DICIOTTO

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CHAMPAGNE
Diciotto

Non fare casini

Domenica 10 Febbraio

Si sono dimenticati di tirare la tenda. Einar se ne rende conto perché un piccolo raggio di sole lo sta colpendo dritto nell'occhio - cazzo. Sono le prime luci dell'alba e lui giace a pancia sotto, un braccio a penzoloni oltre il bordo del letto e l'altro disteso, giù, lungo il fianco - la guancia appoggiata al lenzuolo. Non è sicuro di come sia arrivato a sdraiarsi a quel modo, coi piedi dalla parte del cuscino e la faccia verso il fondo del letto - non è sicuro, no. Le uniche parole che riescono a farsi spazio nella sua testa sono: caldo (caldo da morire), respiro (spezzato, non sa più come si respiri), dolore (gli fa male tutto). Sulla tenda aperta decide di sorvolare, che la notte prima lui e Filippo non si sono soffermati sulle chiacchiere - almeno non inizialmente. Hanno parlato, sì, ma dopo: di musica, di progetti, di Sanremo, di loro. Il resto del tempo, però, non hanno avuto voglia di parlare. È ricominciato tutto, come quando erano a Cuba, come quando non riuscivano a staccarsi e a stancarsi uno dell'altro. E anche questa notte, joder, lo hanno fatto così tanto, così forte, che nessuno dei due si è risparmiato, nessuno dei due ha deciso di tacere i gemiti. Joder, hanno fatto del sesso magnifico, così forte e passionale che ad un tratto il cigolio del letto li ha assordati - Dio, non sono riusciti ad allontanarsi nemmeno per un secondo.
E adesso, davvero, Einar non sa come sia finito in quella posizione, né perché Filippo sia sdraiato, di contro, a pancia su e nel verso giusto del letto - sa solo che ha dolori ovunque e la gola raschiata, sa che si sente appagato e stanco, tanto stanco. Sa che ha perso il controllo più volte, sa che ha pensato di impazzire per il piacere intenso. Sa che, forse, non è nemmeno sicuro di quale sia il proprio nome. Ah, sa anche che ha un leggero mal di testa, ma la bottiglia di champagne vuota e abbandonata a terra (insieme a cuscini ed il copriletto) gli sa dare una risposta.
Ora che il respiro si fa più regolare, ogni boccata gli fa dolere una parte del corpo - o forse tutte insieme. "Feli?" chiama pianissimo, la voce roca.
Filippo apre lentamente gli occhi e si stiracchia, avvertendo quasi subito il corpo protestare - dolore, dolore ovunque. "Einar?" chiama, schiarendosi la voce subito dopo - che voce roca, merda. Si mette a sedere e, notando l'altro steso al contrario, quasi scoppia a ridere. "Che ci fai così?"
"No sé" ammette quello tirandosi su in ginocchio, piano piano, che quasi gli gira la testa. Piega un po' il capo da un lato e guarda il cantautore - un sorrisetto stupido gli nasce sulla bocca. Si siede con cautela ("Ahia") e si spinge un po' contro Filippo, gli occhi di nuovo socchiusi. "No sé perché estavamo girati così" fa, che lo abbiamo fatto talmente tanto che non so nemmeno chi sono, aggiunge nella propria testa.
Il cantautore lo bacia dolcemente, stringendolo a sé ed accarezzandogli la schiena. "Sono stremato."
Einar socchiude gli occhi e si sdraia a pancia su, cautamente, portandosi dietro anche Filippo - appoggia la testa al suo petto e con il polpastrello traccia piccoli disegni sulla sua pelle. "È estato... non so come - sì, è estato tutto così... così fuerte."
"Ci siamo fatti sentire, diciamo." scherza quello, baciandogli i capelli. "Questo letto non è il massimo, però." riflette con un sospiro, riferendosi ai continui cigolii.
