverna! Sei tu vero? - pretesero a loro volta i due uomini che avanzarono prepotentemente all'interno dell'esercizio.
Locusta abbassò la testa, insospettita dal tono di rimprovero - Si sono io, cosa volete?
- Sei in arresto per veneficio, seguici senza fare storie
- Un momento solo - pregò dignitosamente la donna.
Si rivolse a Canius, sussurrandogli - Ti affido la taverna, mi raccomando, cerca di non fare la mia stessa fine, d'accordo, ne va dell'onore di Aulus
- Puoi stare tranquilla, Locusta - la rassicurò sfoggiando un sorriso sincero, la sua gentilezza e mitezza rincuorarono Locusta. Si fece forza e si avviò verso i due pretoriani che le legarono i polsi e la accompagnarono fino al carcere.
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Locusta
Fiksi SejarahRoma, 37 d.C. Una giovanissima schiava proveniente dalla Gallia, abile conoscitrice di ogni tipo di erba, approda nella Città Eterna. Divenuta libera, la sua vita sembra essere destinata a svolgersi nell'ombra della Capitale del Mondo....fino a quan...
