Capitolo 31 - Dos est uxoria lites -

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"Corruptos saepe pravitatibus uxorum maritos: num ergo omnis
caelibes integros? Placuisse quondam Oppias leges, sic temporibus rei publicae postulantibus:
remissum aliquid postea et mitigatum, quia expedierit. Frustra nostram ignaviam alia ad vocabula
transferri: nam viri in eo culpam si femina modum excedat"
Tacito, Annales, III, 34

13 maggio

Una giovane donna dai tratti orientali bussò alla porta della villa di Locusta, quest'ultima quando aprì e la vide rimase sorpresa di trovarsela davanti - Atte...ma che ci fai qui?

Atte sorrise debolmente e con il capo chino rispose - Vi ricordate di me, Locusta, nonostante ci siamo viste poche volte - arrossì violentemente. La sua voce era delicata, dolce, soave come quella di un cardellino, non si stupì che fosse stata l'amante prediletta dell'imperatore prima dell'arrivo di Poppea.

Claudia Atte si fece coraggio, la guardò dritta negli occhi e proferì - Sono qui...per... - ma la voce tremolò e prese a piangere. La smorfia del pianto increspò il viso ovale e lievemente bronzeo della giovane.

Locusta impietosita dalla sua sensibilità, dalla sua purezza, la fece entrare nella sua dimora, la fece accomodare e le preparò una delle sue tisane per tranquillizzarla - Ora che stai meglio, raccontami tutto... - la incoraggiò accarezzandole la schiena.

- Sei sempre gentile e disponibile con tutti, Locusta - la ringraziò sorridente, abbassò la testa e riprese cupamente - Sono qui per dirti che Claudia Ottavia è stata accusata di sterilità da parte di Nerone, quindi ripudiata, inoltre è stata confinata in Campania e Poppea proclamata imperatrice...

All'udire di quelle notizie l'avvelenatrice si turbò e la guardò negli occhi neri "Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento, Poppea è esattamente come Agrippina, ambiziosa e cinica, desiderosa di ottenere ciò che vuole a qualsiasi costo, ciò che le distingue è l'amore che Nerone prova per lei, è innamorato di quella donna al punto da soddisfare ogni suo capriccio..."

- Pensate anche voi lo stesso, Locusta, anche voi siete preoccupata per il mio Nerone - riferì Atte sempre più pensierosa. "Non ho mai amato nessuno come l'imperatore, nemmeno Attalo che mi portò qui, nella terra italica, dalla mia patria Misia, e al quale devo parte del mio nome".

- Certamente, non potrei non esserlo Atte cara, per me è più di un amico e vorrei che soffrisse mai, purtroppo però il Fatum ha stabilito tanta sofferenza e pena per il nostro imperatore - ammise sconsolata Locusta alzandosi in piedi e scrutando il cielo dalla finestra alle sue spalle.

- Io vorrei tanto aiutarlo, che possiamo fare per lui? - anch'ella si alzò, rimase immobile con le mani giunte, puntando il suo sguardo su di lei. Aveva paura della sua riposta, timore di perdere il controllo delle sue azioni.

Locusta sospirò - Nulla, non possiamo fare niente per mutare il suo destino, ciò che è scritto non si può cancellare - si girò per guardare Atte che stava piangendo nuovamente - L'unica cosa che possiamo fare è stargli vicino e consolarlo quando ci è possibile - aggiunse sconfortata. La strinse a sé per confortarla.

Si sentì una vigliacca e in parte una traditrice poiché per molto tempo aveva taciuto i suoi dubbi e le sue perplessità all'imperatore e, soprattutto, di non avere in mano nessuno strumento per aiutarlo ad uscire dalla voragine che si stava formando sotto i suoi piedi.

Locusta La tua prossima ossessione. Scoprilo ora