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La mia nuova storia su Shiva si chiama "Blu -Shiva" e la potete trovare sul mio profilo. Fateci un salto.


Non dico che mi sarei aspettata un ritorno da parte sua, ma di certo nemmeno questo disinteresse. Che senso aveva scombussolarmi con le parole di quella sera se poi rimaneva fermo lì. Avevo timore che fosse già ritornato tra le braccia della ormai ex. Quella scenata aveva scatenato l'ira di Carmen e un po'di tutti. Io non me l'ero presa più di tanto sul essere definita puttana: non era la prima ed evidentemente neanche l'ultima volta. Cosa veramente mi aveva fatta infuriare era il modo in cui Andrea rimase passivo di fronte a tutto ciò. Continuò a mangiare il suo secondo pezzo di torta come se non fosse successo niente, come se non fosse stato appena mollato. A vederlo così mi tornò in mente quando fui io quella lasciata e mi diedi, nuovamente, della stupida nel mettere a confronto la mia reazione con la sua. Così senza emozioni aveva agito anche con me, molto probabilmente. Il mio iniziale dispiacere per il suo stato si tramutó ben presto in rabbia. Perché era diventato così? Dove era il mio Andrea, quello che aveva sempre il sorriso sul volto e se così non era allora c'era un'espressione spinta da emozioni forti. Quando la cena finì e lui varcò la porta della casa di sua madre, senza salutare nessuno dei presenti, mi sentì li occhi di tutti addosso. In silenzio mi pregarono di cercare di parlargli, magari sarei riuscita a capirci qualcosa. Anche se affidare a me quella missione era come perdere in partenza. Lo seguì ma lui era quasi già arrivato alla sua macchina, allora mi misi a correre e non pensai a come fossi ritornata con l'intento di far strisciare lui da me e adesso, invece, ero io quella ci stava mettendo tutta la sua forza nelle gambe per farle muovere il più velocemente possibile, il più vicino a lui. -Andrea!- si fermò e sembrò infastidito nel vedermi. Io stavo cercando di recuperare il fiato e farmi passare per la testa qualcosa da dirgli. -Cosa vuoi Margot? Cosa più vuoi da me? Non abbiamo più niente da dirci, lo hai reso chiaro.- mentre sputava quelle parole aspre tra i denti gesticolava e alzò le braccia in aria, arreso. Io pian piano sentivo il mio petto iniziare a dolere. -Non c'è la faccio più con questo tuo comportamento da vittima sai? Sei stato tu a lasciarmi quindi cosa ho reso chiaro? Tu mi hai sostituita in questione di secondi e tu mi hai lasciata come se non valessi niente in un momento che mi sentivo a pezzi. Non hai idea di quanto abbia sofferto e tu ora mi dici questo e ti comporti come se tutti fossero contro di te. Io non ti riconosco.- era proprio brutto quando ti imponevi di non fare una cosa e ci provavi con tutta la tua volontà e forza, ma io non ero mai stata una forte per quanto faccia male ammetterlo, infatti ero lì davanti ad Andrea in lacrime dopo aver avuto uno sfogo tanto atteso. Solo che non era proprio vero che parlarne aiuta perché io mi sentivo peggio, specie se guardavo li occhi spalancati di lui. Le lacrime mi rigavano il viso bagnandomi le guance rosee e arrivando fino al collo, attraversando anche le labbra. Che schifo, ma il mio aspetto era l'ultimo dei miei pensieri in quel momento. Anzi, non pensavo a niente. Niente mi attraversò la mente. Avevo solo l'immagine di Andrea impressa a fuoco, con la sua mascella serrata e le mani strette a pugno. -Pensi che io non stia male? Pensi che sia stato facile lasciarti? Non sai niente Margot, niente e se pensi tutto questo di me allora sei una stupida e non mi conosci.- le vene sul suo collo erano evidenti e il viso fermo in un'espressione di furia. Quelle parole mi colpirono anche più di quelle precedenti. Sbattè una mano sul tetto della macchina e io sobbalzai. -E dimmelo tu se io non so niente e sono una scema, vai parla!- urlai anche io e non mi importó niente delle persone che ci spiavano. -Che senso avrebbe ora? Lo hai detto tu. Vai dal tuo americano o da chiunque ti fai sbattere.- e piansi ancora più forte. Andrea non mi aveva mai parlato in modo così crudo e duro. Non mi aveva mai giudicata e mai fatta sentire come se non fossi giusta. Per me aveva in servo solo le più dolci frasi e le più premurose attenzioni, ma evidentemente ora non era più così. -Vaffanculo Andrea.- gli urlai un'ultima cosa con la voce impastata dal pianto e me ne andai da quel ragazzo ormai estraneo. Prima di sbattermi dietro il portone sentì una sgomata e un motore incazzato quanto il guidatore.

