Capitolo 21 - Multa petentibus desunt multa -

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"Hic ultra vires habitus nitor, hic aliquid plus quam satis est interdum aliena sumitur arca.
Commune id vitium est: hic vivimus ambitiosa paupertate omnes. Quid te moror? Omnia Romae
cum pretio. Quid das, ut Cossum aliquando salutes,
ut te respiciat clauso Veiiento labello?"
Giovenale, Satire, III, vv 180-185

12 febbraio

Giulia Agrippina rimase di sasso quando rivide l'avvelenatrice Locusta nelle stanze di Nerone; ricostruì nella sua mente tutto ciò che il figlio aveva congeniato e fu sconvolta, basita, dalla freddezza del figlio.

Da una parte era fiera, in quanto finalmente stava mostrando l'atteggiamento di un vero imperatore, dall'altra però aveva paura: come avrebbe potuto gestirlo senza la minaccia di Britannico? Dove sarebbe arrivato ora? Certo, aveva elaborato un piano perfetto, ma non poteva averlo eseguito da solo, qualcuno l'aveva consigliato...probabilmente Seneca e Burro...

"Non può aver raggiunto un grado così elevato di intelligenza e argurzia in poco tempo...fino a qualche tempo fa non sapeva nemmeno come discutere in pubblico..."

- Buongiorno Augusta - la interruppe Locusta inchinandosi.

- B-buongiorno Locusta - rispose spaesata la madre, ancora incredula della situazione creatasi - Hai svolto un ottimo lavoro

- Ho solo eseguito gli ordini di vostro figlio, maestà - confessò Locusta umilmente - Mostra davvero una grande capacità di organizzazione e ambizione - disse cercando di stare al gioco, se avesse rivelato i veri istinti di Nerone non sarebbe sopravvissuta a lungo.

- Ha avuto una buona insegnante - rise Agrippina aggiustandosi l'acconciatura - Oltre ad aver compreso finalmente come ci si comporta...

"Possibile che non riesca ad inquadrare suo figlio? A me è bastata un'occhiata per percepire il suo disagio, la sua inquietudine, forse questa donna non ha mai avuto un istinto materno"

- Madre! - esclamò Nerone arrivando nella stanza accompagnato da Seneca e il prefetto del pretorio Afranio Burro, serio e impassibile.

- Nerone, mi hai stupita, non pensavo fossi in grado di... - iniziò ad adularlo, però fu frenata dal figlio.

- Madre, ora sono io l'imperatore, come avete sempre sognato, e dovete chiamarmi e trattarmi con il rispetto che merito... - fece intendere il ragazzo malizioso. Da quel momento avrebbe dovuto parlargli con reverenza e dignità, adesso che finalmente aveva raggiunto l'apice.

- Scu...scusate altezza imperiale... - si corresse la madre aggiungendo un inchino.

- Ecco, così va molto meglio, Augusta - ghignò sarcasticamente, poi spostò lo sguardo verso Locusta e mutò espressione, divenendo più sincera. Si avvicinò a lei, l'avvelenatrice stava per inchinarsi ma Nerone la bloccò, delicatamente.

- Voi invece non avete bisogno di mostrarmi reverenza, Locusta - le rivelò alzandole il viso lentamente - È merito vostro se sono arrivato qui, sono io a ringraziarvi e perciò vi mostrerò la mia gratitudine

Locusta colpita dal diverso comportamento del giovane imperatore, stava per ribadire, ma fu zittita e la presentò al maestro e al prefetto. Il primo fu molto gentile e disponibile con lei, mentre il secondo, la fissò velocemente ed emise un semplice grazie, aumentando i sospetti in Agrippina riguardo il loro coinvolgimento nella faccenda.

Locusta La tua prossima ossessione. Scoprilo ora