Il lago dei cigni.

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Jimin aprì gli occhi di scatto. Le sue pupille immediatamente diventarono più piccole al contatto con la luce fredda della stanza. Il suo istinto fu immediatamente quello di richiuderli. Strinse le lenzuola sotto di sé a causa del dolore che sentiva in tutto il suo corpo, accompagnato da un gemito di dolore. Dove si trovava? Riusciva a capire soltanto che era sdraiato su un qualcosa di morbido che assomigliava ad un materasso. 

"Si sta riprendendo. Per favore, prendete un po' d'acqua." la voce era di un adulto che non aveva mai sentito prima. Riaprì gli occhi con difficoltà, cercando di scorgere i lineamenti del volto di quell'uomo. Vedeva offuscato, sentiva ovattato, i suoi sensi non riuscivano ad avere una percezione nitida delle cose.

"Jimin..." quella voce la riconobbe, era Taehyung. I suoi occhi immediatamente si spostarono verso la fonte di quel suono così confortevole per lui. Piano piano il viso del suo migliore amico si materializzava davanti a lui. Lo guardava dal basso, probabilmente era in piedi vicino al suo letto. 
Accanto a lui poi vide un'infermiera, le vide solo gli occhi, metà del suo viso era ricoperto da una mascherina chirurgica. 

"Dove..." cercò di parlare, ma lo sforzo fu immane. Prese a tossire. 

"Non sforzarti Jimin. Aspetta solo un attimo." prese parola il medico. "Ti trovi in ospedale. Adesso ti farò delle domande a risposa chiusa, rispondimi si o no. Ti chiami Park Jimin."

Il biondo annuì.

"Hai ventuno anni."

Annuì.

"Sei originario di Busan ma abiti a Seoul e frequenti l'accademia di ballo."

Annuì ancora.

"Sei pronto? Adesso cerca di parlarmi, fallo con calma." 

Jimin deglutì. 

"Come si chiama il tuo amico qui? Nome e cognome."

"K-Kim Taehyung."

"Perfetto, sei bravissimo." Il dottore continuò per un po' a fare domande strettamente personali. Riuscì fortunatamente a rispondere correttamente a tutto. Uscì infine, dicendo che tra poco sarebbe tornato per fare gli ultimi accertamenti e le analisi del sangue.
Quando rimase da solo con il suo migliore amico poi, accennò un leggero sorriso, per rassicurarlo. Il moro aveva le lacrime agli occhi da quando si era svegliato. 

"Come ti senti?" la voce di Taehyung era flebile, si era spaventato nel vedere Jimin crollare in quel modo. Delicatamente gli sfiorò le dita, cercando di avere anche solo un minimo di contatto fisico con lui. Per sentire il suo calore, per esserne veramente sicuro che in quel momento lui fosse lì. 

"Mi fa male tutto." al biondo quel lieve contatto però non bastò. Prese la mano del suo migliore amico con decisione e fece intrecciare le loro dita. "Ma se ci sei tu non mi importa." accennò ancora un sorriso. Taehyung, in qualsiasi momento della sua vita c'era sempre stato. In quelli belli e in quei brutti. 

"Mi prenderò io cura di te, mi assicurerò che tu prenda tutte le medicine che ti prescriverà il medico." 

"Va bene" annuì ancora guardandolo. 

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Quando Jimin arrivò a casa, rimase meravigliato nel guardare decine di mazzi di fiori nel soggiorno, alcuni poggiati nei vasi e alcuni lasciati sia sul tavolino che sul divano. Vide lo spettacolo di colori dei petali, percepì il loro odore di fresco, di natura. Quasi come di riflesso sorrise, i suoi occhi si illuminarono. Amava i fiori.

"Ah già. Quando hanno saputo che eri in ospedale, sia i membri dell'accademia che i nostri amici ti hanno mandato dei fiori. Un paio di mazzi saranno anche da parte dei tuoi genitori. Volevano correre qui a Seoul quando hanno saputo, ma il medico li ha rassicurati dicendo che non era nulla di grave." 

Black Swan. (Jikook)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora