<<Sai, l'ultima volta che sei rimasto a dormire qui, appena te ne sei andato è arrivata mia madre>> dico mentre addento il mio croissant.
Stanotte ho dormito discretamente bene, senza incubi e cose varie. Forse è stata la sua presenza a rendere il mio sonno migliore, e da un lato può essere una cosa positiva, dall'altro è negativa. Non voglio creare nessuna dipendenza.
<<Non oso immaginare cosa ti ha detto>>
<<In realtà, dopo l'interrogatorio su cosa avevo fatto, mi ha parlato della premiazione di marzo.>>
Rimaniamo in silenzio fino alla fine della colazione e Ethan guarda nel vuoto con sguardo perso.
<<A cosa stai pensando>> mi azzardo a chiedere.
<<Non è che verresti come mia accompagnatrice alla cerimonia? Non te lo chiederei se non fossi un minimo disperato>> si confida puntando le sue iridi azzurre nelle mie.
<<Non è il genere di attività che prediligo nel tempo libero>>
<<Per favore. Altrimenti lo devo chiedere a mia cugina Magnolia>> mi scongiura unendo le mani in preghiera.
<<Hai una cugina qui? Pensavo avessi tutti i parenti a Los Angeles...>>
<<Tutti tranne lei. E non è una cosa che mi rallegra te lo posso assicurare.>>
Dopo qualche altra lamentela e preghiera, cedo alla sua proposta.
<<Ad una condizione però>> - dico alzando il dito indice e puntandolo verso il suo petto - <<che sia la prima e ultima volta che mi coinvolgi. Mi va bene aiutarti se così si può dire, ma ti ripeto che per me è un sacrificio>>
<<Grazie mille, davvero. Ora vado a prendere i vestiti asciutti e me ne vado.>>
Sparisce in bagno e quando riemerge lo saluto rapidamente sulla soglia della porta e chiudo la porta alle sue spalle.
* * *
Due settimane dopo ed il tempo inzia a migliorare. Sono stati quattordici giorni di pioggia, vento e grandine qui a Ash Falls. La mattina svegliarsi e venire al locale era una tortura, ma tornare a casa la sera era anche peggio. Faceva sempre più freddo e la stanchezza continuava a crescere. Per evitare di rimanere sola in casa ho cercato di lavorare il più possibile, coprendo turni di 12 ore e straordinari.
Qualche soldo in più non fa mai male.
<<Meg, tavolo 7!>> mi avverte Henry dalla cucina, quindi prendo vassoio e menù e vado a servire i nuovi clienti.
<<Salve cosa posso portarvi>> chiedo in tono professionale.
<<Una colazione completa grazie.>> risponde la ragazza per tutti e due.
Quando torno con l'ordine pronto, sento la coppia discutere animatamente su un presunto tradimento da parte di lei.
Lascia la roba e vai via Meg, non ficcare il naso nelle loro vite.
Mi suggerisce la mia coscienza.
Dunque torno al mio posto di lavoro, tenendo però le orecchie ben tese in modo da non rimanere indietro con la vicenda.
Ma di cosa stai parlando! Non è mica una telenovela.
Ritorna la mia coscienza.
Mentre sfreccio tra i tavoli vengo interrotta da una voce familiare.
<<È possibile sedersi?>> mi domanda la mia vecchia migliore amica del liceo.
<<Tavolo 20. Da quella parte>> dico indicando distrattamente la zona del tavolo. Purtroppo era l'unico rimasto vuoto ed è pure nella mia zona.
Forza e coraggio.
<<Cosa ti posso portare?>>
<<Uova e bacon. Anche una spremuta d'arancia già che ci sei.>>
<<Torno subito>>
Prendo la sua colazione e gliela porto molto velocemente.
<<Puoi fermarti un minuto?>> mi domanda
<<No sto lavorando>>
<<Vorrei parlarti.>> mi afferra il polso.
<<Io no>> ribatto acida strattonando il braccio.
<<Tra due mesi mi sposo>> mi grida dietro mentre mi allontano dal suo tavolo.
Si sposa?
Io sapevo fosse fidanzata ufficialmente con un tizio che aveva conosciuto un Europa, per di più spagnolo, ma non penso sia lo stesso che si sposerà con lei.
Ad ogni modo, perché me lo ha detto?
A fine turno, mi preparo ad uscire dal locale ma vengo fermata da Olivia, di nuovo.
<<Cosa vuoi da me?!>> le ringhio contro stufa.
<<Voglio parlare. Mi dispiace moltissimo essermene andata di punto in bianco ma non era mia intenzione come già sai>>
<<Ma potevi tornare! Potevi chiamarmi, potevi scrivermi un messaggio, una mail, una lettera e mandarla tramite un piccione viaggiatore. Non hai fatto niente di tutto ciò, per me non esistevi più.>> dico queste parole con disprezzo e disgusto, perché è esattamente ciò che provo stando con lei in questo momento.
<<Lo so e non sai quanto ho sofferto. Non sapevo cosa fare, pensavo tu non mi volessi più sentire né vedere quindi ho preferito lasciarti in pace.>>
A queste parole, realizzo ciò che è successo negli ultimi anni.
Non è mai stata colpa sua, non mi ha abbandonata come ho creduto per tutto questo tempo. Sono stata una sciocca a pensare che fosse diventata una persona così crudele e meschina.
<<Scusa>> le dico abbassando lo sguardo sul marciapiede, mortificata.
<<No hai ragione, non ti ho nemmeno dato una spiegazione. Anche se penso tu già lo sappia, sono stati miei a mandarmi in Europa. A me nemmeno piaceva l'Europa!>> - protesta abozzando un sorriso e tornano subito seria - <<Non volevano che stessi con te per il fatto di... della... beh sai...>> dice massaggandosi il ventre.
<<Immaginavo. Comunque ho troncato i rapporti con mia madre non appena ho preso il diploma, non riuscivo più a guardarla in faccia.>> le confesso.
<<Ti posso capire.>>
Rimaniamo in silenzio per qualche istante, senza sapere né cosa dire né fare; è il momento di un abbraccio forse?
Per sicurezza, le porgo la mano per una stretta di mano che afferra subito e mi attira verso di lei in un abbraccio stretto.
Forse me lo aspettavo, ma non è così male come pensavo.
<<Mi sei mancata tantissimo>> dice sussurrandomi all'orecchio.
<<Pensi di fermarti per molto in città?>> le domando staccandomi dalla sua presa.
<<Ci sposiamo ad Aprile qui in effetti. Io sarei rimasta qui, ma Christian vuole andare a vivere a Miami quindi stiamo cercando una casa da quelle parti che compreremo dopo il matrimonio.>>
<<Mi fa piacere, davvero. Spero di vederti di nuovo un giorno di questi. Ora devo andare a casa però.>>
<<Certo vai pure. Grazie per avermi ascoltata>> dice mentre mi allontano.
<<Grazie a te per essere tornata>> sussurro in modo appena udibile ormai a distanza di metri da lei.
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Keep Fighting
Chick-LitSi sa, il passato è sempre un tasto dolente per chiunque. Per Meghan West però, è anche peggio. Lei non riesce a cancellare tutto quello che le è successo. È dovuta crescere in fretta e adattarsi in un ambiente che non le apparteneva. Ha dovuto rinu...
