OTTO

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CHAMPAGNE
Otto

¡Por Cuba libre!

1° Dicembre


Il suono della sveglia prima dell'alba è stato traumatico proprio come Einar ha previsto ieri sera - traumatico e complicato. Nonostante inizialmente non riuscisse a prendere sonno, dopo la parentesi passionale in cucina è riuscito ad addormentarsi (per pochissimo, che ha sballato tutti gli orari) come se non si sentisse tanto stanco e rilassato da mesi. A colazione, poi, incontrare Filippo in cucina in presenza di Joele è stato strano e qualcosa gli si è agitato nella pancia: non ha capito bene di cosa si trattasse. Forse senso di colpa nei confronti del fidanzato? O magari un ricordo dolce per quelle parole che sono scivolate via dalla sua bocca ed anche da quella di Filippo? Dio, se solo ripensa a Sceglimi...
Tutti troppo addormentati - fortunatamente - per scambiare due parole in cucina, si sono ritrovati in stazione a Milano a camminare lungo il binario per raggiungere la carrozza dove avevano prenotato quattro posti: tre per noi ed uno per farci lasciare tranquilli, ha spiegato Filippo col suo cappellino tirato fin sugli occhi. Einar, invece, si è imbacuccato fino alle orecchie, indispettito dal gelo mattutino di Milano, anche se: amore, quest'inverno finirai per uscire col colbacco di pelliccia, lo ha preso in giro Joele facendo ridere anche un addormentatissimo Filippo.
Adesso che il treno procede da una buona mezz'ora in direzione Roma, i tre siedono tranquillamente nei posti riservati: Ein (accanto al finestrino) e Jo in senso di marcia e Filippo in quello opposto, proprio davanti al cubano - tra loro, a dividerli, un tavolino. Stanotte nulla, invece, nessuno spazio tra di noi, solo i nostri respiri, le nostre mani, i gemiti e... taci. La testa di Einar, però, torna e ritorna su ieri notte, su loro due che quasi hanno fatto l'amore in cucina, che sono tornati a Cuba e si sono ritrovati ad un anno prima, liberi e leggeri. E poi Sceglimi, quella fottuta canzone meravigliosa che ha fatto arrivare Einar al limite della resistenza - ha baciato Filippo così forte da essersi fatto male all'anima.
E ora Einar è lì, teso come una corda di violino (e sessualmente frustrato), con delle occhiaie spaventose ed il viso pallido - stanchezza, tensione, paura. E Joele, che dopo il caffè è riuscito ad attivarsi, non è di particolare aiuto, sebbene lui desideri esserlo e probabilmente in altre occasioni lo sarebbe sicuramente. Allora Einar guarda sottecchi Filippo davanti a sé - la sua bocca, la sua bocca... - poi il caffè nel bicchierino di plastica, una di quelle schifezze servite a bordo: perfetto, ora ha anche la nausea.
"Ti senti bene, piccolo?" chiede Joele, accarezzandogli una guancia con due dita: il suo aspetto lo preoccupa particolarmente - le occhiaie, l'espressione schifata, il viso pallido. Sospira un po' lasciandogli un bacio sulla tempia, mentre Filippo dall'altra parte osserva il movimento a labbra strette.
Ha mandato un messaggio a Lorenzo per ricordargli che sarebbe andato a Roma, poi ha messo la musica ed ha infilato una sola cuffietta, sperando gli attivasse il cervello - sperando lo distraesse. Dopo aver dato la buonanotte ad Einar aveva pulito il disastro in cucina e poi era rimasto sveglio ad appuntarsi qualche strofa che gli era girata in testa (e che gli aveva fatto un cazzo di male che -).
Ora che è davanti al cubano e quello è così bello da togliergli il fiato, sente tutta la stanchezza della nottata in bianco.
"Estoy nervioso" fa piano Einar in spiegazione al fidanzato e quasi vorrebbe scomparire contro il sedile, infreddolito da quella stupidissima aria condizionata che devono mettere su ogni treno - incrocia le braccia al petto (infilando le mani nell'incavo dei gomiti per scaldarle) ed allunga appena le gambe sfiorando quelle di Filippo. Rimane lì, immobile, contro il calore dei suoi jeans, degli stivaletti borchiati che adora vedergli addosso - vorrebbe sospirare, ma gli si è chiuso il petto. Pesantezza.
