Non mi era mai capitato di sognare qualcuno mentre ero nella stessa stanza con lui. Forse è una delle regole dei sogni. Fatto sta che quella notte, appunto, non sognai nulla. Feci una dormita serena e mi svegliai di buon umore. Anzi, fui svegliata. Ed era strano che non mi arrabbiai o sbraitai contro mia madre che mi rimboccava la coperta. L'effetto che mi faceva Andrea era decisamente magico. La sua testa era sulla mia spalla e avevo i suoi capelli in faccia. Mi solletcavano leggermente e percepivo la loro morbidezza. Il profumo poi, era rilassante e inebriante. Il suo respiro era caldo contro la mia pelle e il suo braccio mi avvolgeva. Si sarebbe ritrovato con i dolori vista la posizione e il poco spazio. -Buongiorno amore.- non c'era bisogno che lo dicesse, le si poteva leggere in viso la felicità. Lo aveva detto in fondo, bastava chiarirci. Al pensare che bastava così poco per evitarci tanti casini e sofferenze, ma quando ci sono di mezzo i sentimenti, il cervello smette di funzionare. -Buongiorno.- dissi piano con la voce che graffiava per via della gola secca. -Come ti senti?- mi sentivo come se fossi tenuta insieme da dei bulloni, come se il mio corpo fosse una massa di carne buttata lì. -Bene.- sorrisi a mia madre e rivolsi il mio sguardo su Andrea. Le sue lunghe ciglia scure accarezzavano i suoi zigomi e le carnose labbra erano socchiuse. -Lo vedo dai tuoi occhi.- e sorrisi più forte.
Tracciavo la sua pelle con la punta delle dita come se fosse un prezioso pezzo d'arte. Non volevo disturbrgli il sonno, anche se avevo bisogno di usare il bagno. Era impressionante come riuscisse a dormire così profondamente nonostante il lettino per una persona scarsa. Allungai il braccio e presi il mio cellulare. Lo schermo era pieno di crepe ma ancora funzionante. Il cambiarlo era l'ultimo punto della lunga lista di cose da fare una volta rimessa.
Molti messaggi che mi auguravano di stare meglio presto e i social che ancora erano confusi e preoccupati. Decisi di lasciare un messaggio a quelli che si definivano miei fan: " Vi ringrazio per i bei messaggi, sto bene, giusto con qualche graffio." Non aveva senso dire loro l'effettiva situazione, in fondo c'era chi stava peggio. Andrea inizió a muoversi e ben presto le palpebre misero in scena un verde luminoso. -Buongiorno.- non mi era mai capitato di svegliarmi con lui accanto, sentire quella voce mattiniera mi fece sorridere. -Giorno A.- gli arruffai i capelli e lui mi strinse a sé. Era un dormiglione. Di prima mattina sembrava un dolce bambino che fa i capricci. -Dormire con te è come abbracciarmi una stufa cazzo.- mi derise mentre appoggiava la testa sul braccio. -È un complimento?- chiesi confusa e lui mi prese la mano, tirandomi un morso. Mi fece ridere così forte che sentì i crampi allo stomaco e fitte di dolore. -Devo andare in bagno.- annunciai metre cercai di alzarmi. Lui scese dal letto e venne da me, ad aiutarmi. Poggiare i piedi per terra era una conquista. Il pavimento era congelato e i miei piedi scalzi. -Prendi.- Andrea riuscì prima di me a trovare le ciabatte e me le infilò ai piedi visto che io non ci riuscivo. Era frustrante non essere in grado di fare le cose più banali e scontate da sola. Strisciando i piedi sul pavimento arrivai nel piccolo bagno di cui la stanza era fortunatamente fornita. -Puoi uscire ora.- mi mantenevo al lavandino e pregavo Andrea con gli occhi di uscire. -Ma se non riesci a mantenerti in piedi.- mi sentì arrossire, un po' per l'imbarazzo e un po' per il suo interesse verso il mio stato. -Non riesco a farla se ci sei tu- mai e poi mai avrei fatto la pipì con Andrea testimone. Avrei preferito morire per via di problemi di vescica. -Ti vergogni di me?- le sue mani erano possenti sui miei fianchi ed ero sicura che se avesse voluto mi avrebbe sollevata senza un minimo sforzo. -È una cosa imbarazzante.- non credevo che mi sarei ritrovata in una situazione simile, ma era come se tutti i nostri problemi fossero stati cancellati, bruciati durante la notte. -Ti ho già vista nuda, scema.- e la sua fronte fu sulla mia e il suo naso freddo strofinó il mio. Ghignó mentre io guardavo per terra. -Non...- provai a ribattere ma non ci riuscì. -Non fare rossa così che ti mangio tutta.