19. C'è un uomo gigante alla porta

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Finisce tutto sul pavimento. Bicchieri, piatti e posate.
Il pavimento del Victory è per metà ricoperto di schegge di vetro e forchette, in più tutti i clienti si sono voltati per vedere da dove provenisse tutto quel rumore.
Da me ovviamente, è da una settimana che non ci sto con la testa.
Vado a prendere una scopa per spazzare via tutto ed evitare che qualcuno possa scivolare e farsi del male.
<<Tesoro vai a servire, qui ci penso io>> dice Lynette avvicinandosi a me e sfiorando il braccio con cui impugnavo la scopa.
<<Grazie. Mi dispiace, lavorerò extra per ripagare il danno>> sentenzio decisa prima che lei possa ribattere.
Andiamo Meg! Datti una svegliata, così non si può andare avanti.
<<Hey tutto bene?>> mi domanda Nicky non appena arrivo in cucina.
<<Sí>> rispondo subito senza esitazione. Lei mi guarda come a dire non mi freghi.
<<No, non lo so. È una settimana che ne combina una dietro l'altra e mi sento così a disagio>> le confesso in parte, omettendo la storia del bacio con Ethan.
<<È successo qualcosa quando siete usciti?>> continua ad indagare.
La guardo senza proferire parola, ma credo che dai miei occhi agitati e stanchi si possa intuire.
<<Ti ha per caso baciata?>> dice speranzosa.
<<Può essere>> farfuglio provocando in lei una reazione quasi esilarante. Inzia a saltellare con in mano la padella con cui stava cuocendo le uova.
<<Nicole!>> la rimprovera Henry dal retro.
<<Scusa>> dice lei imbarazzata calmandosi quasi subito.
<<E quindi che ci sarebbe di male?>>
<<Che io ho ricambiato quel bacio. Non so perché lo abbia fatto, forse perché ero stata bene in generale.>>
<<Sciocca. Lo hai fatto perché ti piace è ovvio.>>
<<Non mi piace.>> nego subito. Lei mi guarda malissimo e io mi correggo subito <<Okay forse un pochino.>>
Durante tutto il turno Nicole continua a tartassarmi di domande riguardo all'appuntamento.
Un appuntamento... Non ne avevo uno dai tempi di Caleb.

Mentre sto pulendo gli ultimi tavoli, alcuni clienti entrano e vanno diretti al bancone del bar.
Quando mi volto, riconosco Landon e Ty parlare con Nicky che sta servendo loro semplice coca-cola.
<<Ti passo a prendere domattina a casa tua>> sento dire a Landon rivolto sicuramente a Nicole.
<<Dove andate di bello?>> mi intrometto spudoratamente nella loro conversazione.
<<È una sorpresa>> risponde Landon facendo l'occhiolino alla mia amica.
<<Ma domani non eri di mattina?>> le domando raggiungendola dietro al banco.
<<Sì ma ho chiesto a Sophie di sostituirmi. Lei ha accettato dicendo che le servirebbero più mance per pagarsi l'affitto>> spiega agitando in aria una mano.

<<Hai più sentito Ethan?>> ed ecco qua la domanda che speravo di non sentire.
<<No. Non lo sento da una settimana>> confesso abbassando lo sguardo.
Mi rendo conto di avere un comportamento immaturo, ma finché non saprò cosa fare credo che resterò chiusa nella mia bolla.
<<Lui non ci ha raccontato niente dell'altra sera>> continua Ty.
<<Ah no?>> dico veramente sorpresa. Scuote la testa. <<Però è tornato a casa e aveva il sorriso da orecchio a orecchio>>
Mi lascio sfuggire un piccolo sorriso sulle labbra, che però rimane lì per tutto il tempo.
A fine giornata, raccolgo le mie cose dal retro del locale e vado diretta a casa, stanca morta.
Mentre cammino penso a cosa fare con Ethan. Non si merita assolutamente questo trattamento, non ha fatto niente di male. Devo parlargli per forza e chiarire una volta per tutte la situazione.

Arrivata al mio appartamento, prendo il telefono dalla tasca posteriore dei jeans e scorro i contatti fino a quando non trovo il suo numero.

