Capitolo 28 - Caelum, non animum mutant qui trans mare currunt -

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"Animum debes mutare, non caelum. Licet vastum traieceris mare, licet, ut ait Vergilius noster, terraeque urbesque recedant, sequentur te quocumque perveneris vitia"
Seneca, Epistulae ad Lucilium, XXVIII, 1

Anzio, 10 luglio

Locusta osservava l'orizzonte lontano dalla finestra di una delle tante stanze presenti nella villa di Nerone: durante quei giorni l'imperatore non aveva smesso di pensare a quel viaggio, per lui era una questione di sopravvivenza. Eppure sentiva dentro di sé che anche quella soluzione non avrebbe risolto il suo problema.

- Il mare di luglio è così bello! - emise il Princeps sopraggiunto alla sue spalle.

Locusta ebbe un sussulto e si voltò - Mio imperatore...

- È ancora più affascinante di quello primaverile, non lo trovate anche voi? - gli chiese dolcemente il ragazzo. Si avvicinò a passi svelti alla donna e con un gesto repentino spalancò totalmente la finestra - Lasciate che un po' di questa nostalgica brezza entri pure qui dentro prima di partire, Locusta

Un vento caldo e leggero entrò all'interno della stanza, portando con sé la potenza di quella torrida stagione. Locusta chiuse gli occhi e lasciò che gli scompigliasse leggermente i capelli: provò nuovamente quel senso di libertà che credette di aver perduto da quando si mise al servizio dell'imperatore - Avete ragione, mio imperatore, il mare in estate sembra diffondere nell'aria una melodia meravigliosa

- È la danza dell'estate, il suo saluto che sussurra a tutti coloro che sono in grado di ascoltarlo... - sospirò Nerone spostando lo sguardo verso l'infinito - Da bambino mi dilettavo ad inventare dei dialoghi tra il vento e il mare, era un modo per non sentirmi solo

La donna percepì la sofferenza velata in quelle parole: fu proprio la solitudine, la privazione di un amore così vitale come quello materno a renderlo così dissimile dagli altri romani e più simile a lei, nonostante i destini sembrassero, a prima vista, così diversi; ciò gli permise, fin dalla più tenera infanzia, di guardare il mondo con altri occhi.

- Grazie, mio imperatore - accennò un tenue sorriso.

Quel ringraziamento ridestò l'imperatore dai suoi pensieri, ruotò lievemente la testa per osservarla - Per cosa? - domandò sbattendo le palpebre ripetutamente.

- Ma come? Vi siete dimenticato della promessa! - trattenne a stento un risolino. 
Ci pensò per qualche secondo fino a quando il ricordo riaffiorò prepotentemente nella sua mente, si diede un colpo alla testa - Ah si! Che sbadato! La promessa di portarvi ad Anzio per osservare il mare!

Locusta scoppiò a ridere fragorosamente quando scorse l'imbarazzo iniziale di Nerone il quale si tramutò subitamente in coinvolgimento "Il modo migliore per far dimenticare il dolore all'uomo è la risata". 

Al largo del Mar Tirreno, 19 agosto

L'imperatore era al comando della nave mercantile che stava conducendo lui, Locusta e i servi presso la città di Eleusi, una città situata a 20 chilometri a nordovest da Atene, sul golfo Saronico, per assistere ai Misteri Eleusini che si svolgevano ogni anno nella suddetta città.

Nonostante i marinai avessero pregato più e più volte il Princeps di lasciar stare un lavoro così ingrato, lui insistette risolutamente, strappò di mano il timone ad uno di loro, il quale non poté far altro che obbedire in silenzio, incoraggiando anche i suoi colleghi a fare lo stesso.

Locusta La tua prossima ossessione. Scoprilo ora