Alex
Torno a casa, giusto il tempo per capire come sta Jenny.
Dopo il bacio dell'altra sera l'ho trascurata molto, e non la biasimo se non vuole parlarmi.
Apro la porta d'ingresso e la vedo intenta a leggere un libro.
"Chi si rivede", esclama incrociando il mio sguardo.
"Scusami, sono stata una stronza.", tento di giustificarmi.
"Oh, lo sei sempre – non è una novità.", esclama.
Mi avvicino a lei e le prendo la mano.
"Ascolta, Jenny, so che stai attraversando un momento difficile, ma sfogarti con me servirà a farti sentire peggio", le dico tutto d'un fiato.
"C'è un'altra, vero?", mi chiede improvvisamente.
Arrossisco e metto una mano sui capelli.
"N... no, non c'è nessun altra al momento.", le dico ostentando sicurezza.
"Non ti credo, Vause. Spero ne valga la pena."
"Lo spero anch'io", penso tra me e me avviandomi verso la mia camera e lasciandola sola con il suo libro.
In realtà credo che queste lezioni in più sarebbero inutili per una come Piper, dal momento che è bravissima già così.
In effetti mi chiedo perché ne abbia bisogno.
Però oggi voglio giocare una delle mie carte vincenti, voglio approfondire un po' di più la sua conoscenza, capirla e lasciarmi cullare dalle emozioni che provo sul momento.
Voglio dare inizio a qualcosa di diverso e inaspettato.
Ci penso su.
"Ecco, questa è quella giusta", esclamo uscendo di scatto dalla stanza.
"Jenny, mi presteresti la macchina per favore? Te la riporto nuova, immacolata, lavata e profumata.", m'inginocchio supplicandola.
Mi guarda per interminabili istanti, poi estrae le chiavi dalla tasca e me le getta.
"Uno... un solo graffio e sei morta", redarguisce.
"Agli ordini.", esclamo sorridendole.
Torno in stanza, mi cambio ed esco di casa.
La macchina di Jenny è parcheggiata a due isolati più in là, per cui faccio un tratto a piedi prima di puntare il telecomando elettronico in direzione della vettura.
Mi ci infilo dentro, sposto il sedile all'indietro.
"Dio, ha delle gambe piccolissime per riuscire a guidare così", esclamo ridendo per quella battuta stupida.
Accendo lo stereo, "Killing me softly with these words, killing me softly", gracchia lo stereo.
"Quanti ricordi", penso tra me e me.
Era il tempo dell'università, delle prime cotte, delle prime risposte alle tantissime domande. E quella canzone a tenermi compagnia.
"Credi che sia bello diventare grandi?", mi aveva detto molti anni prima un'amica conosciuta in college.
Non le avevo risposto. E a distanza di tempo posso affermare di non saperlo ancora.
Erano così spensierati i tempi in cui bastava poco per essere felici - e guarda adesso invece – una costante corsa verso ciò che ti fa stare bene.
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Più forti della tempesta (Vauseman)
FanfictionAlex è una ricercatrice newyorkese che vive a Londra e lavora come assistente alla cattedra, Piper è una cameriera con il sogno di studiare e diventare insegnante. Entrambe così diverse... o forse no. Le loro strade si congiungeranno in modo inatt...
