Alex
E' mezzanotte passata. Chiudo il locale e lascio che Josh vada via prima. Ho bisogno di tempo per pensare sul da farsi.
"Come ho potuto essere così stupida?", mi domando mentre inizio a camminare.
"Ho lasciato che la paura di perdere il mio posto per una cosa che io so avevo fatto, non di certo lei, rovinasse tutto quello che si stava creando."
"Ci tieni a lei?", domanda una parte di me.
"Assolutamente si.", rispondo immediatamente.
L'altra parte tace.
Non c'è nulla che possa contrastare questo forte sentimento che sento mio, non adesso.
Baciare il suo collo, ascoltare quel respiro, le pulsazioni del suo cuore, era stato come un giro sulla ruota panoramica con vista sul fiume Tamigi.
E adesso non voglio più scendere.
Estraggo il telefono dal giubbotto e compongo il suo numero.
Niente... segreteria telefonica.
Riaggancio, provo ancora.
"Registrare un messaggio.", dice poco dopo.
"Piper..." - inizio a registrare - "... se senti questo messaggio chiamami, sono una cogliona, lo so, ma chiamami."
Riaggancio e rimetto il cellulare nella tasca interna del giubbotto.
Il vento mi sferza il viso, c'è una tale umidità, si inizia a dubitare persino di essere a Londra.
Non piove da giorni, e questa tensione tra le nuvole e il cielo che le ospita si fa sempre più pesante.
Ho lasciato davvero che l'unica cosa importante per me andasse tra le braccia di un'altra?
E mentre ci penso una lacrima mi riga il viso.
Ho bisogno di vederla, di farle sapere che vorrei averla accanto a me.
Il telefono squilla, il cuore sussulta.
Sfortunatamente non è lei, è Jenny. Decido di rispondere ugualmente.
"Dimmi Jenny.", rispondo scocciata.
"Non è un buon momento?", esordisce lei.
"Non lo è per niente.", rispondo - "comunque, cosa volevi dirmi?"
"Oh, nulla, solo che sono in compagnia di una ragazza e..."
"Ascolta, non m'interessa se ti sei data alle donne adesso, non ci torno a casa stanotte, quindi puoi benissimo fare come ti pare.", dico tutto d'un fiato e chiudendole il telefono in faccia.
"Ma guardati. Cosa sei diventata?", interrogo me stessa.
"Perdi il controllo, sei vulnerabile.... prima non eri così", continua.
Ho bisogno di distrarmi per mandare via quelle voci nella testa.
Mi fermo al primo pub che mi capita sotto tiro. Entro, mi guardo attorno e decido di restare.
L'aria fresca di lì fuori lascia posto alla puzza di aria consumata che ben presto si fa spazio nelle mie narici.
Mi avvicino al barista, un tizio sulla trentina, capelli mossi e barba incolta.
"Un Moscow Mule, per favore.", gli urlo letteralmente.
"Roba forte", ribatte quello divertito.
Se non sapessi di averne bisogno avrei già lasciato quel posto da un bel pò. E invece resto, con il culo adagiato sullo sgabello, ad aspettare questo dannato Moscow Mule.
Mi giro per pochi secondi, giusto il tempo di guardare la calca in pista da ballo che spinge da una parte all'altra.
"Ecco a te.", dice il barista porgendomi il mio cocktail e ammiccando lo sguardo.
Gli sorrido e inizio a sorseggiare. Ben presto sento la gola bruciarmi: è davvero forte questa roba.
Improvvisamente parte "Frozen", di Madonna, e mi metto a canticchiarla.
"Quanti ricordi.", penso.
"You only see what your eyes want to see".
Possibile che io abbia voluto vedere solo la mia carriera e non Piper?
"You're frozen, when your heart it's not open"
"Davvero? Ho il cuore di ghiaccio?"
"Che importanza vuoi che abbia adesso....", constato tra me e me.
Poi una luce nel buio manda in piccoli frantumi tutti i pensieri più cupi.
E dall'apnea ritorno finalmente a respirare.
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Più forti della tempesta (Vauseman)
FanfictionAlex è una ricercatrice newyorkese che vive a Londra e lavora come assistente alla cattedra, Piper è una cameriera con il sogno di studiare e diventare insegnante. Entrambe così diverse... o forse no. Le loro strade si congiungeranno in modo inatt...
