La routine che avevo in quei giorni di agonia non faceva altro che peggiorare la situazione che stavo vivendo. Mi alzavo il più tardi possibile, evitavo i social, stavo in casa, non parlavo con nessuno e poi tornava mamma e mettevo sú una faccia serena e poi andavo a letto. Sonno o no chiudevo gli occhi e mi obbligavo a non pensare a nulla. Insomma davvero una vita miserabile. Ed era tutta colpa mia, ma forse avevo un problema ad impegnarmi. Insomma non lo facevo neanche quando ad andarci di mezzo ero io. Ma non mi sorpresi, un problema in più uno in meno. In quei giorni mi incoronai regina delle paranoie e mi dissi che sarei potuta diventare una direttrice cinematografica vista i film mentali che mi ero fatta su di me ed Andrea. Noi due insieme e felici. Ingenua. Avevo una lista mentale di cose che ero: iniziava appunto con regina delle paranoie e terminava con fottuta cogliona. Avevo intenzione di dedicare anche a lui una lista di aggettivi ma mi scchiaffeggiai mentalmente. Lui era libero di fare ciò che desiderava ed evidentemente non ero io. Nonostante sia difficile da credere non piansi. Anzi risi tantissimo. Fino a graffiarmi la gola. Risate isteriche. Forse fu una mossa stupida salvare quella foto. Ancora più stupido guardarla numerose volte al giorno. Ma avevo le mie buone ragioni: serviva a ricordarmi perché stavo così e soprattutto a darmi forza per non scrivere a lui. La sua vita stava andando avanti. I suoi show venivano sponsorizzati sui social, lui era con i suoi amici e si stava divertendo, mentre io mi ero rinchiusa in casa a piangermi addosso per un ragazzo che non era neanche il mio ragazzo. Cazzo quanto facevo schifo.
L'unica a sapere del mio stato era Martina. Solo che avevo evitato di dirle i dettagli. Sapeva solo che stavo un po' male.
-Amo allora ora basta. Ok che è mio fratello ma non ne vale la pena. Domani mattina ti porto in piscina.- il telefono la rendeva ancora più convincente. Forse era il fatto che la sentivo parlare direttamente nei timpani. -Se riuscirò a svegliarmi, volentieri.- andare in piscina sarebbe stato carino solo che non me la sentivo di andarci con quel muso lungo che mi portavo appresso. -Eh no, devi svegliarti, non mi importa niente. Vengo e ti butto giù la porta. Non scherzo.- era passata dal essere tranquilla alle minaccie in questione di secondi e sembrava molto seria. -Mamma mia che stronza. Così tanto vuoi andarci?- la presi un po'in giro. -Sì, voglio che stiamo insieme. Anche noi dobbiamo divertirci non solo Shiva e i suoi amici del cazzo.- era incazzata. -Shiva?- dissi ridendo. -Lo chiamo così quando sono arrabbiata. E poi dobbiamo fare delle foto così hot che Cristiano Ronaldo si lascia con la ragazza solo per farsela con noi.- e allora scoppiai in una risata liberatoria e sincera. Non succedeva da giorni ormai. Era bizzarro come stessi male per Andrea ma intanto la sorella mi aiutava a riprendermi.Le mie paure furono infondate perché riuscì a sentire la sveglia e Dio se la odiavo. Non sentivo quel suono dai tempi della scuola e mi fece risvegliare momenti che speravo avessi rimosso. Mi trascinai in bagno e mi buttai sotto il getto freddo della doccia. Avevo bisogno di interventi esterni per attivarmi completamente. Fortunatamente fui abbastanza sveglia da depilarmi il giorno precedente. Mi appuntato mentalmente di chiedere a Martina di un'estetista brava. Magari non le sarebbe dispiaciuto condividere la sua. Ormai non potevo più mantenere la mia protesta contro la nuova casa e la nuova vita. Ci stavo dentro e volente o meno dovevo adeguarmi.
-Margot mi sono scordata di dirti un piccolo dettaglio insignificante.- giù mi incontrai con Martina che aveva sulla spalla una borsa da spiaggia mentre io uno zaino. Lo stesso che usavo quando ero studente. -Cioè?- alzai un soppraciglio stranita dal suo comportamento. -Ci viene a prendere il mio ragazzo, Davide, e si porta un amico.- mentre diceva ciò giocava con le sue mani e io le osservai. Cazzo che belle unghie. -Marti mi serve un'estetista.- le presi una mano fra le mie ed osservai da più vicino le lunghe unghie lucide -Hai sentito quello che ti ho detto?- disse stranita mentre ritiró la sua mano. Io sbuffai e alzai le spalle. -Sì. Che vuoi che ti dica. Fa niente. La compagnia non guasta mai giusto?- e le feci un piccolo sorriso rassicurativo. Quella situazione non mi andava a genio minimamente ma ormai era fatta e poi capivo l'intento di Martina di farmi distrarre. -Basta che non mi lasci sola con quello.- e lei mi promise di non farlo.
La macchina di Davide, il ragazzo di Martina, sì fermò proprio di fronte a noi e io salii nei sedili posteriori mentre lei avanti. Salutò il ragazzo con un bacio sulle labbra e poi mi presentò ai ragazzi. Mi sforzai di apparire il più gentile possibile. Il ragazzo vicino a me si chiamava Francesco e a sua detta era il miglio amico di Davide e andava scuola con Martina. Disse inoltre che era bravissimo nel nuoto e che, se ne avessi avuto bisogno, mi avrebbe insegnato qualche trucchetto. A quel punto strinsi la mano a pugno e, come una preghiera, mi dissi di non fare la stronza. "Fallo per Martina" e feci una risata palesemente forzata.
Quel celeste così limpido e i riflessi del sole su di esso mi trasmisero serenità. A quel punto mi rimproverai e mi dissi che sì, ero una stupida ma non dovevo vedere tutto brutto per un piccolo errore di interpretazione. Cosa potevo farci, ormai. Quella mattinata me la sarei goduta.
Ci sistemammo sulle nostre sdraio e iniziammo a levarci i vestiti. Mi tolsi la maglietta cercando di essere il più disinvolta possibile. Facevo finta di non sentire gli occhi di Francesco bruciarmi la pelle scoperta. Indossavo un bikini fucsia che mi temeva al loro posto le forme. Era un colore azzardato, ma il mio lato maschile doveva contendermi con quello femminile. In effetti io ero o un estremo o l'altro. C'erano giorni in cui indossavo felpe così larghe che non si intravedeva minimamente la curva del seno, altri in cui ero una principessa nel vero senso della parola. Ma a me piaceva sperimentare e giocare con il mio stile. Non potevo che migliorare.
Martina era sulla stessa sdraio di Davide e si stava facendo mettere un olio abbronzante. Il suo costume azzurro riprendeva le sfumature dell'acqua di fronte a noi. Era proprio una bella donna. Sicura di se e senza paure. -Mamma mia se stai tosta Margot.- esclamò facendo tutta la scena della bocca aperta e della mano sul petto. Io risi e scossi la testa. -Ma smettila e guardati.- mi legai i capelli in alto. Francesco intanto stava stirando i muscoli delle braccia e continuava ad aggiustarsi il costume, portandolo sempre più in basso. Martina si mise sulla mia sdraio e mi sussuró: -Credo proprio che hai fatto colpo.- e ridacchia. La mia espressione era di disgusto ma forse per lei era divertente perché scoppiò a ridere così forte che fece girare Davide, Francesco e altri, verso di noi. -Mi fai morire.- e mi accarezzó la gamba mentre io accesi una sigaretta.-E se non sta la focaccia?- avevo i soldi in mano ed ero in piedi. Mi sarei occupata del pranzo quel giorno. -I panzerotti o dei rustici. Vedi tu ma non le polpette.- mentre disse l'ultima frase mi puntò il dito contro. -Mai sia le polpette.- la scimmiottò Davide e lei gli diede una schiaffo dietro la nuca. Io risi alla scena. Erano proprio carini. Ad accompagnarmi al bar fu Francesco con la scusa di non voler fare da terzo incomodo. Camminavamo in silenzio. -Ho visto che te la fai con Shiva.- disse di punto in bianco e io chiusi gli occhi, coperti da un paio di occhiali. Che cosa voleva questo? Come potevo rispondere. Ma perché non si stette zitto. -Siamo amici.- evitati di aggiungerci un credo vicino. Non erano affari suoi la mia situazione con Andrea. -Ah, pensavo che eri la sua tipa.- disse e sembrava sollevato. -E perché pensavi questo?- avevo le braccia incrociate e lo sguardo duro. Poverino però, sarebbe tornato a casa dicendo che sono un'antipatica stronza. Però non avrei cambiato questa sua probabile opinione. -Vi vedono sempre insieme e poi lui ha messo anche la storia. Cioè si parla molto di voi a Milano Ovest.- per fortuna non stavo bevendo o mangiando nulla in quel momento altrimenti mi sarei strozzata. Quella fu la cosa più assurda che sentì. Cercai di sopprimere la confusione e la strana rabbia che provavo. -Beh e tu digli che non ci sono neanche vicini.- vaffanculo questo Francesco che continua a farsi beccare mentre mi fissa le tette, fanculo Andrea che prima mi illude e poi si scopa una a caso e fanculo pure Milano Ovest.
Nonostante non avessi fatto chissá quale sforzo, quando tornai a casa nel pomeriggio mi sentivo esausta. Mi feci una doccia e mi misi un asciugamano in testa. Non mi andava di asciugarli. Indossai una t-shirt larga senza il reggiseno. E mi misi sul divano mentre impostavo la televisione su Netflix.
Il telefono inizió a vibrare ripetutamente e pensai fosse una chiamata ma erano solo notifiche. Andrea. "Ma che cazzo fai". Dopo una settimana che non si fece sentire, dal nulla se ne uscì con un messaggio del genere. Non capivo il motivo, anzi sarei dovuta essere io a scrivergli questo. Il mio film iniziò ma avevo decisamente perso la voglia di guardarlo. Avevo una morsa allo stomaco. "Scusami?" Dopo tanti tentativi e parole cancellate e riscritte inviai quel messaggio. "Mi hai rimpiazzato subito, vedo." Mi rispose velocemente e io continuavo a non capire. Mi sentì le gambe vibrare dalla rabbia. "Mi confondi per qualcun'altra." Come potrei mai rimpiazzarlo se non facevo altro che star male per lui. Mi invió una storia e capì che si trattasse di quel Francesco. Mi si fermò il respiro quando vidi che era un boomerang dove riprendeva mezzo suo volto e me, a sgamo. Che pezzo di merda. "Non vedo perché dovrei darti spiegazioni." Quel giorno doveva essere uno tranquillo, in cui mi sarei dovuta concentrare su me stessa e non affrontare l'ira infondata di Andrea. "Così è? " E capì che in base alla mia risposta il nostro rapporto sarebbe cambiato inevitabilmente.
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