Joele lo attira un po' a sé per scaldarlo - strofina la mano sul suo braccio e sospira. "Hoy no voy a corregir lo que dices y tampoco voy a traducirlo. Perché, amore, devi stare tranquillo e pensare soltanto a quello che senti mentre canti." dice, baciandogli la fronte. "Giusto, Filo?"
Il cantautore alza lo sguardo e spinge la caviglia contro quella di Einar. "Sì, certo. Pensa a divertirti e a nient'altro." risponde con un sorriso tirato.
Einar lascia roteare appena il piede contro il suo, gli occhi che scivolano nei suoi per un breve attimo - si volta a guardare Jo che è così vicino a lui, in questo momento. "Quello che sento mentre canto..." mormora e poi sospira appena. Quello che sente mentre canta - il piede di Filippo contro il proprio ed io calore dei suoi baci della notte precedente.
"Se vuoi provare a dormire un po', fallo. Di sicuro per l'agitazione sarai rimasto sveglio a fare chissà cosa." fa il bresciano e Filippo si lascia scappare uno sbuffo, nascondendosi dietro al telefono.
Sveglio a fare chissà cosa, già. Prima che possa collegare il cervello al corpo, Einar dà un calcetto a Filippo, appena appena accennato ed un mezzo sorriso gli si disegna sulle labbra - lo cancella un attimo dopo (forse ha collegato il cervello). "No quiero dormir" ribatte allora, cercando di mantenere un tono morbido: Jo lo fa solo per lui, lo fa solo per il suo bene - Jo lo ama. "Solo quiero... no sé, amor, estoy demasiado nervioso."
"Está bien." fa lui e torna ad accarezzargli il braccio per calmarlo. "Allora starò zitto, ché sto peggiorando di sicuro la situazione." aggiunge, anche se è proprio l'agitazione che lo fa parlare così tanto, quindi non sa quanto potrà stare in silenzio.
Il ventiduenne, d'altra parte, ricambia il calcetto e punta gli occhi in quello dell'altro, prima di scendere a fissargli le labbra - Dio, lui saprebbe come farlo distrarre.
Einar posa la mano su quella di Joele, quasi per dirgli che è tutto a posto o, forse, per evitare di allungare le dita per toccare Filippo di fronte a sé. Dannazione, ha la nausea e lo stomaco stretto - lascia andare un gemito frustrato.
Il ragazzo gli stringe la mano e prende a baciargliela, per tranquillizzare entrambi.
"Filo -" fa ad un tratto il cubano, che ha sussultato quando Joele gli ha dato il bacio sulla mano - joder, vorrebbe ritirarla. "- cuéntame del tuo provino."
Filippo lo guarda, sorpreso da quel Filo e per un attimo è come se non avesse capito la domanda. "Il provino? È stato tutto incredibilmente intenso." dice. "Non avevo dormito e, cazzo, ero nervosissimo. Avevo una paura folle."
"E se mi bloccassi -" inizia, a questo punto, Einar massaggiandosi le tempie con le dita (la mano ritratta da quella del fidanzato) - deve snocciolare tutte le paure che sente per alleggerirsi un po'. "Se stonassi, se - joder" impreca, allora, che deve anche calmarsi e deve respirare - sentirsi leggero, deve sentirsi leggero. Leggero come ieri notte. Con un dito sfiora il tatuaggio sul polso: libre e prova a prendere un altro respiro. Calmo.
"Non stonerai e se lo facessi chi se ne frega, no?" dice il cantautore, scuotendo il capo. "Devi solo prendere e cantare come sempre. Pensa a quello che senti, a quello che vuoi dire." fa e si lecca le labbra, sfiorandosi distrattamente il tatuaggio.