- i suoi pollici giocarono sulle mie guancie bollenti e quel fuoco venne calmato, o forse aumentato, dalle sue labbra umide che si poggiarono su di esse. Era delicato e lasciava carezze sul mio fianco e sul collo, dove aveva le mani. Sentivo solo il battito del mio cuore impazzito e le sue labbra sulla mia pelle. Quel fuoco si espanse in tutto il corpo. Gli occhi mi avevano abbandonata, chiudendosi, e le mie dita cercarono il suo viso. Non riuscì più a sopportare quella tortura, per quanto dolce, e in un attimo di follia, mi buttai sulle sue labbra e mi abbandonai ad un lento ritrovo e riapacificamento. I nostri cuori si unirono nuovamente mentre la sua lingua possedeva la mia. Il mio corpo si schiantò contro il suo mentre le sue braccia mi sollevarono. Le mie mani si persero tra i suoi capelli mentre i nostri respiri si cercavano. -Non permettermi mai più di fare una cazzata del genere. Non lasciare che mi allontani un'altra volta, non sopravviverei.- le sue parole mi guarirono corpo e anima e mentre strinsi forte le gambe intorno al suo busto, mi resi conto che neanche io sarei soppravisuta una seconda volta alla sua assenza.-Non ne avevo idea!- a quanto pareva Andrea non solo aveva arricchito la sua collezione di macchine ma aveva una casa tutta sua. -Eh ormai sono grandicello.- erano giorni che il sorriso gli incorniciava il volto e mi faceva stare bene. -Scusa il disordine.- effettivamente c'era di tutto sul pavimento e sembrava come se un uragano fosse passato di lì. -Andrea guarda che è una malattia vivere così.- non so quanto fosse vera quella affermazione ma diciamo che non era normale e consigliabile inciampare in un paio di jeans e joystick. -Eddai che sono stato impegnato!- cercò di raccogliere qualche cucino dal tappeto e io presi posto sul divano. Mi sentivo meglio e mi fu dato il permesso di andare a casa. Solo che nessuno voleva che stessi da sola, avevano paura che mi facessi male nuovamente, come se fossi una sbadata, una bambina. Non mi lamentai molto solo perché Andrea si era imposto come mia baglia. -Hai fame, vuoi qulcosa?- era super dolce e premuroso. Mi faceva toccare il cielo con un dito, bastava guardarlo. -No Andre, stai tranquillo. Se mi serve qualcosa ti avviso.- e allungai le braccia, chiamandolo in un abbraccio. La sua testa era sul mio petto e le mie braccia lo avvolgevano. Lo stavo cullando e riempiendo di bacini tra i capelli. -Più tardi andiamo a prendere le tue cose.- quell'affermazione mi fece bloccare la mano che giocava con la sua maglietta. -Cosa?- si sollevò il giusto per guardarmi e riuscì a vedere un ghigno su quella faccia da diavoletto. -La botta alla testa è stata proprio forte eh? Tutta stupida sei diventata.- e scoppiò a ridere alla sua stessa battuta mentre cercava di abbracciarmi. -Dai che sto giocando, vieni qua.- e mi sollevó sulle sue gambe e mi riempì il collo di baci che mi solleticarono. -Perché Claudia si è già portata via le cose?- decisi di stuzzicarlo, dando voce anche ai miei pensieri. -Non è mai stata qui.- disse schietto e diretto. Mi sentì sollevata ma non riuscivo a crederci pienamente. -Mmh, non credo proprio.- non sapevo se stessimo ancora giocando. -Fidati Margot, non ho portato nessuna nel mio letto se è quello che vuoi sapere.- e quello sguardo lucido mi guardò dentro e io gli credetti. -Certo che non lo voglio sapere.- mi alzai e strinsi le braccia sotto il seno. Non le aveva portate qui ma ci era comunque stato con loro. Sapevo che non aveva importanza ma sentivo comunque un peso sullo stomaco. -Margot io voglio solo te, le altre per me non sono altro che delle succhiacazzo, e possiamo andare a spararle una per una, basta che non ti senti insicura.- mi abbracció da dietro e intuendo quello che provavo, mi rassicuró, mantenendo sempre quel suo lato sfacciato e divertente. Infatti mi ritrovai a ridere mentre senza sforzi mi prese dalle gambe e mi buttó sulle sue spalle. -Ora mangiamo e dopo ti insegno a sparare.- tirò fuori dal frigorifero una confezione di carne e girovagó per la cucina in cerca degli attrezzi. -Cosa? Veramente?- al solo pensiero di lui con un arma del genere fra le mani mi sentì salire la febbre. Lui rise di gusto metre mise la padella sul fuoco. -Call of duty. Poi se proprio sei brava e te lo meriti vedremo di passare al livello successivo.- la malizia riempì la stanza e io aggrottai il naso. -Ti credi divertente tu, eh?- eravamo fronte contro fronte e ad un certo punto iniziò a spingere la testa contro la mia e finimmo in una lotta. -Andrea la carne!-
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Vorrei cambiare copertina della storia, che ne pensate?
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