Discorsi

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Alex 

Salgo nel mio ufficio con l'ascensore e chiudo la porta a chiave. 

Ho bisogno di riflettere, di scegliere con cura le parole da dire. 

Dopotutto quella collega di cui non ricordo nemmeno il nome ha ragione: come faccio a sapere di essere ancora imparziale? 

Cioè, voglio dire... questo non lo avevo messo in conto. E se la stessi distraendo dal suo obiettivo principale? 

Estraggo un foglio dal cassetto e inizio a scrivere con calligrafia leggibile:

"Egregio Capo di Dipartimento, vogliate esaminare attentamente questa richiesta di trasferimento di una studentessa presso un altro corso per conflitto di interessi"... accartoccio il foglio e lo lancio nel cestino. 

"No, no, così non va bene.", mi dico.

 Prendo un altro foglio e scrivo ancora. 

"Egregio Capo di Dipartimento, vogliate esaminare attentamente questa richiesta di trasferimento di una studentessa presso un altro corso per sovraffollamento dell'aula." 

Ecco... così forse può andare meglio. 

Appongo la mia firma a fine foglio e lo infilo sotto un libro. 

M spingo indietro facendo combaciare la schiena sulla spalliera della sedia. 

Penso a cosa potrei dirle, ma improvvisamente il vortice dei pensieri viene interrotto da qualcuno che bussa alla porta.

"Sono già passati venti minuti?", mi chiedo guardando l'orologio. 

Effettivamente si. 

Mi alzo e giro la chiave nella toppa, me la ritrovo davanti e la invito ad accomodarsi. 

Ritorno a sedermi sulla sedia e lei fa lo stesso. mi è di fronte. 

"Allora, di cosa volevi parlarmi?", mi chiede impaziente. 

Resto in silenzio per alcuni istanti e la guardo negli occhi, dopodichè inizio. 

"Hai presente quando mi sono allontanata dall'aula, prima.."

 "Certo.", replica tempestivamente. 

"Ebbene, sono stata avvicinata da una collega che mi ha detto qualcosa..."

 "Che cosa?", mi invita a continuare. 

"Che non sono più io la tua tutor in quanto troppo coinvolta."

 Mi guarda sbalordita - "ma può farlo? Non è vero." 

Mi protraggo in avanti e le prendo la mano - "ascolta Piper, anche io sono rimasta contrariata inizialmente, ma riflettendoci bene è la cosa più giusta da fare."

"Come puoi pensare una cosa del genere?", mi domanda alzandosi. 

"Rimettiti a sedere, ti prego.", le dico. 

Lo fa, sbuffa irritata. 

"Il fatto che io mi sia innamorata follemente di te influisce sul mio modo di insegnarti, e tu sei venuta in quest'università per studiare e prendere la laurea, e non per amoreggiare con me.", dico tutto d'un fiato. 

So benissimo che quelle parole feriscono più me che lei. 

Mi guarda negli occhi - "non è tutto, vero?" 

Prendo fiato - "purtroppo no, devo cambiarti di corso.", le comunico. 

Mi osserva con aria indifferente, spenta. 

"So che è una notizia terribile, lo è anche per me, ma anche il rettore sa della nostra relazione, suppongo che per ripicca Kira lo abbia detto in giro." 

Respira lentamente e tace. 

Le riprendo la mano  - "ascolta, Piper, è per il tuo bene, per la tua carriera." 

Torna a guardarmi negli occhi  e mi sorride tristemente. 

"ma io amo le tue lezioni.", dice improvvisamente. 

"Per quello non ci sarà problema, potrò ripetertele quando vorrai." 

I suoi occhi si illuminano. 

"Pensa a questo, quando ci vedremo staremo più tempo insieme, senza doverci necessariamente comportare come sconosciute. Saremo una coppia a tutti gli effetti."

 Sorride, e sorrido anch'io. 

"Va bene allora, però preparati perchè alla prima occasione in cui sarai libera ti salterò addosso.", comunica maliziosa. 

"Oh, per quello non ci saranno ostacoli, sono ben pronta a correre il rischio.", ribatto alzandomi e massaggiandola il collo. 

Piego le spalle e con la bocca inizio a mordicchiarle i lobi delle orecchie. 

"E poi, nessuno ci vieta di stare qui in ufficio per delle ripetizioni, giusto?", le bisbiglio con tono eccitato. 

"G...già, perché un'altra tutor non mi basta, sono così bisognosa di aiuto che avrei bisogno di lezioni extra.", dice. 

"Tipo queste?", le domando sbottonandole la camicetta e infilando una mano in prossimità dei suoi seni. 

Prendo a baciarle le labbra con violenza, e improvvisamente sento caldo. 

"Perché mi fai questo effetto, perché?", le chiedo interrompendo i baci di tanto in tanto. 

"Perchè mi ami, e io ti amo.", mi dice decisa. 

"Mmm.", rispondo con la bocca impastata. 

La abbraccio e nascondo la testa nell'incavo del suo collo. 

"Dovremmo farli più spesso questi discorsi", esordisce poco dopo accarezzandomi i capelli. 


Più forti della tempesta (Vauseman)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora