CHAMPAGNE
Diciannove
(2 di 2)
Non sono mai stato meglio
Lunedì 11 Febbraio
Il traffico alle porte della Città Eterna li ha inghiottiti per un po' rallentando il rientro di Einar al Residence di Amici - non che al cubano dispiaccia particolarmente, anzi. Fermi in coda sul Raccordo Anulare, poi, Filippo si è divertito a trovare tante altre parole con la zeta per far allenare Einar con la pronuncia, iniziando (ovviamente) da un elegantissimo zoccola per poi finire ad esplorare i più disparati ambiti del quotidiano: quello dell'attività fisica (zompettare), quello animale (zampa), quello culinario (zabaione), quello musicale (zampogna), e ancora quello religioso (abbazia), poi quello sentimentale (affezionarsi) e così via, finché il traffico non si è sbloccato lasciando che i due riprendessero la via del Residence tra le risate ed Einar che continuava a ripetere: ho sompettato in abassia perché mi ero affesionato ad una soccol - no, no, aspetta: ad una sampogna, ecco.
Insomma, Einar si è divertito a ripetere tutte quelle parole più e più volte facendo anche ridere il cantautore - la mano allungata sulla sua nuca, lì ad accarezzargli i ricciolini mentre Filippo guidava con sicurezza nel buio della sera e, di tanto in tanto, si voltava e gli sorrideva. Entrambi si sono piacevolmente liberati dalla frustrazione sessuale che li ha colti non appena partiti da Sanremo (o forse direttamente da quella mattina, da quando hanno dovuto abbandonare il letto - sfondato - per raggiungere Joele e Lorenzo a colazione) e, da lì, due sorrisi enormi e soddisfatti sono rimasti stampati sulle loro bocche. Dio, se solo Einar ripensa a quei momenti nell'area di sosta dell'autostrada, sente un ricordo caldissimo scaldargli il ventre: tralasciando il fatto che abbia praticamente deliziato il fidanzato con la propria bocca mentre quello guidava, il cantante non può fare a meno di ripensare al modo in cui si sono saltati addosso una volta tirato il freno a mano - cazzo, è stato così intenso e passionale che Einar ha pensato, per un attimo, di non poterne uscire vivo. L'orgasmo che li ha colti è stato liberatorio, appagante, così soddisfacente da far singhiozzare di piacere il cubano: poi si sono guardati, esausti, e si sono regalati un sorriso compiaciuto, denso di quel benessere, dato dal sesso, che era appena sceso su di loro - hanno mangiucchiato qualche altra schifezza prima di rimettersi in marcia con aria felice.
Per tutto il resto del viaggio, poi, non sono riusciti a non toccarsi: le mani che si cercavano in continuazione, veloci baci nel momento più opportuno, piccole carezze sulle gambe, dita a scorrere tra i capelli; hanno anche cantato delle canzoni alla radio (Filippo ha appositamente stonato come un'anatra starnazzante ed Einar ha tentato di zittirlo con un altro biscotto alla mela) e hanno riso - il messaggio di Alessandro, però, aspetta ancora risposta.
Adesso che sono parcheggiati a qualche metro dall'entrata del residence, avvolti dal buio invernale dell'ora di cena, stanno cercando di procrastinare il più possibile il saluto: Einar sta lì, col busto un po' voltato verso Filippo ed una gamba piegata sotto l'altra, le dita che giocano con la mano del cantautore - si sono persi in una chiacchiera senza senso, mentre un'altra canzone risuona pianissimo nell'abitacolo. Il cubano è un po' preoccupato, in realtà, ché Filippo non dorme decentemente da chissà quanto e non gli piace l'idea che si rimetta immediatamente in marcia - ci sta pensando da un po': il problema è che Irama, domattina presto, è richiesto per un'intervista radio a Milano e non può mancare, ovviamente. Einar si sente un po' in colpa per quel passaggio di quasi settecento chilometri e per questo si sta arrovellando alla ricerca di una soluzione, per questo sta continuando a rimandare il momento della loro divisione, tanto è l'ora di cena e - oh. L'ora di cena. Questa è l'ora di cena. La cena.
Sorride, illuminandosi di botto, ed allunga l'altra mano ad accarezzare il viso di Filippo, i polpastrelli che si muovono delicati lungo i suoi lineamenti stanchi - le occhiaie che non si possono più nascondere dietro alle lenti scure.
"Sali" gli dice semplicemente.
Filippo lo guarda con un sorriso grato, prima di slacciarsi la cintura di sicurezza e posare una mano sulla sua gamba. "Immediatamente" dice e finge di prepararsi a sedersi su di lui.
"Caraculo - non ti è bastato prima?" ride piano l'altro con la mano sulla sua spalla a spingerlo un po' all'indietro, di nuovo al suo posto - ancora una risata. Che ancora ce l'ha stampato in testa il modo (ed i sospiri) in cui hanno tremato uno contro l'altro arrivando all'apice del piacere, poco prima, pressati insieme. Ed il cantautore scoppia a ridere e lo bacia sulle labbra. "Mai."
Quando la piccola risata si esaurisce e le note di un'altra canzone sono l'unico suono udibile in auto, Einar torna serio - appoggia di nuovo la mano sulla guancia di Filippo. "De verdad, niño: vieni su."
"Non voglio crearti dei problemi." sussurra, baciandogli una guancia. "So che è un casino, tutto il regolamento ed il resto."
"Amore" fa il cubano con tono morbido, le dita che scivolano sulla sua bocca, ad accarezzare la linea delle labbra. "Sali y basta."
Filippo gli sorride e lo bacia piano. "Se proprio insisti." cede, che a quell'Amore non sa dire di no.
"Camera mia está vuota" continua lui a mo' di giustificazione, chiudendosi la giacca fino alla gola, già pronto a scendere dall'auto. "Sono tutti a cena adesso y yo non ho fame - ho mangiato troppe schifesse" aggiunge.
"Allora andiamo direttamente a letto." fa il ventitreenne con una risatina, prendendolo per mano.
Einar gli dà un bacio sul naso e poi lascia andare la sua mano per aprire la portiera - il freddo di Roma lo travolge con una folata di vento e lui fa una smorfia buffa tirandosi più sul naso il cappellino di lana. "Joder" impreca e si sfrega le mani mentre aspetta che Filippo inserisca la chiusura centralizzata - sbatte un po' i piedi per scaldarsi. "Feli, ti puoi esbrigare - estò gelando."
Filippo lo segue fuori e clicca sul telecomandino, prima di allungare una mano verso quella dell'altro. "Che ne dici se ci facciamo una bella corsa per scaldarci?"
Il sorriso di quello si allarga mentre stringe la sua mano, i visi coperti dai cappellini a regalare loro l'anonimato necessario per compiere quei metri di corsa ed entrare al residence senza farsi notare - le porte dell'ascensore che si chiudono un attimo dopo ed Einar con le mani sul viso di Filippo a posargli un bacino sulla bocca, col fiato corto, al riparo da sguardi indiscreti.
"Ciao." fa sottovoce quello, baciandolo ancora una volta.
"Ciao. Quanto tiempo" scherza Einar e chiude un po' gli occhi con un sospiro lento - gli si accoccola un po' contro il petto caldo, mentre l'ascensore continua a salire di qualche piano.
"Sei così morbido." fa il cantautore e lo stringe forte, appoggiandosi contro la parete dell'ascensore. "Potrei dormire anche così."
"Non addormentarti" sussurra quello pizzicandogli appena il fianco, ma mantenendo comunque gli occhi chiusi - struscia un po' il naso contro la sua spalla, rilassandosi per quel calore. "Non addormentiamoci" ripete con voce più roca e senza particolare convinzione.
Il ding dell'ascensore è fin troppo rumoroso per le orecchie di Filippo, che riapre gli occhi stancamente e dà un bacio tra i capelli di Einar. "Amore, siamo arrivati."
Einar mugugna staccandosi dal suo petto. "Fai el sabelotodo solo porque era la tua camera" si lagna con tono infantile strisciando i piedi fin in corridoio - guarda da una parte, poi dall'altra. "Vieni, sabelotodo" e si volta un po' col busto per allungare la mano verso Filippo, che quel piano del Residence è deserto e loro possono arrivare fino in stanza senza rotture.
"Sabelotodo." ripete il cantautore divertito, leccandosi le labbra e seguendolo. "Ti ho già detto che mi piace l'idea che tu abbia la mia camera?"
Quello apre la porta della stanza e la richiude alle loro spalle con un sorriso sulla bocca - accende la luce minore. "Forse" risponde, allora, togliendosi la sciarpa e slacciandosi un po' la giacca. "Ci fai i pensierini sconci la notte?" lo prende in giro chinandosi in avanti per slacciarsi anche le scarpe nella penombra del corridoietto.
"Avremmo fatto l'amore tutto il tempo." sussurra Filippo, come se lo stesse pensando per la centesima volta, la voce roca.
Einar raddrizza la schiena, si volta e torna a guardare il cantautore, gli accarezza i fianchi avvicinandosi a lui quasi fosse attirato come un magnete. "Sì. Come a Cuba" sussurra e inizia a lasciargli una scia di baci dalla mandibola fino al collo, scivolando meglio sotto il tessuto della giacca, fino alla spalla. "Dio - come a Cuba."
"Le lezioni sarebbero state una tortura." geme piano lui, accarezzandogli il sedere con le mani. Piega la testa all'indietro con un sospiro.
Quello gli succhia un lembo di pelle sulla gola fino a segnarlo, un sospiro incastrato tra le labbra - un attimo dopo si scosta per osservare meglio la macchia rossa, il segno dei denti tutto lì attorno - joder. "Lo avremmo fatto en sala prove" lascia scivolare via.
"Dio, sì." sospira il ventitreenne, accarezzandogli i capelli ed appoggiando poi la testa sulla sua spalla, sbadigliando un po'.
"Letto, letto, letto" fa Einar mordendogli la guancia con un sorriso e poi scostandosi dal suo corpo con una piccola spinta - Filippo è esausto e lui è contento di averlo fatto salire per riposare un po'. E poi, di cosa avrebbero potuto fare se fossero stati insieme potranno parlare un'altra volta - sarà interessante. "Vieni?" domanda avviandosi verso il letto sotto la finestra - sistema un po' i cuscini e tira ordinatamente il piumone fino a scoprire metà letto.
Filippo sorride e si stiracchia, avvicinandosi pigramente. "Dormiamo?" chiede, levandosi le scarpe e buttandosi sul letto.
Quello lo imita e poi gli sdraia accanto, su un fianco: lo spinge un po' contro la parete con la schiena - tira su la trapunta per coprire entrambi fin sopra la testa, mentre il cantautore gli dà un bacio e gli si fa più vicino, strusciando il naso contro il suo. "Devo togliermi gli orecchini." si lamenta, assonnato. "Ma ho troppo sonno." sbuffa e lo bacia ancora. "Me li togli tu?"
Me li togli tu? Einar ripensa immediatamente a quella notte, a Cuba, quando Filippo aveva indossato le piume davanti a lui, perché stava iniziando a sentirsi di nuovo se stesso, perché stava riguadagnando la propria libertà - stava tornando il vero Irama. E lui che era rimasto folgorato dell'erotismo di quel momento, dalla bellezza di quegli orecchini sull'italiano. Ed avevano fatto l'amore, ovviamente, per il resto della notte - sai cosa significa tocar nella mia lingua?, gli aveva chiesto.
"Sì" risponde, allora, allungando una mano ad accarezzargli il collo, poi l'orecchio - gli sfila delicatamente una piuma dorata dal lobo e lascia un bacio sulle sue labbra. "Levanta un poquito la cabeza, niño" ordina dolcemente.
Il ventitreenne alza la testa e gli sorride in modo stupido. "Grazie."
"Ecco fatto" mormora l'altro un attimo dopo, poi gli si preme più addosso e chiude le dita attorno agli orecchini - li stringe forte.
Filippo gli sorride e lo bacia ancora un po' - gli piace tanto la sensazione di tranquillità e protezione che Einar gli trasmette. Starebbe in quella posizione sempre.
Einar, invece, lascia una scia di baci lungo il suo viso, lentamente, partendo dalla tempia e scivolando verso gli occhi socchiusi, giù per la linea della mandibola, il mento - la bocca. "Estiamo nella Cava di Saturno - otra vez" sussurra nel buio di quel nascondiglio.
"Credo sia il mio secondo posto preferito al mondo." riflette nella sua bocca. "Anzi, no -" e lo bacia. "Il mio terzo posto preferito."
"Quiero saber los otros" fa quello mordendogli le labbra dolcemente - con la mano libera gli tira una ciocca di capelli, con fare infantile. "Dai."
Il cantautore lo guarda negli occhi e sorride piano. "La cucina di nonna e -" fa, velocemente ed a bassa voce, quasi volesse sorvolare sulla cosa in quel momento. "E tu."
Oh. La bocca del cubano si apre in un sorriso carico di amore, affetto ed un po' di malinconia - la cucina di nonna e tu. Il cuore fa un balzo al pensiero di essere diventato così importante per Filippo - ancora quel sorriso (stringe più forte gli orecchini in una mano, con l'altra, adesso, gli accarezza la testa, l'aria un po' pensosa). Eppure, un attimo dopo si ritrova a deglutire, che gli è arrivata dritta dritta una fitta allo stomaco: si rende conto di quanto sia pesante la mancanza dei suoi nonni e di suo papà, di quanto sia ancora concreta ed inespressa. È che lui la mette sempre un po' da parte per provare a ritrovare del tutto la leggerezza che prima era parte di sé - forse non dovrebbe allontanare la tristezza, però. Forse è quella la risposta, no? Si stringe un po' di più al fidanzato e lo bacia dolcemente sull'angolo della bocca, mandando un po' via quei pensieri pesanti.
Quello gli morde piano un labbro e struscia il naso contro la sua guancia. "Ti amo." sussurra, il tono assonnato ed il petto che quasi scoppia ora che è perso nel suo profumo.
Ti amo. Ti amo, ti amo. Ti amo, ti - Einar lo fissa negli occhi per un lungo attimo, dentro a quel buio, nella loro Cava di Saturno - il cuore batte fortissimo. Filippo lo ha detto. Questa volta Einar ne è certo - lo ha detto.
"Cazzo" risponde di getto, mentre un altro sorriso gli esplode sulle labbra.
"Beh, sì, anche quello." ridacchia stancamente Filippo, nascondendosi di più contro di lui.
"Caraculo" lo insulta dolcemente il cubano lasciandogli tanti piccoli baci tra i capelli: scivola meglio contro il suo corpo e piega una gamba portandola sul suo fianco per fare meglio presa su di lui - se lo preme meglio addosso, la mano sul suo viso.
Il cantautore lo bacia piano - un braccio intorno al suo collo. "Stupido." sussurra ad occhi chiusi, sospirando poi.
"Baciami ancora per un poquito" mormora quello cercando la sua bocca e schiudendo lentamente le labbra - joder, pensa dentro ad un altro bacio, anch'io ti amo.
Filippo lo bacia ancora per un po', incollato a lui, e gli stringe i capelli, quando -
"Cubanitooo!"
La porta della stanza si spalanca facendo sussultare i due ragazzi, stretti sotto coperte.
"Ay, ¡has regresado, hermanito!" continua il ballerino lasciandosi cadere pesantemente sul letto accanto. "Coño, te esperaba desde horas."
Einar fissa Filippo negli occhi e lo preme un po' di più contro la parete per nasconderlo, che non saprebbe davvero come giustificare Irama nel proprio letto - il petto batte furiosamente e la testa lavora velocissima alla ricerca di qualcosa da dire.
"Lo siento, pequeñito. Me duele la cabeza" inventa, allora, di getto - la voce un po' sofferente e la mano stretta sul fianco di Filippo. "Estoy hecho polvo - necesito dormirme" continua, sperando che il ragazzo lo lasci stare, dato il mal di testa esagerato che si è appena inventato. "Hablamos mañana, bebé."
"Vale" risponde l'altro cubano spegnendo l'interruttore del lampadario ed accedendo la piccola abat-jour sul comodino. "Veo un poco de tele" lo informa facendo il giro del letto e passando accanto a quello di Einar: allunga un braccio e dà una pacca scherzosa su quello che, per lui, è il cantante - prende Filippo, sulla coscia, ma nella penombra nemmeno se ne accorge. "¿Es un problema, tío?"
"N-no, claro que no" balbetta quasi Einar, che c'è mancato poco, pochissimo - forse gli viene anche da ridere. "Buenas noches" fa, sperando che la conversazione termini lì - sente il rumore del cavo delle cuffie inserito dietro la tv, un balzo (che è saltato sulla sedia per arrivare alla televisione appesa all'angolo della stanza) e poi il ballerino che si lascia cadere sul letto.
"Ah, Ein - Umberto te estava cercando stamattina y te ha anche escrito sul telefono - dice que no le respondiste. Le escribo que estás durmiendo, ¿vale?" e non aspetta risposta (o forse non si aspetta risposta), lasciandosi prendere da un video musicale trasmesso in tv.
Einar, adesso, fissa Filippo negli occhi - accenna un sorriso, che il cantautore si è pure beccato una pacca sulla coscia dall'altro cubano e quasi non si è mosso. In testa, poi, ad Einar gira ancora quel ti amo - sorride di più stringendo più forte le dita attorno alle piume.
"Umberto ti cerca, uh?" fa Filippo con un sorriso sghembo, mordendogli un labbro. "È chiquito?"
Quello ride pianissimo, anche se non è necessario, che può sentire l'audio della canzone provenire dalle cuffie del ballerino da quanto ha alto il volume - ricambia il morso. "Sì. Me cerca" risponde divertito, in un sussurro. "Quiere bailar conmigo."
"E sa che tu balli solo con me?" domanda il cantautore divertito - il sonno che gli sporca la voce.
"Forse" fa enigmatico quello, i polpastrelli che accarezzano le sue labbra. "Se vuoi ricordarglielo - pues, está en la camera accanto. Andiamo?" gli propone mentre, in realtà, gli si stringe di più addosso con quel sorriso - ti amo, Filippo gli ha detto (di nuovo) ti amo.
"Non mi sposterai da qui." fa lui con tono infantile.
Un'altra risata leggera scivola via dalla bocca di Einar - gli bacia la punta del naso e poi chiude gli occhi. "Dormiamo" mormora, che Filippo ha un bisogno estremo di riposarsi, di mandare via lo stress e la tensione degli ultimi giorni - almeno per qualche ora.
Filippo chiude gli occhi e gli bacia la guancia. "Buonanotte." sussurra.
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Champagne || Eiram
FanfictionCONCLUSA - Eiram | Sequel di Cubalibre | 2018 ed Einar vede la sua realtà sgretolarsi e la sua leggerezza andare via. Ma Milano è diversa da Cuba, la vita è diversa - anche Filippo ed Einar sono diversi, adesso. In un viaggio tra flûte di champagne...