"Cinghiolava" fa il cubano accoccolandosi meglio a lui, convinto di aver utilizzato il termine giusto - appoggia il palmo della mano sul petto del ragazzo, la punta delle dita a sfiorare 6311.
Filippo ride piano. "Cinghiolava, sì. Come un cinghiale, no?" lo prende un po' in giro.
Quello alza un po' il mento per guardarlo in viso, confuso - ci ragiona su per un attimo e poi annuisce con aria convinta. "Sì, sì, come un - espera, me estai prendendo in giro!" esclama dandogli una manata sullo stomaco. "¡Caraculo!"
Il cantautore ride e lo bacia, stringendolo a sé. "Sì dice cigolava, amore. Cinghiolare non vuol dire niente." spiega, mordendogli piano un labbro, poi.
Einar lo morde di rimando, un sorrisetto obliquo sulla bocca e una mano a tenergli il mento. Con l'impiego delle ultime forze (da dove le abbia tirate fuori proprio non lo sa) gli si mette cavalcioni bloccandogli i polsi per baciarlo di nuovo, dispettoso. "Cigolava" si ripete. "Cigolava, cigolava, cigo -"
Un rumore sordo. E poi il letto che cede.
Filippo spalanca gli occhi alla sensazione di vuoto che lo prende per un attimo. Guarda Einar tra il sorpreso ed il divertito, deglutendo appena. "Abbiamo rotto il letto." dice a voce bassissima.
"Abbiamo -" inizia quell'altro incredulo, che entrambi sono incastrati - il materasso incassato nel buco dove le doghe che hanno ceduto. "Noi abbiamo - Feli, rompimos la cama."
Il cantautore lo fissa ancora per un po', poi scoppia a ridere - una risata forte, sentita. "Non mi era mai successo." si lascia scappare, tra una risata e l'altra. "Non avevo mai rotto un letto."
"Joder" dice Einar. "Joder", fa ancora una volta. Ma un attimo dopo gli è impossibile non scoppiare a ridere: segue la risata di Filippo (quanto cazzo gli piace sentirlo ridere?) e scuote piano la testa - ride, ride forte, che adesso nemmeno riesce più a smettere. Una mano a tenersi lo stomaco, le rughette ai lati della bocca e gli occhi che brillano di felicità pura e leggerezza.
Quello si ferma un attimo, quasi incantato dall'espressione divertita dell'altro, dal modo in cui la sua pelle si increspa intorno agli occhi, dalle fossette e - cazzo.
"Ti amo." si ritrova a dire, senza nemmeno accorgersene.
Silenzio - c'è così tanto silenzio nella stanza, adesso, che il cubano è sicuro di essersi sognato la voce di Filippo. Sì, dev'essere per forza così. Einar è ancora seduto sul cantautore, ancora le mani unite sul suo petto, ancora incastrato con lui nel buco delle doghe rotte - la risata che si è esaurita di botto.
No, non ha capito cos'abbia detto Filippo, lui deve - sì, deve chiedergli che cosa ha appena buttato fuori, che è importante, che deve saperlo. Dio, non ha capito, non è sicuro di aver capito, o forse Filippo non ha parlato, no? Forse Einar è troppo stanco e si sta infilando nei sogni lentamente, come quando confondi la realtà col mondo onirico, no? Onirico, onirico, onirico, la parola non ha nemmeno più senso nella sua testa, tutto ha perso senso e allora, forse, davvero Filippo non ha parlato e - calma.
Calma. Einar fissa il ragazzo sotto di sé, lo fissa per alcuni attimi assottigliando appena gli occhi, quasi stesse ragionando. No, non ha capito e deve dirglielo.
"Non ho ca -"
Filippo quasi salta in aria quando il suo cellulare suona, impedendogli di sapere cosa l'altro stesse per dire. Allunga la mano e, nonostante la posizione in cui si trova, riesce a prendere il telefono dal comodino di fianco al letto ed a controllare chi diamine lo ha interrotto.
