Capitolo 22

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Avevamo fatto, almeno in parte, quello che mi ero prefissata di fare con Marta prima che lei sganciasse la bomba. Avevamo preparato le lasagne col ragù, e ci eravamo viste un film sdolcinato giusto per sperare un po' di più nella vita. Ovviamente era tutto diverso, anche se avevamo fatto le nostre solite cose.

Guardavo la mia amica con gli occhi sorridenti, ma dentro di me sentivo sanguinare il cuore.
Avevo cercato di godermi quegli ultimi momenti insieme, ma non facevo altro che pensare a come tutto per me sarebbe cambiato, senza di lei.
Marta mi credeva troppo forte, e per questo era tranquilla nel lasciarmi sola. Sapeva che sarebbe andato tutto bene, che sarei stata la grande Emma di sempre, ma come al solito lei mi dipingeva nella sua mente come un supereroe.

Mi aveva sempre vista come quella più forte, quella più bella, e quella più meritevole delle due. Soprattutto mi aveva sempre considerata la sua bussola, la sua guida, senza pensare al fatto che lei potesse essere lo stesso per me.
Non avrebbe mai immaginato quanto potessi perdere la strada senza di lei, e nemmeno io.

Marta non sembrava così preoccupata anche perché dentro di sé pensava che le bastasse davvero poco tempo, solo qualche giorno o un paio di settimane. Ma il tipo di viaggio che lei aveva bisogno di intraprendere, era molto più lungo di così. Non si poteva ritrovare se stessi solo dopo qualche giorno, dopo aver lasciato a qualcun altro il potere di distruggere la nostra identità per mesi.

Io ero così terrorizzata all'idea di stare senza di lei, proprio perché sapevo che non sarebbe stata una semplice visita ai genitori. Ne ero sicura, proprio perché evidentemente le vacanze di Natale nella nostra piccola città non erano state abbastanza, visto che tornate a Roma Marta aveva ceduto e aveva chiamato Tommaso.
Avevo paura, ero terrorizzata, ma continuavo a ripetermi che quella fosse la cosa giusta per lei, e che non dovevo pensare a me.

Marta si mise il piumino chiudendoselo fino al collo, e si mise il suo capellino di lana. Prese la borsa e l'unica grande valigia che aveva deciso di portarsi. La trascinò fino alla porta, e prima di andare mi prese le mani e mi accarezzò il viso triste.

– Allora – sospirò con un sorriso – mi raccomando, Em. Non smettere di essere la prima della classe, mantieni la tua determinazione e ambizione. So che non c'è bisogno di dirtelo, ma volevo farlo. – ridacchiò, mettendomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

– No, infatti. – le sorrisi sicura, cercando di ricacciare le lacrime che stagnavano nei miei occhi.

– Poi... emmh... fammi pensare... oh, non approfittare della mia assenza per darti alla pazza gioia. Non vedere troppa televisione, non andare alle feste da sola, e soprattutto non mangiare troppi carboidrati, altrimenti Bianchi ti licenzierà. – mi disse seriamente, puntandomi il dito contro.

– Vorrà dire che diventerò una modella curvy. Qual è il problema? – dissi, facendo spallucce per farla ridere.
Lei scosse la testa e continuò con le sue raccomandazioni.

– Ah, e non devi preoccuparti per l'affitto. Anche se non ci sono dovrai pagare solo la tua parte, infondo la proprietaria è mia zia. – disse ovvia.
Mi sorrise come se avesse risolto il problema più grande per me, l'affitto.

– Grazie. – le sorrisi riconoscente.

– Oh, mi raccomando, non fare pazzie. Di qualsiasi genere. Non fare casini con il lavoro stupendo che ti sei trovata, soprattutto. – mi prese per le spalle e mi scosse affettuosamente.

– No. – alzai gli occhi al cielo, sbuffando.

– Perché mi stai dicendo tutte queste cose? Lo dici tu te stessa che sono molto responsabile... di che ti preoccupi? – le chiesi, facendo un faccia da finta santarellina.

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