"Dovremmo parlare"
Lo metto in stand by e mi allontano come se avessi appena innescato una bomba a mano.
Nel frattempo faccio un po' di faccende, come pulire la cucina e spolverare le mensole che sono in soggiorno.
Quando sento Ding mi fiondo al tavolo su cui avevo posato il cellulare e lo prendo tremante tra le mani.
Senza aprire la chat, leggo l'anteprima del messaggio.
"Lo penso anche io. Ci vediamo domani davanti al Victory così se poi lavori sei già lì"
Okay, è fatta. Domani lo vedo e parliamo, almeno spero di parlare. Dobbiamo chiarire tutta questa situazione e porre dei limiti. Io mi devo porre dei limiti.
Mentre sto rifacendo i letti, qualcuno bussa alla mia porta.
<<Hal?>> domando stupita quando vedo il mio vicino in piedi sul pianerottolo.
<<Ciao Meghan. Mi dispiace chiedertelo con così poco preavviso, ma mi hanno chiamato in officina e non so a chi lasciare la bambina. Potresti badare a lei fino a dopo cena?>> dice senza prendere fiato.
<<Certo non ci sono problemi>>
<<Grazie! Grazie mille davvero. Cercherò di fare il prima possibile>> mi ringrazia e corre giù per le scale din fretta.
<<È ancora bello arzillo tuo nonno eh?>> faccio alla piccola bambina che si guarda intorno spaesata nel mio salotto.

<<Hannah giusto?>> le chiedo conferma del suo nome, non essendo sicura di ricordare bene.
Lei annuisce e continua il suo gioco del silenzio.
<<Ti va di guardare un po' di TV?>>
Senza rispondere, va a sedersi autonomamente sul vecchio divano, afferra il telecomando e accende il televisore senza nemmeno chiedermi aiuto.
Okay questa cosa è strana.
<<Se hai bisogno di qualsiasi cosa, il bagno è la porta sulla destra e io sono nella camera davanti al bagno.>>
Vado in camera da letto ma lascio la porta aperta così da avere un uscita diretta se mai dovesse succedere qualcosa.
Wow Meghan quanta fiducia hai in una bambina di cinque anni.

Sto un po' al telefono, aggiornando la home di Facebook e Instagram più volte.
Devo inventarmi qualcosa per cena. Nel frigorifero non c'è niente.
Senza accorgermene, gli occhi sono diventati più pesanti e il cuscino sembra fatto di petali di rosa.
Ormai immersa nel mondo dei sogni, vengo svegliata di soprassalto da una vocina lieve a malapena udibile.
<<C'è un uomo gigante alla porta. È qui per te.>>
Causa del decesso: bambina inquietante che parla di un uomo gigante alla porta.

Aspetta... Cosa!?
Mi alzo di scatto dal letto e corro fuori dalla mia camera afferrando una scopa nell'ingresso.
Quando arrivo in soggiorno, vedo Ethan sulla soglia della porta con le braccia lungo i fianchi.
<<Oh mio Dio mi stava per venire un infarto.>> dico agitando il manico di scopa che ho in mano.
<<E pensavi di difenderti con quello?>> lo indica con un sorriso beffardo in volto.
<<È la prima cosa che ho trovato. Se avessi avuto un coltello in camera da letto avrei usato quello>> mi difendo.

<<Perché mi ha aperto una bambina?>> chiede indicando con il mento Hannah che è tornata sul divano a guardare i cartoni animati.
<<Primo, mi sono dimenticata di dirle che non doveva aprire a nessuno. Secondo, è la nipote del mio vicino e lui è al lavoro quindi l'ha lasciata a me>> gli spiego andando in cucina. Sento la porta chiudersi e dei passi pesanti seguirmi.
<<Vuoi qualcosa? Un té, un caffè?>>
<<Acqua grazie.>>
Prendo un bicchiere e lo riempio, porgendoglielo.
<<Perché sei qui piuttosto?>> domando sedendomi sul ripiano da lavoro.
<<Perché non ce la faccio ad aspettare fino a domattina. È una settimana che mi ignori.>> dice abbassando lo sguardo sulle sue dita intrecciate.
<<Non... Non sapevo cosa dirti.>>
<<Beh innanzitutto potresti dirmi se ti è piaciuto o no?>>
<<Ma che domanda è? Mi hai colta alla sprovvista.>>
<<Da come hai risposto e dal rossore sulle tue guance lo prendo come un sí>> dice un tono saccente.
Quanto lo odio.

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