"Io sono appena tornato in hotel - tu non fare casini" dice il messaggio di Lorenzo ed il cantautore sorride per un attimo.
"Guarda, bro, -" risponde con una nota vocale. "- io ho appena rotto il letto."
Nel mentre, il cubano sta fissando Filippo: il modo in cui tiene in mano il telefono, le dita strette attorno alla cover, quel sorriso sulla bocca, le labbra rosse per i baci che si sono dati, le guance colorite. E allora anche sul suo viso si disegna un sorriso, un sorriso che gli scappa subito al controllo e che diventa una risata (lontano quella specie di gelo di poco prima, la frase di Filippo che lui non è sicuro che fosse reale), una risata di cuore. Hanno rotto il letto. Hanno rotto il letto. Einar si piega in avanti mentre continua a ridere ("Che cazzo vuol dire che hai rotto il letto???"), la fronte nascosta nell'incavo della spalla del cantautore - hanno rotto il letto.
"Credo che le doghe abbiano ceduto." risponde il ventitreenne, ridendo - con la mano libera accarezza la testa del cubano, per poi po dargli un bacio proprio lì.
"Filippo ti ammazzo - coglione" è la risposta immediata del fotografo e quel brevissimo vocale non fa altro che far ridere ancora di più Einar, che finisce per sdraiarsi accanto al cantautore: scivola meglio nel buco creato dal materasso e si sente stupidamente protetto - spinge un po' la testa per infilarsi sotto il suo braccio con un mugolio, strusciandosi come un gatto. Lorenzo sarà incazzato nero e, sicuramente, si sono meritati una bella ramanzina.
Filippo mette il telefono a posto e poi si volta su un fianco, lasciando dei piccoli baci qui e lì sul viso del cantante. "Sei un gattino, adesso?" lo prende un po' in giro, solleticandogli lo stomaco - è meglio dimenticare la faccenda del ti amo, al momento. Magari Einar non lo ha sentito, magari lo ha solo pensato, magari... shhh.
Quello ridacchia chiudendo un po' gli occhi per quei bacini - gli blocca la mano e gli lascia un bacio sulla punta naso, unendo la mano alla sua e facendo combaciare i tatuaggi. "Hai letto le teorie su questi?" domanda curiosamente (un sussurro, è solo un sussurro) riferendosi all'inchiostro sui polsi che sta accarezzando coi polpastrelli.
"No." ammette il cantautore, ché non ha fatto caso a cose del genere. "Ci sono teorie al riguardo?" chiede con lo stesso tono di voce.
"Qualcosita... " risponde l'altro con finta aria misteriosa ed un sorrisetto obliquo sulla bocca.
"Cosa?" domanda quello, baciandogli una guancia. "Dimmelo, dai."
"Ce ne sono due" inizia Einar ed alza indice e medio a segnare il numero - preme le dita ai lati delle narici di Filippo e poi stringe la presa, pinzandogli il naso, assolutamente divertito. "Quale vuoi sapere prima? Quella bella bella bella o quella bella bella?" scherza.
Filippo scuote piano la testa per costringerlo a lasciarlo andare, un sorrisetto sulle labbra. "La bella bella."
"Bella bella?" ride l'altro e gli preme l'indice sulla punta del naso, fino a farglielo arricciare buffamente. "Quella bella bella parla de due tatuaggi a sé. Per il mio -" inizia premendogli ora sì ora no il dito sul naso "- se dice che Joele, considerato el mio attuale fidanzato, te ha incontrato una volta y te ha chiesto de escrivere la parola libre con la piuma al posto della i per el suo fidanzato, cioè me - la piuma porque così si capiva che era escrito da Irama, no? Y tu sei estato molto contento di accontentarlo, soprattutto quando Joele te ha detto che me lo sarei tatuato" spiega, assolutamente divertito.