"Sì" annuisce cercando di convincersene: penserà a Cuba, ai pomeriggi passati a suonare e a cantare con lui, nudi sul letto o sul divano e poi a fare l'amore così tanto, così dolcemente. "Sì... sì" e prende un altro grosso respiro, la caviglia che ruota leggermente ed il piede che si spinge contro quello di Filippo. "Sì."
"E, non per metterti pressione, ma con Che vuoi che sia mi sono preso quel fottutissimo banco." comincia quello, con un sorrisetto. "Se non fai lo stesso ti do in pasto al tiburón."
È qui che Einar riesce a liberarsi in una risata, a piegare appena il capo all'indietro e a ridere, dimenticando tutte le ansie. "Non esistono tiburón en Italia" gli risponde poi, alzando il dito indice verso di lui. "Vero, Jo? Díselo" mugugna quasi e vorrebbe tirare i capelli di Feli, come faceva a Cuba, quando si imbronciava o voleva prenderlo in giro. O baciarlo.
Joele ride e gli bacia il naso. "Sì, in Italia non ci sono. Non siamo mica alle Maldive." scherza, pizzicando una guancia al cubano.
Filippo stringe le labbra un po' indeciso e dà un altro calcetto ad Einar, divertito. "Vorrà dire che andremo lì, io e Jo a fare aperitivo e tu a giocare con il tiburón."
Quello allunga entrambe le gambe e allaccia le caviglie al suo piede, trattenendolo: fa un po' di fatica a cercare di rimanere immobile col busto mentre fa quel movimento - un luccichio malizioso gli illumina gli occhi blu. "Ma per favore" sbuffa divertito. "Sareste persi senza de me y soprattutto senza i miei cocktail."
Il bresciano sorride e alza le spalle. "Magari troviamo qualcuno che è più bravo." lo prende in giro, facendo ridere l'altro.
"Io, per esempio, so fare un ottimo cubalibre." aggiunge Filippo un'occhiata maliziosa.
"Ah sì?" ribatte Einar tenendo ancora la sua gamba intrappolata - pensa di voler risalire un po' verso l'alto col piede, un po' più su, ma un attimo dopo abbandona l'idea, che già è difficile riuscire a controllare la testa in questo groviglio di gambe. "Escommetto che però non ti ricordi como è nato" lo provoca, che, in realtà, sa perfettamente quanto quel ricordo sia rimasto impresso nella mente di Filippo.
"Certo che lo ricordo." fa quello, fingendosi offeso. "Tu non lo ricordi più." risponde, in tono infantile.
Io ricordo tutto: ogni tuo sospiro, ogni tuo gemito, ogni tua espressione - tutto, niño, ricordo tutto, si dice nella testa il cubano e fissa l'altro negli occhi per un lungo istante, quasi a dirglielo - il treno fermo in stazione e quella ragazza appena salita che, passando, osserva per bene Irama e distoglie lo sguardo arrossendo un secondo dopo. Allora Einar si riscuote, si raddrizza sul sedile e torna composto, gambe comprese. "Jo, tu te ricordi como è nato il cubalibre?" domanda al fidanzato con un sorrisetto furbo - non che a Joele avesse raccontato la storia allo stesso modo, ovviamente: che poi, in realtà, gliene aveva raccontata un pezzetto, che lui già la conosceva. Ecco, cosa lo aveva rapito di lui: la sua intelligenza, la sua infinita preparazione su qualsiasi argomento, il suo interesse per tutto - sorride, cercando di farsi scaldare da quel piccolo accenno di sentimento che gli si dipana per la pancia. Niente, niente confronto a quello che ha provato ieri sera - dannazione, ha ancora freddo.
"Durante la guerra ispanoamericana, no?" dice lui, sorridendogli. "Primi del novecento, i soldati cubani e gli alleati americani che mischiano cola e rum." gli lascia un bacio tra i capelli.
Filippo lo guarda e finge di avere un bicchiere in mano e di levarlo al cielo. "¡Por Cuba libre!" esclama e poi butta giù il drink immaginario.
"Por Cuba libre, sì" scuote la testa Einar divertito e torna a dargli un calcetto da sotto il tavolino (che in mente ha un altro ricordo del por Cuba libre), la mano che è scivolata di nuovo in quella del fidanzato, ora che si sente un po' più tranquillo.
Gli fa strano, troppo strano, vedere Filippo e Joele andare così d'accordo - Dio, se solo Jo sapesse, se solo lui... calmati, tu e Filippo non avete fatto niente di male. Siete solo tornati a Cuba: eravate a La Habana, era un anni fa. Ed è stato solo un bacio, solo un bacio - nel complesso, no? Nel complesso è stato solo un bacio, niente di che, nulla che accadrà ancora. No. Calma e basta.
Allora abbassa lo sguardo sul pacchetto di Ringo al cacao abbandonato lì e lo apre, un po' più affamato di prima: ha scoperto quanto gli piacciano questi biscotti e Jo fa in modo - per quanto salutista sia - di fargliene avere sempre una confezione nella dispensa. Ne prende uno, lo divide a metà e mangia prima la parte senza crema, poi quella col cioccolato e si lecca le labbra, soddisfatto.
Il cantautore segue attentamente i suoi movimenti, rapito dal modo in cui la sua bocca si chiude intorno al biscotto e dall'espressione soddisfatta: ricordare la storia del cubalibre non ha aiutato neppure un po'. Si lecca le labbra e, poi, si schiarisce la gola. "Io vado un attimo - torno subito."
Ed Einar vorrebbe soltanto seguirlo, divertito dal fatto di aver innescato una reazione del genere semplicemente mangiando un biscotto: vorrebbe aiutarlo a mandar via qualsiasi ingombro sia venuto fuori per la questione, vorrebbe premerglisi addosso e toccarlo e - Dio. Ma lo guarda semplicemente andare via, soppesa con lo sguardo ogni suo passo ed indugia sul suo sedere perfetto stretto in quei jeans - joder. Allora aspetta che sparisca oltre la porta automatica del vagone per voltarsi verso il fidanzato e stampargli un bacio prepotente sulle labbra.
Joele sorride e lo bacia allo stesso modo, ritrovandosi quasi senza fiato. "Ohi." dice, dandogli poi un altro bacio.
"Amore" fa lui contro la sua bocca, la mano stretta sul suo braccio, un'ondata di qualcosa a scaldargli il ventre. "Amore" ripete, approfittando della privacy che gli assicura la carrozza semivuota - Filippo conosce le migliori tattiche per riservare i posti più isolati sui treni, se n'è vantato per mezza serata.
"Non sai quanto sia fiero di te." mormora lui, la fronte contro la sua. "Sono così orgoglioso, amore mio." fa e poi lo bacia ancora.
Einar prende un grosso respiro e manda via il calore, manda via quell'ondata di desiderio che lo ha confuso da quando ha iniziato a farsi piedino con Filippo, a parlare di cubalibre e a guardarlo così. "Non è detto che vada bene, Jo" mormora in risposta, eppure gli si accoccola di più contro, la guancia appoggiata al suo petto. "Magari estasera saremo di nuovo a casa a Brescia."
"In quel caso torneremo a casa, ordineremo quello che ti piace, faremo l'amore e, poi, ci addormenteremo come sempre." mormora, accarezzandogli la testa. "Ma sarei comunque fiero di te. Perché ci stai provando."
Quello sorride ed alza un po' il mento a dargli un bacio. "Ah, faremo l'amore?" chiede con un sorrisetto furbo - che forse non dovrebbe desiderare altro che stare con lui, no? Non dovrebbe pensare ad altre persone, dovrebbe sentirsi felice così, così e basta, e pensare alla musica, dovrebbe solo pensare alla sua musica. Forse sarà un nuovo inizio.
"Sì." fa lui, dandogli un bacio. "Faremo l'amore per tutta la notte." e sorride ancora, baciandolo ancora e ancora, ignaro di Filippo che è appena uscito dal bagno e sta lì a guardarli con uno strano vuoto allo stomaco.
Il cantautore manda giù l'acidità che comincia a sentire in gola e torna a posto, facendo un rumore incredibile e fingendo un sorriso entusiasta. "Non vedo l'ora di arrivare a Roma."

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