Sbuffai mentre scesi dalla macchina. Entrai nell'edificio, che ultimamente frequentavo troppo, con una faccia non molto entusiasta.
Però notai con piacere che Giada l'antipatica non ci fosse.
Appena vidi la signora Bianca infondo al corridoio la chiamai, e lei fu subito da me con il suo solito sorriso.
– Potresti chiamarmi Marco? Mi dispiace di piombare qui ogni volta senza preavviso, ma credimi, oggi non è per colpa mia. È per una cosa di lavoro, diciamo. L'altro lavoro di Marco. – dissi un po' imbarazzata, e lei mi guardò con i suoi occhi dolci, capendomi al volo.
– Te lo chiamo subito. – mi mise una mano sulla spalla per poi voltarsi.
Dopo però si fermò, come se si fosse dimenticata qualcosa.
– Ah, emmh tesoro, non dovresti preoccuparti così tanto sai? Tu non sei di disturbo qui. Non credo che a Marco dispiacciano le tue visite inaspettate. – mi fece l'occhiolino prima di voltarsi di nuovo.
Io alzai le sopracciglia per la sorpresa delle sue parole, ma le risposi con un sorriso. Non ero molto sicura che Bianca avesse ragione.
– Che diavolo ci fai qui? – mi chiese lui con la sua solita smorfia contrariata.
Ecco appunto. Presi un bel respiro e mi armai di pazienza.
– Non guardarmi così. Non odiarmi, almeno... non oggi. Davide mi ha detto della festa di stasera. – gli risposi, mettendomi a braccia conserte.
Lui in risposta mi guardò confuso.
– Quella di Dolce e Gabbana! – esclamai ovvia, inorridita dal fatto che lui si fosse scordato di un evento così importante.
– Avevo rifiutato l'invito. – fece spallucce, e sembrava realmente disinteressato alla cosa.
La voglia di girare i tacchi e andarmene era tanta, ma avevo fatto la millesima promessa a Marta. Un Marco che non voleva andare ad un festa non era un Marco che stava bene, ed era lì che dovevo entrare in scena io, la sua badante.
– E a Davide non interessa. Ci devi assolutamente andare, tutti si aspettano che tu ci sia. Ma qual è il tuo problema? È una festa totalmente all'insegna degli uomini, e per la prima volta siete voi maschietti ad aver bisogno di un'accompagnatrice. Non è il tipo di festa che da principino vanitoso hai sempre sognato? – gli chiesi guardandolo male. Lui mi guardò in un modo indescrivibile, un misto tra "hai perfettamente ragione" e un "sei insopportabile".
– Farò finta di non aver sentito la parte del "principino vanitoso"... comunque non mi entusiasma questa festa. E sono pieno di lavoro. Mio padre è via per due giorni e per quanto tornerà dovrà essere tutto meglio di come lo ha lasciato. E poi non ho un'accompagnatrice. Davide dice che le bamboline che di solito conquisto e mi porto a letto non vanno bene per questa occasione. – disse guardandosi intorno, sperando che nessuno avesse sentito.
– Beh, appunto per questo ha mandato me. Credimi, non ho voglia di andare ad una festa e di sorridere alle telecamere con tutto quello che mi sta succedendo intorno. Ma forse andrà bene. Insomma... male che va ci divertiremo. E tu avrai fatto una delle tue apparizioni magnifiche in tutto il tuo splendore, e tutti parleranno di te domani. Come piace a te. E poi... ti rendi conto che io, Emma Guerra, ti sto pregando per essere la tua accompagnatrice? – mi avvicinai a lui di poco, e usai la tattica degli occhi magnetici che mi aveva insegnato Marta da piccole.
Alla mia ultima frase gli scappò un sorriso, ma mi guardò combattuto.
– Non accetto un no. Andiamo, ho i nostri vestiti in macchina. – gli dissi con fare autoritario, indicandogli l'uscita.
Nel frattempo la mia nuova partner-in-crime Bianca gli porse le cose che aveva lasciato nel suo ufficio. Io le feci un sorriso vittorioso.
Lui prese la sua giacca, le chiavi ed il telefono con ancora quell'espressione confusa e contrariata, ma poi tornò decisamente in sé.
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Ad maiora
Roman d'amourSequel di "Odi et amo" "Verso cose più grandi." "Mi misi le mani sulla pancia, a furia di ridere mi mancava il respiro. Marco si sfregò il viso con le mani, scuotendo la testa e guardandomi divertito. - Come cavolo è successo? - chiesi, riferendomi...