Il cantautore ride un po' e gli morde piano il naso. "Sì, ma perché mai Jo voleva che ti tatuassi la mia calligrafia sulla pelle?"
Einar arriccia un po' le labbra, quasi non avesse considerato quel piccolo dettaglio. "Già. ¿Porqué?" si chiede tutto pensoso piegando appena la gamba per appoggiarla sul suo fianco e gemendo non appena un dolore fastidioso lo colpisce dritto dritto alla schiena - joder, gli fa male tutto.
Quello allunga una mano per accarezzargli la schiena e si morde un labbro, pensieroso. "Forse perché ti eccita tanto l'idea." scherza, fingendo un tono malizioso.
"O forse porque eccita te - pardon, Irama" lo prende in giro a sua volta Einar, inarcando appena appena la schiena per spingersi contro quella carezza morbida.
"Quell'Irama è un pervertito, sai?" gli dà ragione Filippo, baciandolo sulle labbra.
"Me lo hanno detto" annuisce il cubano con una finta aria rassegnata. "Dici che lo ecciterebbe sapere cosa faccio con questo braccio, a letto, col mio fidanzato?" sussurra con aria maliziosa.
"Credo di sì." risponde il ventitreenne, stendendosi sulla schiena e tirandoselo addosso.
"Credi?" ride piano Einar e gli cade addosso - il letto cigola di nuovo, quasi emmettesse un ultimo lamento.
Filippo lo bacia, poi strofina il naso contro il suo. "Beh, se ha un po' di sale in zucca."
Quello lascia andare un mugolio frustrato, che Joele per spiegargli cosa significasse avere sale in zucca ci ha messo un pomeriggio intero - non ha senso come modo di dire, non ne ha proprio! Indispettito dalla lingua italiana, Einar dà un morso a Filippo per poi tornare a focalizzarsi sulle teorie dei tatuaggi. "Vuoi sapere la estoria del tuo?" chiede sfiorando col dito la scritta Cuba.
Il cantautore annuisce e lo guarda, incantato dalla sua espressione. "Sì, dimmi un po'."
Lui gli si sdraia meglio addosso, la mano posata sul suo viso ed il pollice ad accarezzargli il labbro inferiore. "Dicono che Cuba es un paese che vuoi visitare, dove non hai mai estato."
Filippo ride e lo stringe a sé. "Vorrei vedere un mucchio di posti, ma non ho tatuato un mappamondo - che sarebbe figo, ma scontato."
"Un mapamondo - un mapamondo ti ha portato da me" mormora Einar, quasi fosse sovrappensiero, chiudendo un po' gli occhi. Che adesso ci sta fin bene, lì, con lui, incastrato in quel buco nel letto - cos'è che ha detto prima, Filippo? Gli torna in mente per un secondo, poi manda via il pensiero.
Il ventitreenne sorride e gli bacia la fronte. Già, se non fosse stato per quel mappamondo... "Allora forse dovrei tatuarmelo. Per ricordarlo sempre."
Quello alza un po' il viso per poterlo baciare sulla bocca - gli succhia un po' il labbro inferiore, mentre il cuore batte un po' più forte. "Vuoi sapere la teoria bella bella bella?" sussurra nella sua bocca - joder, non riesce a stare un attimo senza toccarlo, senza baciarlo, senza sentirlo contro di sé.
L'altro annuisce, sorridendo un po'. "Dimmi, qual è?" chiede, sospirando contento. Si sente così bene da essere inspiegabile.
"Quella bella bella bella parla de un viaggio dall'altra parte del mundo - de te che vai a Cuba y mi conosci" mormora Einar continuando ad accarezzargli la guancia, gli occhi nei suoi. "E diventi mio amico, sai. Solo che prima che tu vada via -" pronuncia le vu come bi "- decidiamo de tatuarci insieme" finisce di spiegare, che quella teoria non è poi così diversa dalla realtà, solo... solo salta qualche passaggio. "Nessun riferimento al cubalibre, però."
"In effetti, eravamo grandi amici." è il primo commento di Filippo, che alza un angolo della bocca, in un sorrisetto divertito. "Tanto tanto amici, no?"
Einar lascia andare uno sbuffo. "Dici? Volevi sempre y solo escoparmi" fa, fingendo di lamentarsene.
Il ventitreenne scoppia a ridere e lo bacia. "Ma se eri tu che mi saltavi addosso!" lo prende in giro, solleticandogli i fianchi.
"¿Yo?" si scandalizza quello. "Mica sono un sussurellone come te, io!"
Filippo gli morde piano un labbro, divertito. "Sta' zitto, ramarro marrone."
"Non lo sai dire" lo rimbecca Einar finendo per scivolare sotto Filippo e lasciarsi intrappolare tra il materasso (o meglio dire: il buco) ed il suo corpo - ama sentire il peso dell'altro premuto addosso. "Si dice rrrramarro" pronuncia, esagerando tutte le erre e rendendole più dure. "Rrrrra, rrrra" gli ripete - a due centimetri dalla sua bocca, però.
Il cantautore fissa le sue labbra con un sorrisino. "Rrrrra!" ripete, prima di baciarlo dolcemente - così lento da quasi conciliare il sonno.
"Amore" sussurra il cubano dopo qualche bacio, il tono di voce morbido e le mani che vagano sulla schiena del cantautore - con la bocca disegna una scia di baci lungo la linea del suo collo, lì dove succhia una porzione di pelle fino ad arrossarla. "Amore" ripete, provando ad attirare di più la sua attenzione.
Quello gli sorride e struscia il naso contro una tempia dell'altro. "Dimmi, amore." dice, mentre scende ad accarezzargli i fianchi.
"Ti ricordi -" inizia, quindi, Einar, strofinandogli i denti contro il pomo d'Adamo "- ti ricordi di quella volta, a Cuba, quando lo abbiamo fatto in cucina?" sussurra, la voce bassissima.
Filippo geme piano e chiude gli occhi, giusto per perdersi meglio nei ricordi. "Sì." sospira profondamente.
"Ed eravamo exhausti perché lo avevamo fatto por tutto el giorno" continua lui, adesso mordendogli il mento, piano piano - lecca la pelle lentamente, prima di riprendere a parlare. "E ci abbiamo messo una vida a venire - ti recuerdi?"
"Dio, sì." sussurra il ventitreenne, leccandosi le labbra. "È stato bellissimo, vero?" domanda, lasciandogli dei baci sulle labbra.
"Sì" fa Einar, gli occhi chiusi mentre gli succhia un po' la bocca. "Mi hai escopato così bene, joder - e per così tanto tempo..." sospira, perso in quel ricordo meraviglioso.
Quello si mette più comodo tra le sue gambe e gli bacia il mento. "Vediamo se sono ancora così bravo?" chiede, mordendogli piano un labbro. "Che ne dici?"
"Lo farai come quella volta?" gli risponde l'altro, negandogli un bacio con un sorriso obliquo sulla bocca.
Filippo struscia il naso contro il suo ed annuisce. "Sì, proprio come quella volta."
Ed Einar geme, geme piano inarcando un po' la schiena a dispetto di tutti i dolori che sente in ogni parte del corpo - gli morde la guancia mentre le mani che gli accarezzano il corpo, sempre con più decisione. Non sanno starsi lontani - non possono.
"Escopami" lo esorta, sussurrandoglielo contro l'orecchio, nel giorno nuovo - quel raggio di sole che adesso colpisce in pieno i loro corpi uniti, la tenda che hanno dimenticato aperta, la bottiglia di champagne a terra, il vassoio di sushi vuoto finito chissà dove, i cuscini sul pavimento e le lenzuola stropicciate.
E poi loro, loro che non hanno alcuna intenzione di scastrarsi da quel buco nel letto per ancora un po' di tempo - solo ancora un po'.

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