Io lo dissi che era una missione persa ancor prima di incominciarla quindi quando rientrai nell'appartamento di Carmen e fui vista in quello stato penoso, non mi aspettai di causare tanta pena. Le braccia di mia madre furono le prime ad accogliermi e io mi sentì così in colpa per essere vista così debole. -Cuore è mio figlio ma non si merita il tuo amore.- le parole di Carmen mi fecero diventare rossa. Parlava d'amore quando io e lui non stavamo nemmeno insieme e quando fino a due minuti fa stava con un'altra. Come se non mi avesse lasciata e come se non ci avessimo appena urlati contro. -Io non lo amo.- dissi cercando di essere convincente ma nessuno in quel salotto con sul tavolo avanzi di torta e bicchieri usati, ci credette. -Non c'è niente di male nel esserlo. La vostra situazione è particolare ma io vedo come vi guardate.- continuó e mia madre mi accarezzó i capelli mentre concordava con lei. -Ora siete ancora pieni di rimorsi e rabbia ma vedrai che vi chiarirete se c'è volontà.- ora era mia madre a darmi consigli. Consigli non richiesti e che non erano credibili. Vivevano forse in una favola? Come potevo credere a quelle belle parole quando le urla di Andrea erano ancora nella mia testa. -Lasciatela un po' in pace.- la nonna mi prese dalle mamme affettuose e mi portò via da lì. La seguì senza sapere che intenzioni avesse e poi la vidi aprire la porta finestra e in un attimo fummo sul balcone. Portai istintivamente li occhi sul mio di balcone e vidi tutto spento. Chissà quante volte mi avrà vista da qui e chissà quante volte guardavo qui nella speranza di vederlo. -Dopo che te ne sei andata, Andrea veniva quasi ogni giorno a trovarmi, a volte volevo cacciarlo perché era sempre tra i piedi!- mi raccontò con voce saggia e rise. -Mi parlava continuamente di te e ti giuro che è probabile che io ti conosca più di tua madre a questo punto.- la ascoltavo con attenzione e ridacchiavo alle sue battute. -Mi disse di quanto fosse felice con te, mi disse che eravate sempre insieme e non riusciva a stare senza pensarti e quando era via desiderava tornare subito da te.- i miei occhi iniziarono a diventare lucidi mentre avevo conferma che Andrea ci teneva a me. -Poi ti lasciò. E il mio piccolo Andrea pianse tra le mie braccia. Non so perché lo fece ma ci soffriva. Diceva che gli mancavi e che aveva bisogno di sapere che stavi bene. Ma tu eri già lontana. E questo peggiorò il suo stato. E iniziò a fare tutto quello che ha fatto. Questo te lo dico perché non voglio che pensi che non gliene freghi nulla di te, anzi, sta così proprio perché gli importa di te.- avevo così tanto da analizzare e assimilare. Anche lui ha versato lacrime per me. Gli mancavo. -E che non so che fare.- mi asciugai le lacrime e riuscì a dire una frase. La nonna di Andrea, la dolce e cara nonna di Andrea, mi sorrise. -A questo non so risponderti. Devi decidere tu-  mi rispose con voce serena ma i suoi occhi mi dicevano altro. Tirai su con il naso e mandai via le lacrime. Sapevo che fare.

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Grazie per le letture, grazie per i voti, grazie per i commenti, grazie a voi.

Siamo così vicini al trentesimo capitolo e ancora non ci credo.

Come sempre attendo un vostro parere.

Cuci i miei tagli -ShivaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora